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La malattia non è un ergastolo

41HD8QYEtnL__SL500_AA300_Marco Voleri, giovane cantante lirico livornese, ha interpretato sui palcoscenici più di 40 ruoli, ma dal 2006 si ritrova a impersonificare quello più difficile. Al tenore in quell’anno è stata diagnosticata la sclerosi multipla e per la prima volta ne parla nelle pagine del libro "Sintomi di Felicità" scritto a quattro mani con Giuseppe Gazzola.

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La vita del cantante lirico è stata scossa il 19 luglio del 2006 quando scopre di avere i primi sintomi della malattia. Appena sveglio il compositore nota qualcosa di diverso: “Mi alzo, un capogiro. Ricado sul letto. Mi tocco la mano destra, un formicolio incredibile. Gamba destra, lo stesso. Parte destra del viso, idem. Lì finisce la mia prima vita e inizia la seconda”.

Della seconda vita, in pochissimi, prima di questo libro, erano al corrente. I motivi per cui Voleri non ha rivelato prima di soffrire di sclerosi multipla sono due: non voleva né la compassione dei suoi colleghi o del suo entourage, né che la condizione di malato di sclerosi multipla gli togliesse la possibilità di partecipare ad alcuni ruoli.

Voleri nel libro divide sapientemente i capitoli relativi alla vita sul palcoscenico e descrive come sia cambiata dopo aver scoperto di avere la “simpatica” sclerosi multipla. Come far coincidere la vita di girovago con quella di malato? Passare di città in città e di teatro in teatro portando sempre con sé un mini frigobar per tenere i medicinali alla temperatura giusta. Non solo questioni pratiche, la malattia ha cambiato il suo modo di vivere, come scrive lui stesso: “Ero pronto a lottare per fare quello per cui avevo investito la vita, cantare. Invece lei ha investito me. Ed è stato questo incontro che ha spostato tutto”.

Marco Voleri ha deciso di scrivere questo libro per consigliare a chi è affetto come lui da sclerosi multipla di “vivere più intensamente” trovando sempre il lato positivo delle cose senza far vincere la malattia. “Non bisogna dare per scontato che la malattia sia un ergastolo. Né dare per certo che tutto sia precluso e che l’unica certezza del futuro sarà il suo essere del tutto incerto e improbabile”. Senza perdere la speranza e il sorriso.

Chiara Laganà