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Non tanto diversi

Come svolgere un’attività innovativa nei centri per le persone disabili adulte? Nel libro Non tanto diversi le due educatrici e psicoterapeute danno molte risposte. Il testo è diviso in due parti. La prima spiega in modo più dettagliato la gestione del centro, quali siano le attività, come si realizzano. La seconda, invece, propone una serie di attività nuove.

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Si parte dal concetto stesso di riabilitazione “incentrata su attività di vita quotidiana” che iniziano nel centro e che da qui si espandono. È di fondamentale importanza, secondo le due autrici, che si possa verificare un miglioramento della persona tramite “un processo di interazione fra individuo ed ecosistema”. La riabilitazione offerta nei centri diurni, come si legge nel libro, dovrebbe garantire l’indipendenza e ridurre la dipendenza dagli altri. Le attività, inoltre, devono essere adattate per ogni ospite del centro e per le diverse disabilità. Le autrici forniscono anche dodici” comandamenti” relativi alla scelta delle attività, che devono essere: flessibili, ecologiche, inserite, realistiche, generalizzabili, affidabili, coerenti, utili, condivise, tecniche specialistiche, referenti a un modello metodologico e sperimentali.

La seconda parte, invece, è interamente dedicata alle attività che si possono proporre all’interno dei centri. La prima è il pranzo, anche se sembra semplice è una delle più complesse “per le sue implicazioni religiose, sociali e antropologiche”. Il pranzo deve diventare un momento di condivisione e si deve vivere insieme e condividere il piacere del cibo. Si può anche andare a mangiare fuori per movimentare un’attività che rischia di essere ripetitiva.

La seconda è quella di creare un piccolo bar e gestirlo o avere uno spazio sempre annesso al centro come quello del giornalaio: anche vendere giornali o distribuirne di gratuiti può aiutare a integrare chi è ospite nel centro con l’esterno. Un’altra attività è un corso di cucina che ha varie sfaccettature: fare la spesa, andare al mercato, preparare un piatto speciale. Fra le proposte anche uscire da soli o in gruppo: quale migliore attività per far accrescere l’indipendenza dei soggetti se non questa?

Un’altra proposta è la musica: si può ascoltare o riprodurre, si può anche cantare e in particolare questa sezione del libro presenta anche saggi di altri studiosi.

Un’altra attività è legata alla cura del corpo: cucire, guardarsi allo specchio, truccarsi o andare dal parrucchiere possono essere divertenti per il disabile che si trova nei centri.

Altro capitolo riguarda il moto: andare in palestra, ballare, giocare a calcio, praticare equitazione, karate, trekking o nuoto. In acqua acquisisce un ruolo molto importante l’istruttore - come si legge - infonde sicurezza “attraverso l’abbraccio”, anche la doccia dopo l’allenamento ha un valore importante perché può costituire un’attività da condividere.

È anche molto divertente per i disabili conoscere la città in cui si vive e fare i turisti. Non solo, anche organizzare un viaggio all’estero o un pranzo fuori possono rientrare fra le possibilità di ricreazione e riabilitazione.

L’amicizia, inoltre, è molto importante. Le autrici del libro ci tengono a specificare che il semplice stare insieme “non è un’occupazione”, ma è molto importante. Anche se in questo caso, i disabili hanno bisogno di essere coadiuvati da una figura esterna.

L’arte può anche diventare un’attività: realizzare quadri, venderli può essere molto utile per le persone disabili. Anche cimentarsi nell’arte di strada o su un palcoscenico può aiutarli.

Laura Piccinino - Carla Santa Maria, Non tanto diversi - Attività nei centri diurni per persone adulte con disabilità

Chiara Laganà