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Buono il bilancio fra efficacia e sicurezza di una nuova molecola che controlla l’attivazione patologica dei linfociti B

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Buono il bilancio fra efficacia e sicurezza di una nuova molecola che controlla l’attivazione patologica dei linfociti B

Il Congresso dell’ECTRIMS è da sempre l’occasione per presentare le prime evidenze dell’efficacia di nuovi farmaci indicati nella sclerosi multipla. I risultati raccolti con la molecola evobrutinib suggeriscono una sua efficacia nella riduzione delle lesioni rilevabili con la risonanza magnetica.

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Il Congresso dell’ECTRIMS (European Committee for the Treatment and Research in Multiple Sclerosis, in italiano: Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla) è un’occasione per condividere le esperienze raccolte con i farmaci indicati nella cura della sclerosi multipla, comprese quelle relative agli studi di fase 2, cioè a quelle ricerche eseguite per valutare, in maniera preliminare, efficacia e sicurezza delle nuove molecole. Fra le novità presentate quest’anno, c’è stato uno studio eseguito con una molecola denominata evobrutinib, che è il primo esempio di una nuova classe di farmaci che inibiscono un enzima chiamato tirosin-chinasi di Bruton (in inglese Bruton’s Tyrosine Kinase: BTK) ed è in corso di sviluppo da parte della Merck Serono. La tirosin-chinasi di Bruton si ritiene che abbia un ruolo sull’attività patologica dei linfociti B e dei macrofagi. Martin Weber, dell’Istituto di Neuropatologia dell’Università di Göttingen in Germania, è uno degli specialisti che hanno partecipato alla ricerca presentata al Congresso e ha spiegato che l’evobrutinib agisce principalmente sui linfociti B, inibendo la loro attività patologica che si sviluppa in malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, e lo fa in una maniera meno aggressiva di altri farmaci appena entrati nell’uso clinico come l’ocrelizumab. La speranza, ha aggiunto Martin Weber, è che l’ evobrutinib possa raggiungere lo stesso livello di efficacia clinica, senza determinare l’eliminazione di queste cellule. Un altro specialista della sclerosi multipla di fama internazionale ha definito il meccanismo d’azione dell’evobrutinib un approccio interessante, perché determina un doppio effetto, sia sui linfociti B che sui macrofagi e ciò lo differenzia da altri prodotti che limitano il loro intervento ai soli linfociti B. un ulteriore vantaggio è che il suo effetto può essere controllato facilmente e che, quindi, dopo pochi giorni dalla sospensione dell’evobrutinib i linfociti B tornano a svolgere le loro funzioni normali, permettendo di prevenire o contrastare le infezioni che si sviluppano per una soppressione eccessiva del sistema immunitario. Nello studio presentato all’ECTRIMS, 267 soggetti con sclerosi multipla recidivante remittente o secondariamente progressiva sono stati trattati con tre dosi diverse di evobrutinib somministrate per bocca, oppure con placebo oppure con dimetil-fumarato alla dose comunemente usata nella pratica clinica. La principale variabile di efficacia è stato il riscontro di lesioni T1 amplificate con il gadolinio dopo 12, 16, 20 e 24 settimane. Le due dosi più elevate di evobrutinib, 75 mg una volta al giorno o 75 mg due volte al giorno, hanno ridotto le lesioni con un effetto proporzionale alla dose. Xavier Montalban, Professore di medicina dell’Università di Toronto in Canada, presentando i risultati della ricerca, ha sottolineato che essi indicano il potenziale degli inibitori della BTK come farmaci modificanti la malattia nella sclerosi multipla. Inoltre, ha riportato il buon profilo di sicurezza della molecola confermato dal fatto che nessuna delle tre dosi impiegate ha provocato lo sviluppo di infezioni gravi o linfopenia e che le modificazioni di alcuni esami di laboratorio si sono dimostrate reversibili e non associate a sintomi.

Circa le prospettive future relative alla molecola, un altro degli sperimentatori, Edward Fox, del Centro della sclerosi multipla del Texas centrale (Stati Uniti), ha dichiarato che i risultati ottenuti in questo primo studio giustificano il passaggio alla fase successiva dello sviluppo.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape