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Aggiornamenti sulla sclerosi multipla dal congresso dell’Accademia Americana di Neurologia: CCSVI

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Aggiornamenti sulla sclerosi multipla dal congresso dell’Accademia Americana di Neurologia: CCSVI

Nel 2012 il sito della Fondazione Cesare Serono ha proposto aggiornamenti facendo riferimento ai contenuti dei due maggiori congressi internazionali sull’argomento, quello dell’ dell’Accademia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology: AAN) e quello del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis: ECTRIMS). Gli utenti del sito hanno mostrato interesse per questo servizio che la Fondazione Cesare Serono offrirà di nuovo quest’anno. E’ in corso una revisione sistematica dei quasi 500 estratti del Congresso dell’AAN e, a partire da questa prima notizia riguardante le ricerche sulla insufficienza venosa cerebrospinale cronica (Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency: CCSVI) presentate al congresso, nelle prossime settimane verranno sintesi delle più importanti novità presentate al congresso.

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CCSVI al Congresso dell’AAN

Quattro gli studi presentati al congresso dell’Accademia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology: AAN) sull’insufficienza venosa cerebrospinale cronica (Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency: CCSVI), dei quali tre eseguiti in Canada che, insieme all’Italia, è stato uno dei paesi nei quali la CCSVI ha suscitato più interesse. Jessie Trufyn e colleghi hanno studiato un aspetto che riguarda solo indirettamente la CCSVI. Essi, infatti, hanno valutato la frequenza dei reperti incidentali registrati durante esami di risonanza magnetica eseguiti per verificare la presenza di CCSVI. I reperti incidentali sono evidenze che possono essere raccolte durante esami per immagini [radiografia, tomografia assiale computerizzata (TAC), risonanza magnetica nucleare (RNM)], senza che la storia clinica del soggetto esaminato, i sintomi che presenta o altre sue caratteristiche ne facessero sospettare la presenza. Si pensi ad esempio al rilievo di una lesione tumorale osservata nel corso di un esame eseguito per cercare l’alterazione ad un vaso sanguigno del collo. Aspetti etici e medicolegali sono correlati a queste situazioni: se l’operatore trova qualcosa di inatteso deve comunicarlo? Come? Cos’altro deve fare? I dati presentati hanno indicato che, su 120 persone con sclerosi multipla e 60 volontari sani sottoposti a RNM per rilevare CCSVI, 23 presentavano reperti incidentali che andavano dai noduli tiroidei ad alterazioni dei dischi inter-vertebrali del tratto della colonna vertebrale del collo. Tutti i soggetti sono stati informati della presenza di tali reperti e sottoposti alle cure relative.

Luanne Metz e colleghi hanno invece affrontato un aspetto interessante, riguardante in modo più diretto la CCSVI: hanno valutato l’andamento del ricorso alle cure proposte per correggere la CCSVI e anche l’opinione delle persone con sclerosi multipla e CCSVI riguardo alla possibilità di sottoporsi a questi trattamenti. Sono stati considerati 733 soggetti, di età media di circa 48 anni, per il 77% femmine e nel 64% dei casi affetti da sclerosi multipla recidivante remittente (relapsing remitting multiple sclerosis: RRMS). Complessivamente 153 di loro (21%) erano stati sottoposti a terapie per la CCSVI dal marzo del 2010 al giugno 2012. Considerando gli ultimi sei mesi del periodo di osservazione, quelli da gennaio a giugno del 2012, le persone sottoposte a trattamento della CCSVI sono state 4, vale a dire il 3% del totale della popolazione considerata. Confrontando la percentuale di persone con sclerosi multipla che voleva sottoporsi a tali interventi, nel 2010 era del 66% e nel 2012 meno della metà, del 31%. I soggetti che erano stati trattati per CCSVI erano più anziani, di sesso maschile, con una andamento più aggressivo della malattia e livelli più alti di disabilità. Gli autori hanno concluso che stanno diminuendo i soggetti con sclerosi multipla e CCSVI che desiderano sottoporsi o si sottopongono alle cure per la CCSVI e propongono un paio di interpretazioni dei dati raccolti. Da una parte, potrebbe esserci stato un flusso iniziale, anche verso centri di altri, che ha riguardato le persone con possibilità economiche tali da ricorrere a tale soluzione, fino all’esaurimento di questo tipo di utenza. Oppure, più in generale, il calo del ricorso alle cure per la CCSVI, può dipendere dagli esiti ottenuti nei primi casi trattati.

Un terzo gruppo di ricercatori canadesi ha raccolto le opinioni di persone con sclerosi multipla, sottoposte a terapie con interventi endo-vascolari di correzione della CCSVI, riguardo ai sintomi, confrontando queste evidenze con la misurazione dell’EDSS da parte di un neurologo. Gli interventi endo-vascolari per la CCSVI consistono nella angioplastica e nel posizionamento di dispositivi chiamati stent. La prima procedura si esegue inserendo all’interno dei vasi cateteri (tubicini) dotati di piccoli palloni che, gonfiati a pressione controllata, dilatano il lume della vena. Gli stent costituiscono una specie di “impalcatura” che viene posta, dall’interno, contro le pareti del vaso per dilatarlo. L’EDSS, in inglese Expanded Disability Status Scale, traducibile in Scala Espansa dello Stato di Disabilità, è un sistema numerico per valutare la disabilità, nelle persone con sclerosi multipla, riferendosi alla capacità di svolgere normali attività, come ad esempio il camminare. Gli 82 soggetti valutati hanno compilato un questionario riguardante i sintomi dopo due settimane e dopo 6 e 12 mesi dall’intervento. Dopo 2 settimane, il 70% riferiva un miglioramento della sensazione di stanchezza (astenia o fatigue), circa due terzi riportava un miglioramento della funzione cognitiva, della capacità di muoversi e della percezione di calore alle gambe. Metà della casistica ha avuto un miglioramento del controllo della vescica e delle alterazioni del coordinamento dei movimenti. I controlli successivi hanno rilevato che tali miglioramenti tendevano a scomparire nel tempo. Inoltre, i ricercatori non hanno rilevato alcuna differenza nel valore dell’EDSS, fra prima e dopo l’esecuzione dell’intervento endo-vascolare. Essi hanno concluso che, pur considerando i limiti dello studio, che ad esempio non prevedeva un gruppo di soggetti normali come confronto, i risultati ottenuti sembrano circoscrivere i miglioramenti dei sintomi alla percezione soggettiva che ne hanno gli individui studiati e che comunque, col passare dei mesi, questi miglioramenti percepiti sembrano ridursi.

Il quarto lavoro presentato all’AAN sulla CCSVI era di ricercatori statunitensi, che hanno cercato di chiarire i dati contraddittori che stanno emergendo circa la frequenza della CCSVI nella sclerosi multipla. Si è infatti passati dai primi lavori pubblicati da Paolo Zamboni, nei quali la CCSVI era presente nella quasi totalità delle persone con sclerosi multipla valutate, a studi clinici su ampie casistiche, pubblicati più di recente, nei quali la prevalenza della CCSVI è stata molto più bassa. Dopo un addestramento nelle procedure ecografiche specifiche per la diagnosi di CCSVI, gli autori hanno studiato 62 soggetti con sclerosi multipla, dei quali 42 donne. Quattro avevano una Sindrome clinicamente isolata (Clinically Isolated Syndrome: CIS), 20 la RRMS, 19 la forma secondaria progressiva (secondary progressive multiple sclerosis: SPMS) e 10 la forma primariamente progressiva (primary progressive multiple sclerosis: PPMS). I risultati delle ecografie eseguite in questa casistica sono stati confrontati con quelli ottenuti in 20 individui sani. Gli operatori che eseguivano le ecografie erano “in cieco”, nel senso che non conoscevano le condizioni cliniche del soggetto da esaminare, che veniva posizionato sul lettino da un altro operatore sanitario, prima dell’arrivo dell’ecografista. Tutto questo per evitare che quest’ultimo fosse influenzato nella diagnosi da fattori esterni. Per formulare la diagnosi sono stati usati due tipi di criteri, uno più stretto e un altro più ampio, ma ambedue pubblicati e considerati di riferimento per individuare la CCSVI. Non si sono rilevate differenze significative delle frequenze della CCSVI fra malati di sclerosi multipla e volontari sani. Inoltre, usando i criteri più ampi, la prevalenza della CCSVI è stata doppia, rispetto a quella rilevata con i criteri più restrittivi. Gli autori hanno concluso che il tipo di criterio che si usa influenza sensibilmente la frequenza di diagnosi di CCSVI, che la frequenza di tale diagnosi non è più alta nei malati di sclerosi multipla e che, quindi, il ruolo della CCSVI nella patogenesi della sclerosi multipla è dubbio.

Tommaso Sacco

Fonti: Neurology

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