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Perché si sviluppa il danno nella Sclerosi Multipla

Non sono note le cause che innescano i meccanismi che evolvono nei fenomeni di infiammazione caratteristici della sclerosi multipla, ma sono stati individuati vari fattori di rischio che aumentano la probabilità che la malattia si sviluppi e che si presenti una recidiva di sintomi nelle persone che ne sono affette (vedi Sintomi della Sclerosi Multipla). Restano vari interrogativi anche su quale siano i processi con i quali la sclerosi multipla comincia. L’ipotesi che oggi è più accreditata è quella dell’autoimmunità descritta con maggiori dettagli di seguito. Saranno proposte altre due teorie, fra le quali quella che si basa sull’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), a supporto delle quali non si sono ancora raccolte evidenze altrettanto convincenti di quelle disponibili sulla patogenesi autoimmunitaria.

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Autoimmunità

Le malattie autoimmunitarie sono quelle provocate e alimentate da un alterato funzionamento del sistema immunitario, che attacca, con le sue cellule e gli anticorpi, molecole e strutture dell’organismo, anche se può sembrare impossibile che un organismo sviluppi un meccanismo che gli provoca danni. D’altra parte, i motivi alla base di questi “errori” si comprendono meglio pensando che il sistema immunitario è chiamato continuamente a distinguere fra cellule e molecole normali ed altre lievemente diverse, che potrebbero diventare un grave rischio per l’organismo e quindi vanno eliminate. Questo compito spetta al sistema immunitario e per svolgerlo esso è dotato di cellule molto “aggressive”, l’attività delle quali è controllata da altre cellule. Ad esempio esistono linfociti T citotossici o linfociti T auto-reattivi, ma ci sono anche linfociti T regolatori che evitano che essi attacchino obiettivi sbagliati (vedi glossario sulla terminologia del sistema immunitario).

Molte sono le malattie basate su fenomeni autoimmunitari, dall’artrite reumatoide, che colpisce le articolazioni, al diabete di tipo I che danneggia le cellule che producono l’insulina, e anche per la sclerosi multipla l’autoimmunità è il meccanismo principale di sviluppo della malattia. La sclerosi multipla si svilupperebbe perché linfociti aggressivi nei confronti della mielina iniziano a distruggere questa struttura che avvolge le fibre nervose. Le cause di questo primo fenomeno non sono state individuate, ma fra le ipotesi formulate c’è quella secondo la quale un’infezione stimola una reazione del sistema immunitario verso molecole simili a quelle della mielina. In seguito, pur guarendo l’infezione, i meccanismi immunitari attivati proseguono con fenomeni concatenati gli uni agli altri, continuando a danneggiare la mielina. In condizioni normali, il confine fra circolo del sangue e sistema nervoso centrale è organizzato in modo da limitare il passaggio di molecole e cellule verso il cervello: questo sistema di “filtro” si chiama barriera emato-encefalica. Nella sclerosi multipla questa non funziona adeguatamente, permettendo un passaggio ampio e incontrollato di macrofagi, linfociti e plasmacellule. Queste cellule, insieme alle molecole da esse prodotte, attaccano le strutture del sistema nervoso centrale e le distruggono. Come in tutti i processi di infiammazione, al danno fa seguito una riparazione e anche nella patogenesi della sclerosi multipla esiste una fase nella quale la mielina distrutta viene rimpiazzata, grazie alla produzione di questa sostanza da parte di cellule denominate oligodendrociti. Ai fenomeni di riparazione partecipano altre cellule specifiche del sistema nervoso che si chiamano astrociti e microglia. Secondo le osservazioni più recenti, la fase di danno con efficiente riparazione è quella che caratterizza gli stadi iniziali della malattia e le forme meno gravi. Dal momento in cui i processi di danno (neurodegenerazione) non sono più compensati dalla riparazione, i sintomi possono aggravarsi, i recuperi essere solo parziali e la disabilità può peggiorare.

Teoria del danno neurodegenerativo

Alla base di questa teoria c’è il rilievo che nelle forme molto acute e aggressive della sclerosi multipla la neurodegenerazione, cioè la distruzione di cellule e strutture del sistema nervoso centrale, si verifica prima che si osservi nell’organismo l’attivazione di meccanismi autoimmunitari. Secondo questa teoria, cellule fagocitarie, come macrofagi e microglia, attaccherebbero neuroni e fibre nervose liberando citochine, come l’interleuchina 6 (IL-6) e il fattore di necrosi tumorale alfa (tumor necrosis factor-α: TNFα). Questi mediatori danneggerebbero le strutture del sistema nervoso centrale e attiverebbero e attirerebbero nel sistema nervoso centrale i linfociti T mediante altre citochine come le interleuchine 1β, 12 e 23 (IL-1β, IL-12, and IL-23). I processi autoimmunitari sarebbero, secondo questa teoria, secondari rispetto ai fenomeni iniziali di neurodegenerazione. Non esistono ad oggi evidenze sufficienti a confermare questa teoria.

CCSVI

Nel 2006 è stato pubblicato un articolo intitolato “The Big Idea: Iron-dependent inflammation in venous disease and proposed parallels in multiple sclerosis (La grande Idea: un’infiammazione ferro-dipendente e parallelismi proposti nella sclerosi multipla) nel quale si ipotizzava che il meccanismo di partenza della malattia sia un’infiammazione dovuta ad un accumulo di ferro nel sistema nervoso centrale. L’accumulo di ferro, a sua volta, si suggeriva fosse provocato da un rallentamento o un arresto (stasi) del flusso del sangue nel cervello, a sua volta dovuto ad alterazioni e danni a carico delle vene che fanno defluire il sangue dal cervello. A supporto di questa teoria si citavano meccanismi simili che si determinano, in presenza di malattie croniche delle vene, in altre parti dell’organismo. Non era la prima volta che si proponeva una teoria di questo genere, ma questa volta è accaduto qualcosa che non sempre si verifica in medicina: prima che la teoria patogenetica dell’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) fosse confermata, cioè che si dimostrasse che la CCSVI era la causa della sclerosi multipla, si sono diffuse cure mirate a correggere la stasi del sangue nelle vene. Intanto, sono state avviate ricerche su ampie popolazioni per confermare, innanzitutto, che i malati di sclerosi multipla presentassero la CCSVI. Le evidenze raccolte, però, indicano una frequenza molto variabile della CCSVI nelle persone con sclerosi multipla. In alcuni studi essa è simile a quella osservata in individui affetti da altre malattie neurologiche o in soggetti normali. Altre ricerche sono ancora in corso, fra le quali una coordinata da chi questa teoria ha proposto. I risultati raccolti potranno contribuire a chiarire se la CCSVI ha un ruolo nello sviluppo della sclerosi multipla e quale.

Glossario

Linfocita T

I linfociti T derivano da cellule che si sviluppano nel midollo osseo, per poi passare nel timo. Qui maturano e si differenziano nei seguenti sottotipi di cellule: linfociti T citotossici o citolitici (linfociti Tc o CTLs), linfociti T helper (linfociti Th), linfociti T di memoria (linfociti Tm), linfociti T regolatori (linfociti Treg). Per ulteriori dettagli sulle caratteristiche e le funzioni dei diversi tipi di linfociti T.

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Linfocita T regolatorio

La funzione di questo linfocita consiste nell’evitare che il sistema immunitario attacchi molecole non dannose per l’organismo. Proprio per questo effetto di inibizione di alcune risposte del sistema immunitario, sono stati in passato denominati linfociti T soppressori. I linfociti T regolatori vengono in parte prodotti nel timo ed in parte si formano nel corso di una risposta del sistema immunitario, per “limitarla” ed evitare che coinvolga in modo improprio molecole dannose per l’organismo.

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Linfocita T citotossico

Sono linfociti in grado di distruggere cellule con le quali vengono in contatto ed in particolare quelle infettate da virus o degenerate in cellule di tumori. Inoltre, i linfociti T citotossici liberano citochine (vedi scheda dedicata) che stimolano l’attività dei fagociti.

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