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Aggiornamenti dal congresso dell’AAN: farmaci di recente approvazione

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Aggiornamenti dal congresso dell’AAN: farmaci di recente approvazione

Fra la primavera del 2013 e il luglio 2014, l’Agenzia Europea delle Medicine (European Medicines Agency: EMA) ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio a quattro molecole indicate nella cura della sclerosi multipla: dimetil-fumarato, teriflunomide, alemtuzumab, e peg-interferone. Il primo dei quattro farmaci ha ricevuto anche l’approvazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nell’aprile 2014 e tutti sono stati oggetto di studi presentati al congresso dell’Accademia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology: AAN). Di seguito si propone una sintesi di queste ricerche.

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Quando si sviluppa un nuovo farmaco in un’indicazione importante come la sclerosi multipla, si eseguono numerosi studi che ne confermino efficacia e sicurezza. I dati raccolti in queste ricerche, oltre ad essere pubblicati di volta in volta alla loro conclusione, contribuiscono a creare un archivio sul quale in seguito vengono eseguiti approfondimenti di analisi. Al congresso dell’AAN sono state presentate varie analisi di questo tipo riguardanti il dimetil-fumarato. Ad esempio, Eva Havrdova e colleghi hanno eseguito un’analisi combinando i dati di due studi clinici eseguiti con il dimetil-fumarato. In totale, la casistica analizzata era di 2301 soggetti, suddivisi in tre gruppi di trattamento: dimetil-fumarato 240 mg tre volte al giorno, dimetil-fumarato 240 mg due volte al giorno e placebo. L’analisi ha dimostrato che, nei due gruppi in cura con il dimetil-fumarato, tutti i parametri clinici e radiologici considerati sono risultati significativamente migliori rispetto al gruppo placebo. In un nuovo studio, invece, il dimetil-fumarato è stato somministrato in associazione a interferone beta o glatiramer acetato a 104 persone con sclerosi multipla recidivante remittente (in inglese Relapsing Remitting Multiple Sclerosis: RRMS), che mostravano attività della malattia nonostante l’assunzione di quei farmaci. L’aggiunta del dimetil-fumarato, alla dose di 240 mg tre volte al giorno, alla cura già in corso con interferone beta o glatiramer acetato, è durata sei mesi e ha determinato una frequenza di effetti collaterali del 100% e del 95%, rispettivamente nei soggetti nei quali era associato a glatiramer acetato e a interferone beta. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati: arrossamenti (rispettivamente 53% e 42% con i due trattamenti), diarrea (15% e 32%) e dolore addominale (6% e 21%). Gli autori hanno concluso che il profilo di sicurezza del dimetil-fumarato, quando associato a trattamenti di prima linea già assunti, è, complessivamente, simile a quello che la molecola ha, se assunta da sola. Un’altra ricerca originale su questa molecola ha valutato l’effetto di un prolungamento della sua somministrazione, per quattro anni, in persone con sclerosi multipla che avevano già partecipato ad una ricerca clinica a breve termine. Si è dimostrato che la riduzione della frequenza di comparsa di nuove lesioni rilevabili radiologicamente si è mantenuta per tutto il periodo di osservazione. Infine, due studi hanno riguardato, in particolare, l’effetto della cura con dimetil-fumarato sulla qualità di vita dei malati di sclerosi multipla. In una di esse i benefici della terapia sono stati più evidenti, in un’altra le conclusioni degli autori sono state interlocutorie.

Anche per la teriflunomide, come per il dimetil-fumarato, sono state presentate analisi di dati raccolti e illustrati in altri studi, mirate a valutare particolari aspetti dell’effetto del farmaco. Una di esse ha combinato insieme i dati di 2251 soggetti con RRMS arruolati in diverse ricerche cliniche. Secondo gli autori, i risultati dell’analisi hanno confermato gli esiti dei singoli studi, con una riduzione del rischio di attività clinica della malattia nei soggetti trattati con teriflunomide. Un’altra analisi dello stesso tipo aveva l’obiettivo di comprendere quanto rapido fosse stato il farmaco nello sviluppare il suo effetto terapeutico. Gli autori hanno concluso che i dati clinici, quelli di laboratorio e le evidenze raccolte con la risonanza magnetica hanno indicato che la teriflunomide si è dimostrata efficace già dopo sei settimane di cura e prima che le sue concentrazioni nel sangue si fossero stabilizzate. Uno degli studi più interessanti sulla teriflunomide, presentati al congresso dell’AAN, riguardava un trattamento con questa molecola durato nove anni. L’attività della malattia si è mantenuta bassa per tutto il periodo e gli effetti collaterali registrati sono, secondo gli autori, quelli attesi sulla base dei risultati di precedenti ricerche.

L’alemtuzumab è stato oggetto di diversi studi presentati al congresso dell’AAN, alcuni dei quali erano approfondimenti di precedenti ricerche. Uno ha cercato eventuali relazioni fra variabili riguardanti i linfociti e rischio di recidive della malattia. Tale rapporto non è stato confermato dai risultati raccolti. Un altro ha valutato in particolare gli effetti dell’alemtuzumab sulle alterazioni della funzione dell’occhio correlate alla sclerosi multipla, usando specifici parametri. Gli autori hanno concluso che l’impiego di tali accertamenti può contribuire a dimostrare gli effetti dell’alemtuzumab nell’impiego clinico. Giovannoni e colleghi hanno valutato la durata dell’effetto del farmaco sull’andamento della disabilità. Nelle persone con sclerosi multipla, trattate con alemtuzumab, si è registrato un andamento favorevole per un periodo di tre anni, anche dopo soli due cicli di somministrazione. Infine, in un piccolo gruppo di soggetti, con un elevato grado di disabilità, che era stato arruolato in uno studio preliminare sull’alemtuzumab, è stata valutata proprio l’evoluzione della disabilità. Nei soggetti in terapia con alemtuzumab si è osservato un andamento molto più favorevole di quello comunemente rilevato in questo tipo di malato.

Nel maggio 2014 PEG-interferone ha ricevuto parere positivo all’immissione in commercio da parte dell’EMA. La sigla PEG sta per polietileglicole e questa molecola è stata già combinata in passato a quella dell’interferone in un’unica grande struttura chimica. I farmaci così ottenuti sono impiegati in malattie come l’epatite virale e, rispetto all’interferone non legato al PEG, rimangono più a lungo nel circolo sanguigno, con conseguente riduzione della frequenza delle somministrazioni rispetto agli interferoni tradizionali. Ora lo stesso approccio viene proposto anche nella sclerosi multipla unendo, in una sola molecola, il PEG con l’interferone beta-1a. Numerosi sono stati gli studi su questo farmaco presentati al congresso dell’AAN. Kieseier e colleghi hanno valutato l’effetto del PEF-interferone, somministrato ogni due o ogni quattro settimane, e del placebo su vari parametri indicativi del decorso clinico della RRMS. Si è osservata una riduzione statisticamente significativa, rispetto al placebo, del rischio di progressione della disabilità con le due dosi in PEG-interferone, dopo un anno di terapia. Un’analisi intermedia dei dati di una ricerca finalizzata a misurare gli effetti a lungo termine del farmaco ha evidenziato vantaggi significativi dopo due anni di trattamento, più marcati con la somministrazione ogni due, rispetto a quella ogni quattro settimane. Hu e colleghi hanno preso in considerazione la durata dell’effetto del farmaco dopo la sua somministrazione concludendo che, dall’andamento delle variabili registrate, si può dedurre che esso si protrae per due settimane. L’efficacia del PEG-interferone nel migliorare l’andamento della malattia avrebbe come conseguenza anche una riduzione dei costi relativi alla gestione delle recidive, secondo i risultati dell’analisi di O’Day e colleghi, ma solo alla dose più elevata: 125 µg ogni due settimane. Nell’insieme, le ricerche presentate hanno dimostrato l’efficacia del PEG-interferone su tutte le variabili utilizzate abitualmente per valutare le terapie della RRMS, da quelle cliniche a quelle radiologiche e di laboratorio. Inoltre, Kinter e colleghi hanno evidenziato che anche la qualità della vita è migliorata nei soggetti trattati, come conseguenza degli effetti del PEG-interferone sulla progressione della disabilità.

Tommaso Sacco

Fonte: American Academy of Neurology