MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Aggiornamenti dal Congresso dell’AAN: sicurezza dei trattamenti per la sclerosi multipla

Speciale

PUBBLICATO

Aggiornamenti dal Congresso dell’AAN: sicurezza dei trattamenti per la sclerosi multipla

Il Congresso dell’Accademia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology: AAN) ha fornito l’occasione per fare il punto anche sulla sicurezza dei prodotti indicati nel trattamento della sclerosi multipla, da quelli usati in seconda linea per i casi più difficili alle molecole ancora in corso di sperimentazione. Per la sicurezza dei farmaci impiegati in prima linea da più tempo, interferoni beta-1a e beta-1b e glatiramer acetato, più che ricerche specifiche sono le procedure di farmacovigilanza, vale a dire quelle che controllano nel tempo la comparsa di effetti collaterali delle medicine usate nella pratica clinica, a fornire aggiornamenti sul loro profilo di sicurezza.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Natalizumab e fingolimod sono farmaci impiegati in seconda linea, quando quelli di prima linea non permettono di controllare l’attività della sclerosi multipla. Gli studi sulla sicurezza del natalizumab, presentati al Congresso dell’AAN, riguardavano, in gran parte il problema della Leucoencefalopatia Multifocale Progressiva (Progressive Multifocal Leukoencephalopathy: PML). Come noto il trattamento con natalizumab espone, seppure raramente (3.4 casi su 1000 soggetti trattati (1)), al rischio di un’infezione provocata dal virus JC (JCV) che può provocare danni gravi a carico del sistema nervoso. Vari lavori proposti all’AAN trattavano approcci mirati a definire preventivamente il rischio di sviluppare la PML, in maniera da minimizzare i rischi per i malati di sclerosi multipla. Ad esempio, uno studio canadese ha valutato 4198 persone con sclerosi multipla rilevando una frequenza del 56.3% della positività degli anticorpi anti-JCV. Tale positività dimostra un contatto fra il JCV ed il sistema immunitario del soggetto e va tenuta in conto nella previsione del rischio di PML, nei candidati al trattamento con natalizumab. D’altra parte, Carruthers e colleghi hanno presentato dati che suggerirebbero un rischio sovrapponibile di sviluppare PML sia nei soggetti positivi che in quelli negativi per gli anticorpi anti-JCV. Una ricerca, eseguita negli Stati Uniti, ha verificato il ruolo del peso corporeo nello sviluppo di PML. Sulla base delle evidenze raccolte, gli autori si chiedono se un peso corporeo più elevato possa avere un effetto protettivo nei confronti della PML, per le persone con sclerosi multipla, trattate con natalizumab. A giustificare questa relazione, ci potrebbero essere variazioni del metabolismo del farmaco influenzate dal peso. Pilz e colleghi hanno riportato il caso di un soggetto di 43 anni con sclerosi multipla, positivo per l’anticorpo JCV, in trattamento con natalizumab dal 2007 al 2013, che ha sviluppato la PML. Essi descrivono il modo in cui è stata gestita, sottolineando che il fattore più importante per affrontarla con successo è una diagnosi precoce con conseguente rapida ricostituzione delle funzioni del sistema immunitario soppresse dal natalizumab.

Se per il natalizumab il rischio maggiore, in termini di gravità, è quello della PML, gli effetti collaterali più importanti del fingolimod sono quelli a carico di cuore e vasi sanguigni, tanto che le Autorità Sanitarie hanno raccomandato un accurato monitoraggio, delle funzioni di quegli organi, nelle prime fasi della somministrazione del farmaco. Gli studi sulla sicurezza del fingolimod presentati al Congresso dell’AAN riguardavano, per lo più, questi problemi. Nell’insieme, essi suggeriscono che un’attenta verifica dei parametri relativi alla funzione di cuore e vasi riduce sensibilmente il rischio che l’eventuale comparsa di effetti collaterali abbia gravi conseguenze. Eisele e colleghi hanno valutato i meccanismi attraverso i quali questi effetti del fingolimod si sviluppano. Hanno rilevato che la molecola esercita importanti effetti sul sistema nervoso autonomo, quello che contribuisce a regolare l’attività di cuore e vasi, che cambiano fra il breve e il lungo termine. La maggior parte di questi effetti si presenta solo nel primo giorno di terapia. Sul lungo termine, il problema maggiore può essere un aumento della pressione sanguigna dovuto a modificazioni nei vasi di maggior diametro. Uno studio tedesco, eseguito su 7000 malati di sclerosi multipla, curati con fingolimod, ha fornito risultati rassicuranti riguardo i suoi effetti su cuore e vasi. Al Congresso dell’AAN sono stati presentati anche alcuni casi di Sindrome Emofagocitica, una patologia già rilevata in corso di trattamento con fingolimod e che è stata oggetto di note informative da parte delle principali autorità sanitarie internazionali. Un effetto collaterale meno prevedibile, presentato al Congresso, è stato un caso di grave crisi asmatica manifestatasi dopo sei mesi di terapia con fingolimod.

Tutte le molecole, approvate dall’Agenzia Europea dei Farmaci (European Medicines Agency: EMA) e ancora sottoposte a intensi studi, sono state oggetto di ricerche riguardanti la sicurezza. Alcune di esse hanno confermato il rischio di sviluppo di patologie autoimmunitarie a carico della tiroide e dei meccanismi della coagulazione delle persone con sclerosi multipla trattare con alentuzumab. Ad esempio, Twyman e colleghi hanno rilevato la frequenza massima di effetti collaterali a carico della tiroide al 36° mese di terapia con alemtuzumab. Questi, come altri autori, hanno sottolineato che una dettagliata informazione dei malati e adeguati controlli di laboratorio permettono la diagnosi precoce di questi effetti collaterali e la loro gestione tempestiva. I problemi di sicurezza del dimetil-fumarato, presentati al Congresso dell’AAN, sono in gran parte quelli già noti: dalle alterazioni della pelle ai sintomi a carico di stomaco e intestino. Cohn e colleghi hanno rilevato che il dimetil-fumarato, che secondo gli autori nella pratica clinica è usato come cura di seconda linea, provoca arrossamenti ed effetti collaterali gastrointestinali con la stessa frequenza, ma i secondi sono più spesso causa di interruzione delle cure. Della teriflunomide si sono valutati i possibili effetti negativi sulla funzione della riproduzione nei soggetti di sesso maschile. I risultati sono stati confortanti, ma sono attese ulteriori conferme. Per lo stesso farmaco, evidenze positive hanno riguardato anche la frequenza di infezioni.

Fra i prodotti ancora in corso di sperimentazione, il siponimod può essere considerato simile al fingolimod, come meccanismo d’azione, per questo motivo vari studi, presentati al Congresso dell’AAN, hanno valutato i suoi effetti su cuore e vasi. Le evidenze raccolte suggerirebbero minori effetti su quegli organi, rispetto al fingolimod. Riguardo al rituximab, è stato escluso il rischio di infezioni in soggetti trattati a lungo termine, anche se gli autori dello studio in questione raccomandano di valutare con cautela questa evidenza in quanto basata sullo studio di pochi casi.

Tommaso Sacco

Fonte: American Academy of Neurology

Note: 1) Efficacy and side effects of natalizumab therapy in patients with multiple sclerosis; Journal of central nervous system disease, April 28, 2014.

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda

CONTENUTI CORRELATI