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Nutrizione e sclerosi multipla

Nutrizione e sclerosi multipla

La relazione fra alimentazione e sclerosi multipla suscita da sempre molto interesse. L’idea che aggiungendo o togliendo qualcosa alla dieta si possa prevenire la comparsa della malattia o se ne possa migliorare l’andamento in chi ne è affetto non può non richiamare l’attenzione dei malati che sperano di sostituire le cure che assumono con questo e altri approcci alternativi. Inoltre, nell’epoca delle reti sociali, sulle quali le informazioni si diffondono senza alcun controllo vere o false che siano, anche le diete finte-miracolose trovano ampio spazio e possono disorientare le persone con sclerosi  multipla. Nel 2015, due esperti italiani, Paolo Riccio, già professore ordinario di Biochimica Generale dell’Università della Basilicata, e Rocco Rossano, Ricercatore presso la stessa Università, hanno pubblicato un’ampia revisione della letteratura dedicata al rapporto fra nutrizione e sclerosi multipla. L’articolo passa in rassegna molti degli aspetti più interessanti di tale rapporto e, nel complesso, il messaggio che trasmette è che non esiste una dieta che abbia dimostrato, con studi adeguati, di curare la sclerosi multipla. D’altra parte, dalle evidenze disponibili circa gli effetti che alcuni componenti dell’alimentazione hanno, in generale, sui meccanismi dell’infiammazione, si possono individuare alcuni di tali componenti che, introdotti in eccesso, possono contribuire al peggioramento dei processi infiammatori.

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A confermare la mancanza di evidenze definitive circa l’effetto benefico di elementi della dieta sull’andamento della sclerosi multipla, è una revisione della letteratura del 2018. Anche gli autori di questo articolo, dopo avere passato in rivista gli studi eseguiti sull’argomento, compresi quelli pubblicati dopo il lavoro di Paolo Riccio e Rocco Rossano, hanno concluso che, riguardo alla relazione fra dieta e sclerosi multipla, non si dispone di certezze, ma ci sono aspetti interessanti, che meritano approfondimenti, mediante l’esecuzione di studi specifici con metodi e casistiche adeguate.

Si riporta di seguito una sintesi dei contenuti dell’articolo di Paolo Riccio e Rocco Rossano.

Le premesse

Gli autori stessi, nell’introduzione dell’articolo, anticipano che nessuna evidenza associa un effetto curativo della sclerosi multipla a cibi o a diete particolari. Quello che Paolo Riccio e Rocco Rossano si propongono di dimostrare, riportando i risultati di vari studi, è che alimentazione e abitudini di vita possono peggiorare o migliorare sintomi della sclerosi multipla, sia nella forma recidivante remittente, che in quella primariamente progressiva, modulando l’attività dell’infiammazione. In termini generali, essi ritengono che, in base al tipo di cibo introdotto abitualmente e all’interazione fra questo e il microbiota, varino i meccanismi che favoriscono i fenomeni infiammatori dell’organismo, fra i quali anche quelli che, nella sclerosi multipla, provocano i sintomi. In particolare, i fattori legati alla nutrizione agirebbero attraverso due meccanismi: l’attivazione di processi di digestione che modificano la funzione di molte cellule, comprese quelle del sistema immunitario, e l’impatto delle componenti degli alimenti sul microbiota intestinale che, a sua volta, esercita profonde influenze sul sistema immunitario e sul metabolismo. L’insieme di tutti questi meccanismi, in condizioni normali, attiva circoli virtuosi, vale a dire processi concatenati gli uni agli altri con esiti positivi per l’organismo. Essi rientrano nella cosiddetta eubiosi. Al contrario, si parla di disbiosi quando l’equilibrio dei rapporti fra alimentazione, digestione e microbiota si altera e ciò ha, come conseguenza, una modificazione del microbiota, che stimola l’infiammazione.

I meccanismi

Gli autori spiegano che le componenti degli alimenti possono avere un effetto importante non solo sul funzionamento degli enzimi contenuti in varie strutture della cellula, ma anche sull’espressione dei geni, vale a dire quel meccanismo per cui un gene, comunque presente, può “funzionare” o rimanere soppresso. Circa il funzionamento degli enzimi, è importante che quelli che contribuiscono a eliminare le sostanze che alimentano l’infiammazione siano più efficienti di quelli che le producono e su questo bilancio le componenti del cibo hanno influenza. Ad esempio, l’assunzione di frutta e verdura e di alimenti, come il pesce, contenenti molecole denominate omega-3 e acidi grassi polinsaturi a catena lunga, attiva processi biologici che favoriscono lo smaltimento di sostanze che, se presenti in eccesso, promuono l’infiammazione. Su questi stessi meccanismi hanno un effetto negativo l’assunzione di alcool, il fumo di sigaretta e le alterazioni del microbiota. Passando dai fenomeni di smaltimento a quelli di produzione di molecole che contribuiscono all’infiammazione, si osserva che, alcune caratteristiche della dieta degli abitanti dei paesi più sviluppati, come l’assunzione di zuccheri in eccesso, possono modificare l’espressione di geni che, a loro volta, portano la cellula a produrre elevate quantità di colesterolo e di altre molecole potenzialmente dannose. Su questi stessi meccanismi, alcuni dei componenti dell’alimentazione citati in precedenza come promotori dello smaltimento di sostanze tossiche, possono avere un effetto limitante. Volendo riassumere i concetti espressi nell’articolo, un’alimentazione ricca di frutta e verdura e con un contenuto ridotto di zuccheri semplici e di grassi saturi può evitare che meccanismi dell’infiammazione, comunque presenti, siano amplificati. Se, in linea di massima, alcune di queste relazioni erano note, il pregio della revisione di Paolo Riccio e Rocco Rossano è di avere riassunto nella loro pubblicazione le evidenze a supporto di tali concetti. Lo stesso approccio è stato applicato dai due autori alla definizione della relazione fra modificazioni del microbiota e fenomeni infiammatori. L’alimentazione delle persone che vivono nei paesi più sviluppati favorisce modificazioni del microbiota con aumento della presenza di microbi, chiamati Firmicutes, e, parallelamente, la riduzione dei Bacteroidetes. Questi nomi sembrano riferirsi a un universo lontano e invece identificano specie di microrganismi presenti nell’intestino di qualsiasi individuo in milioni di unità e i cambiamenti che li riguardano possono avere un impatto importante sul suo stato di salute. In particolare, il fatto che i Firmicutes prevalgano sui Bacteroidetes comporta due conseguenze negative: la produzione di maggiori quantità di sostanze che favoriscono l’infiammazione e un diverso rapporto fra microbiota e sistema immunitario dell’individuo con tendenza ad amplificare meccanismi infiammatori.

Cosa può favorire l’infiammazione

Tutti questi sono fenomeni che legano alimentazione, microbiota e infiammazione in qualsiasi soggetto, qualunque sia il suo stato di salute. In una persona con la sclerosi multipla nella quale i meccanismi stessi della malattia provocano infiammazione, modificazioni di alimentazione e microbiota possono esercitare effetti particolari, che saranno descritti di seguito. Fra gli alimenti che favorirebbero i processi infiammatori e, quindi, potrebbero avere un effetto peggiorativo sull’andamento delle sclerosi multipla, ci sarebbero quelli ricchi di grassi saturi e di acidi grassi “trans”. Carni bovine, ovine e suine, latte intero, burro, margarina e insaccati sono fra i cibi che contengono questi grassi, che si possono trovare anche in spuntini e alimenti conservati. Riprendendo quanto descritto in altra parte dell’articolo, si ribadisce che le diete in cui prevalgano questi cibi hanno dimostrato, in alcune ricerche, di alimentare uno stato infiammatorio cronico che contribuisce a peggiorare l’andamento di alcune patologie. Anche l’introito di grandi quantità di zucchero, bevande zuccherate e alimenti dolci ha un effetto negativo perché provoca bruschi aumenti della glicemia, che a sua volta stimola repentini incrementi della concentrazione di insulina nel sangue. I picchi di insulina hanno, fra gli altri effetti, quello dell’aumento della produzione di molecole derivate dall’acido arachidonico che promuovono l’infiammazione.  Anche i cibi troppo salati possono creare problemi, in quanto si è rilevato che possono indurre modificazioni nella produzione di citochine  e di linfociti T helper 17. Ambedue questi meccanismi sono caratteristici della malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. Gli autori segnalano anche, fra le molecole a rischio, delle proteine presenti nel latte che sarebbero molto utili nell’alimentazione dei bambini, mentre non lo sarebbero negli adulti e, secondo alcune evidenze sperimentali, sarebbero potenzialmente dannose in alcune patologie come la sclerosi multipla. Sulla base di queste considerazioni, gli autori sconsigliano il consumo di latte intero alle persone affette da questa patologia. Si segnala anche che l’assunzione di qualsiasi pasto si associa ad un sovraccarico di radicali liberi, rispetto alla disponibilità di antiossidanti e questo può avere un effetto negativo sull’andamento dell’infiammazione. Preme sottolineare che per tutti i cibi gli elementi sopra citati, si parla sempre di evitare un introito eccessivo e non di eliminarli completamente dalla dieta.

Cosa può contrastare l’infiammazione

Paolo Riccio e Rocco Rossano passano in rassegna anche le molecole alle quali è stato attribuito un effetto di contrasto dei meccanismi dell’infiammazione e delle infezioni provocate da batteri e da virus. Per quanto riguarda la vitamina D, si rimanda alla scheda sui fattori di rischio della sclerosi multipla. Nell’articolo si citano la vitamina A, gli acidi grassi polinsaturi, i polifenoli, il selenio e il magnesio. La maggior parte di questi elementi, tranne gli acidi grassi polinsaturi, è dotata di effetti antiossidanti. Il motivo di usare antiossidanti, in malattie come la sclerosi multipla, è che i meccanismi dell’infiammazione che le caratterizzano determinano un importante stress ossidativo e gli antiossidanti hanno un ruolo determinante nell’eliminare i radicali liberi da esso prodotti. A molti degli elementi sopra citati oggi si attribuiscono anche altri effetti che vanno al di là di quello antiossidante. D’altra parte, la somministrazione a dosi elevate di vitamina C, vitamina E e carotenoidi (vitamina A) non si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di comparsa della sclerosi multipla, ma, secondo gli autori dell’articolo, non va sottovalutato l’effetto di contrasto dell’infiammazione di alcuni di questi elementi. Anche ai polifenoli, molecole presenti in olio d’oliva, verdura, cereali, legumi, spezie, erbe, frutti, tè, caffè e vino, sono stati attribuiti effetti di regolazione del sistema immunitario e di contrasto dell’infiammazione. Una delle più note, fra queste molecole, è il resveratrolo. Un polifenolo è la curcumina, molecola che ha suscitato grande attenzione negli ultimi anni e che si è dimostrata in grado di ridurre i fenomeni di infiammazione, anche in modelli sperimentali di sclerosi multipla. Per avere un’idea di quanto complesse e difficili siano le ricerche sugli effetti curativi di queste molecole, ma anche di quanto sia difficile dimostrarli nella pratica clinica, si può fare riferimento a quanto scrivono Riccio e Rossano a proposito del resveratrolo. Questa molecola a basse dosi sembra difendere le cellule dallo stress ossidativo, mentre ad alte dosi ne provoca la morte. Inoltre, anche se per il resveratrolo sono stati dimostrati effetti protettivi sul tessuto nervoso, in modelli di laboratorio che simulano i meccanismi della sclerosi multipla, questa molecola ha peggiorato l’andamento dell’infiammazione. A questo proposito, gli autori citano anche esperienze personali che dimostrerebbero effetti positivi del resveratrolo sulle cellule nervose a concentrazioni molto basse ed effetti tossici se le concentrazioni sono elevate. Sempre secondo gli autori, esso protegge il tessuto nervoso dallo stress ossidativo anche a dosaggi alti. Nell’articolo è dedicato ampio spazio anche agli acidi grassi polinsaturi, descrivendone gli effetti dimostrati, in prove di laboratorio, sui meccanismi dell’infiammazione. Anche riguardo a queste molecole, però, non ci sono dimostrazioni definitive di una loro efficacia clinica in termini di andamento della sclerosi multipla. Sempre a proposito di grassi, Riccio e Rossano non mancano di segnalare che, fra gli oli vegetali, quello di oliva andrebbe preferito per il miglior rapporto fra contenuto di grassi saturi e insaturi e per l’elevata concentrazione di polifenoli.

La dieta mediterranea

Un paragrafo dell’articolo è dedicato anche alla dieta mediterranea. Gli autori segnalano che l’ideale teorico di dieta mediterranea è ben diverso dall’alimentazione più diffusa oggi in paesi mediterranei come l’Italia, ma riportano le evidenze di efficacia ottenute con tale dieta sull’andamento dell’infiammazione e sulla mortalità relative a malattie di cuore e vasi. Non citano comunque studi che dimostrino effetti della dieta mediterranea sullo sviluppo o sull’andamento della sclerosi multipla.

Le conclusioni dell’articolo

Nelle conclusioni, Riccio e Rossano affermano che, a oggi, nessuna particolare dieta ha dimostrato un effetto curativo sulla sclerosi multipla, ma aggiungono che la maggior parte delle persone affette da questa malattia cerca benefici dalla modificazione dell’alimentazione senza parlarne con il medico. Citano uno studio nel quale informazioni sulle abitudini alimentari raccolte con un questionario, sono state poste in relazione con benessere fisico e mentale di soggetti con sclerosi multipla. I risultati suggerirebbero che un’alimentazione sana favorisce una migliore qualità di vita e una maggiore efficienza fisica e mentale in questi soggetti. Si tratta però di un’evidenza limitata alla quale gli autori si augurano che possano seguire nuovi studi finalizzati a valutare, in maggior dettaglio, il ruolo che specifiche modifiche dell’alimentazione possono avere nel migliorare l’andamento della sclerosi multipla.

Tommaso Sacco

Bibliografia

  • Nutrition Facts in Multiple Sclerosis. ASN Neuro 2015; January-February: 1–20.
  • A Penesová e coll. Nutritional intervention as an essential part of multiple sclerosis treatment? Physiol Res. 2018 May 10.
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