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Trapianto di cellule staminali

Trapianto di cellule staminali

Quello delle cellule staminali è uno degli argomenti che, negli ultimi anni, è stato oggetto più  spesso di false notizie, in inglese fake news. Per la sclerosi multipla, ma anche per altre malattie, si è creato l’equivoco che fossero disponibili cure basate sulle cellule staminali in grado di guarirle. Infatti, quando si parla di cure con le cellule staminali, tanti si aspettano un trattamento che guarisca una malattia e cancelli i danni che essa ha provocato. Nella sclerosi multipla non siamo a questo punto.

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Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche

L’unica cura con cellule staminali che oggi è impiegata in clinica nella sclerosi multipla è quella che consiste nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Queste sono cellule presenti nel midollo, motivo per cui questa procedura è chiamata anche trapianto di midollo, che sono in grado di evolvere nelle cellule del sistema immunitario che si trovano nel sangue e nei tessuti. L’obiettivo che ci si propone, trapiantando tali cellule, è quello di “sostituire” le cellule del sistema immunitario del malato, che funzionano male e danneggiano il sistema nervoso, con altre, che funzionino bene. Per certi versi, questo approccio si può assimilare a quello della somministrazione dei farmaci immunosoppressori più potenti oggi disponibili. Quelli, cioè, che sopprimono in maniera profonda alcune funzioni del sistema immunitario, eliminando determinate cellule o bloccandone l’attività. Nell’uno e nell’altro caso, si può fermare o rallentare di molto l’evoluzione della malattia, ma non si ottengono la riparazione dei danni già verificatisi e recuperi significativi della disabilità oramai acquisita. Con il trapianto di cellule staminali ci si può aspettare spesso una durata maggiore dell’effetto di soppressione del sistema immunitario, rispetto a quello ottenibile con la maggior parte dei farmaci, ma la procedura non è priva di controindicazioni e di rischi di effetti indesiderati, anche gravi. Tutto ciò va considerato attentamente e suggerisce una rigida selezione dei malati nei quali applicare questa cura.

 

Il trapianto di cellule staminali mesenchimali

Le cellule staminali adulte hanno la capacità di riparare i tessuti e, in particolare, le cellule staminali mesenchimali sono in grado di produrre le componenti di cartilagine, osso e grasso. L’impiego delle cellule staminali mesenchimali è ancora oggetto di ricerca, ma, di tutti gli approcci di questo tipo che sono allo studio, è quello nello stadio più avanzato di sviluppo. Questi elementi cellulari sono in grado di contrastare l’attività delle cellule coinvolte nei meccanismi di autoimmunità, ma inducono anche meccanismi di neuroprotezione e stimolano processi di riparazione da parte di altre cellule staminali, quelle proprie del sistema nervoso centrale. Queste ultime, denominate cellule staminali neurali, nelle malattie neurodegenerative croniche non svolgono più i loro compiti. A oggi, tutto ciò è stato studiato in laboratorio e in modelli animali, ma non si sa se i medesimi meccanismi si attivino allo stesso modo, e senza provocare danni, trapiantando in un malato cellule staminali mesenchimali. Perciò, i tanti annunci relativi alla disponibilità di terapie per la gestione clinica della sclerosi multipla basate su queste cellule non sono veri.

 

Il trapianto di cellule staminali neurali

Le staminali neurali sono cellule staminali specifiche del sistema nervoso e da esse derivano le cellule che costituiscono tale sistema. Sull’impiego delle cellule staminali neurali nella cura della sclerosi multipla e di altre malattie neurodegenerative, si sono nutrite da sempre le maggiori speranze. Infatti a queste cellule staminali si attribuisce l’ipotetica capacità di “riparare” i danni arrecati dalle malattie in questione. Uno dei primi studiosi a impegnarsi in ricerche su queste cellule è stato Gianvito Martino, Professore di Neurologia e Direttore dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Gianvito Martino pubblicò i risultati di una ricerca che fecero scalpore perché dimostrarono che, in un modello animale di sclerosi multipla, il trapianto di cellule staminali neurali era in grado di riparare i danni al sistema nervoso centrale. I successivi sviluppi di quella prima ricerca permisero di comprendere che le cellule staminali neurali riuscivano a fare quello che era stato dimostrato per le staminali ematopoietiche, cioè ridurre l’infiammazione sostenuta dal sistema immunitario, e per le staminali mesenchimali, vale a dire proteggere il sistema nervoso da ulteriori danni. Oltre a questi effetti, le cellule staminali neurali, nei modelli animali impiegati, hanno dimostrato di potere anche riparare i danni acquisiti. A questo risultato arrivano trasformandosi loro stesse in neuroni o liberando sostanze che stimolano altre cellule a riparare le alterazioni subite dalle strutture del sistema nervoso centrale. Per capire meglio gli effetti positivi indiretti delle cellule staminali neurali, si può fare riferimento ai risultati di studi di laboratorio nei quali queste cellule si sono dimostrate in grado di stimolare le cellule della microglia a riparare i danni. Tali evidenze hanno alimentato e alimentano molte speranze, ma tuttora manca la conferma che le cellule staminali neurali riescano ad attivare gli stessi meccanismi nell’uomo. Fra i limiti maggiori delle staminali neurali, rispetto a quelle ematopoietiche e a quelle mesenchimali, c’è la difficoltà di reperirle. A oggi, la soluzione più frequente è quella di attingere dai feti abortiti per motivi terapeutici. Partendo dalle poche cellule derivate dai feti, sono state create delle “banche di cellule” che hanno permesso di avere popolazioni di elementi cellulari abbastanza ampie da avviare ricerche nell’uomo. Tali ricerche stanno valutando la sicurezza della procedura di trapianto di cellule staminali neurali. Conclusi questi studi preliminari, si passerà a verificare se il trapianto di cellule staminali neurali sviluppa, nei malati di sclerosi multipla, gli effetti positivi osservati nei modelli animali.

 

Il ruolo del trapianto di cellule staminali nella gestione clinica attuale

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, quello che si usa oggi in clinica, è efficace se c’è infiammazione. Purtroppo, ad oggi, nessun tipo di trapianto di staminali ha dimostrato di poter riparare, nei malati di sclerosi multipla, le aree del sistema nervoso centrale definitivamente alterate dalla malattia. Ne consegue che il profilo di malato nel quale si ricorre a questa soluzione è quello in cui ci sono processi infiammatori ad elevata attività, che non si riescono a controllare con i farmaci. Altre caratteristiche, come età, sesso, disabilità accumulata ed altre ancora, contribuiscono a indirizzare la decisione circa l’impiego della procedura.

 

 

Per approfondimenti, si suggerisce di accedere alle interviste rilasciate a questo sito da Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova e grande esperto di questo campo, che abbiamo incorporato nella pagina.

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Tommaso Sacco

Bibliografia

  • Agenzia del Farmaco
  • EMA
  • A Rae-Grant e coll. Practice guideline recommendations summary: Disease-modifying therapies for adults with multiple sclerosis. Neurology® 2018;90:777-788.
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