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Alterazioni delle funzioni cognitive e meccanismi di compensazione nella sclerosi multipla

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Alterazioni delle funzioni cognitive e meccanismi di compensazione nella sclerosi multipla

Una revisione della letteratura ha passato in rivista le evidenze disponibili sulle alterazioni delle funzioni cognitive, sui meccanismi di “riorganizzazione” del cervello e sul ruolo della riabilitazione nella sclerosi multipla.     

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La sclerosi multipla, con i suoi meccanismi di infiammazione e di neurodegenerazione, provoca danni, sia alla materia grigia, che alla materia bianca. Molte di queste alterazioni, soprattutto le lesioni della materia grigia e l’atrofia cerebrale, hanno come effetto un’alterazione delle funzioni cognitive, che si osservano in circa metà dei malati di sclerosi multipla. Tali alterazioni hanno effetti negativi sulla vita delle persone, anche a prescindere dalla presenza concomitante di una disabilità fisica. Infatti, nei soggetti con sclerosi multipla e alterazioni delle funzioni cognitive, aumentano le frequenze di disoccupazione e divorzio, si riducono le attività sociali e, complessivamente, ne viene penalizzata la qualità di vita. Purtroppo, nonostante questi effetti pesanti sulla vita dei malati, alle alterazioni delle funzioni cognitive non si dà il rilievo che esse meriterebbero nei sistemi di valutazione clinica e nella pianificazione degli interventi. È interessante anche il fatto che queste disfunzioni si rilevino solo nel 50% dei malati di sclerosi multipla, il che vuol dire che, nell’altra metà, le funzioni cognitive si mantengono normali. Questa differenza viene attribuita al risultato di una sorta di bilancio in evoluzione fra danneggiamento e riorganizzazione delle parti del cervello interessate dalla malattia. In ciascun individuo, tale bilancio produce risultati diversi, ai quali corrispondono vari livelli di efficienza delle funzioni cognitive. Quando i meccanismi di riorganizzazione esauriscono la loro capacità di compensazione, le disfunzioni si manifestano e, nel tempo, possono peggiorare. Per questo motivo è importante individuare fattori associati alla comparsa delle alterazioni delle funzioni cognitive, in maniera da intervenire tempestivamente per limitarne gli effetti. Infatti, anche se ad oggi non esistono farmaci che permettano di curare queste condizioni, varie evidenze concordano nell’indicare l’efficacia della riabilitazione e di un approccio denominato neuromodulazione. Nasios e colleghi, nella revisione della letteratura, hanno riportato i risultati delle ricerche che supportano l’efficacia di tali approcci e, in particolare, delle tecniche di neuromodulazione come quella magnetica transcranica o quella a corrente diretta.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che il primo passo, per un trattamento efficace delle alterazioni delle funzioni cognitive, consiste nella loro individuazione precoce. A questa devono seguire trattamenti tempestivi specifici, da affiancare alla somministrazione dei farmaci modificanti la terapia. Gli approcci di riabilitazione e di neuromodulazione hanno ottenuto risultati promettenti, ma sono necessarie ulteriori ricerche per confermarne l’efficacia.        

Tommaso Sacco

Fonte: Cognitive Impairment and Brain Reorganization in MS: Underlying Mechanisms and the Role of Neurorehabilitation; Frontiers in Neurology, March 6, 11:147.