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Esami per immagini e test di laboratorio

Esami per immagini e test di laboratorio

Per confermare la diagnosi di sclerosi multipla sono determinanti gli esami per immagini, come la risonanza magnetica, rispetto agli esami di laboratorio. Questo può contribuire a ritardare la diagnosi perché mentre agli esami di laboratorio, per chiarire un dubbio diagnostico, si ricorre con più disinvoltura, non altrettanto si fa con un esame strumentale come la risonanza magnetica. Di seguito sono elencati tutti gli esami per immagini che si eseguono nei malati di sclerosi multipla, ma quello al quale si ricorre più spesso è la risonanza magnetica “tradizionale”.

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Risonanza Magnetica

E' una tecnica di immagine basata sulle differenti proprietà magnetiche dei tessuti. L'esposizione di un’area dell’organismo a un campo magnetico di elevata intensità determina nei tessuti una serie di reazioni che vengono “lette” dall’apparecchiatura come immagini dell’anatomia dell’area stessa La risonanza magnetica è in grado di evidenziare lesioni demielinizzanti con grande accuratezza, di valutare la struttura delle lesioni stesse e di fornire ulteriori informazioni sulle loro caratteristiche biochimiche e funzionali, applicando modalità particolarmente avanzate.

 

Lesioni T2: lesioni evidenziate con una specifica modalità della risonanza magnetica. Le immagini ottenute non permettono di distinguere le lesioni recenti da quelle sviluppatesi in tempi precedenti, ma servono a quantificare il numero totale delle lesioni, il cosiddetto “carico lesionale”. Le immagini raccolte con questa modalità sono anche poco specifiche della sclerosi multipla, nel senso che non sono in grado di distinguere le lesioni indotte da questa malattia da quelle provocate da altre condizioni.

Lesioni T1: sono lesioni evidenziate con una modalità della risonanza magnetica che permette di individuare maggiori dettagli. In particolare, somministrando una sostanza denominata gadolinio e osservando come esso “entra” nelle lesioni (è captato selettivamente), si può valutare l’intensità dei fenomeni infiammatori che vi si sviluppano.

A proposito dell’impiego del gadolinio, l’EMA eseguito una revisione dei dati disponibili e ha concluso che l’uso di mezzi di contrasto a base di gadolinio porta un accumulo di piccole quantità di gadolinio nei tessuti cerebrali. D’altra parte, non ci sono indicazioni circa danni conseguenti a questi depositi di gadolinio nel cervello. Perciò l’EMA ha raccomandato di sospendere l'impiego dei mezzi di contrasto lineari per uso endovenoso nell’Unione Europea, ad eccezione di quelli contenenti acido gadoxetico e acido gadobenico, che continueranno a essere disponibili solo per l’impiego nelle scansioni del fegato. In proposito l’AIFA ha pubblicato la seguente nota: "Gli Operatori Sanitari dovranno utilizzare i mezzi di contrasto a base di gadolinio solamente quando non sia possibile ottenere le necessarie informazioni diagnostiche con scansioni non intensificate e utilizzare la minor dose possibile in grado di fornire sufficiente intensificazione per la diagnosi". Nel sito dell’Associazione Italiana Sclerosi multipla, si suggerisce alle persone che si sottopongono a risonanze magnetiche con impiego di gadolinio, chiedere preventivamente, alla struttura che le eseguirà, informazioni in merito di contrasto utilizzato, verificando che sia tra quelli raccomandati, contenenti acido gadoterico, gadobutrolo o gadoteridolo.

Risonanza magnetica nucleare (RMN) a trasferimento di magnetizzazione

E' in grado di fornire una misura del danno alle strutture interessate dalle lesioni e anche in aree del tessuto nervoso che appaiono normali con le tecniche diagnostiche per immagini più convenzionali. Si usa molto in ricerca e a volte in clinica per chiarire incongruenze fra evidenze cliniche e risultati di esami strumentali e di laboratorio.

Risonanza magnetica pesata in diffusione

Questo tipo di risonanza magnetica è utilizzata per scopi simili a quelli della tecnica citata al punto precedente.

Risonanza magnetica funzionale

Questa tecnica evidenzia attivazione e disattivazione di aree e centri del cervello, sottoponendo il soggetto esaminato a stimoli di vista e di altri organi di senso, della funzione cognitiva e della funzione motoria. Permette di valutare sede ed estensione dei fenomeni di attivazione e quindi consente di fornire evidenze non solo di quanto e dove è danneggiato il tessuto cerebrale, ma anche di come funziona. Ad esempio può indicare la presenza di meccanismi di “compensazione” mediante i quali altre parti del cervello suppliscono al malfunzionamento di quelle danneggiate dalla sclerosi multipla.

Spettroscopia del protone o protonica

Questo esame permette di raccogliere dati e informazioni su marcatori del metabolismo indicativi dell’integrità delle fibre nervose, come ad esempio di una molecola denominata N-acetilaspartato. Si possono valutare anche la disponibilità di energia nelle strutture esaminate (valutando la creatina) e la presenza di processi infiammatori e di perdita della mielina (demielinizzazione), studiando la colina. Si tratta di una metodica per ora prevalentemente impiegata in ricerca.

Morfometria basata su voxel (Voxel-Based Morphometry: VBM)

Una metodica accurata e automatizzata per calcolare e confrontare il volume della sostanza grigia in specifiche regioni del sistema nervoso centrale.

Bande oligoclonali

Sottoponendo il liquido cefalorachidiano ad una analisi denominata immunoelettroforesi, si individua una particolare quantità di anticorpi che si indica con questo termine. Tale evidenza di laboratorio è indice indiretto dello stato di infiammazione del sistema nervoso centrale. Secondo gli esperti è molto importante per definire il livello di attività e la prognosi della sclerosi multipla e predice l’evoluzione da CIS a sclerosi multipla confermata.

Indice delle IgG

Questa è un'altra maniera di valutare la presenza di anticorpi nel liquido cefalorachidiano. Consiste nel confrontare il rapporto fra concentrazione di anticorpi IgG e albumina in questo liquido con lo stesso rapporto rilevato nel siero.

Potenziali evocati (Evoked potential: EP)

Un esame che registra l’attività elettrica del cervello, a seguito della somministrazione di stimoli di vario tipo: visivi, auditivi o sensoriali. Sono in grado di dimostrare un rallentamento della trasmissione degli stimoli nervosi lungo le fibre danneggiate dalla sclerosi multipla, anche quando sono di lieve entità e tali da non produrre sintomi o segni.

Vedere anche nella sezione Sintomi della Sclerosi Multipla

Tommaso Sacco

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