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Fattore H - Slalom di un disabile nella nostra società

Tyrone Nigretti ha 21 anni ed è su una sedia a rotelle da quando aveva sei mesi: nato a cinque mesi di gestazione, dopo appena due settimane di vita viene colpito da un ictus e da allora soffre di tetraparesi spastica (“Per farla breve: non cammino, muovo il braccio sinistro veramente poco e solo quello destro si salva). Con il suo libro, Tyrone vorrebbe cambiare gli atteggiamenti falsi e perbenisti che esistono ancora oggi sulla disabilità.

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Tyrone ha un nome da divo di Hollywood, ma ha avuto un’infanzia durissima, il piccolo Tyrone è dovuto crescere subito: la madre tossicodipendente e alcolizzata e il padre con problemi di droga e alcool. La tossicodipendenza della madre potrebbe avere avuto un ruolo anche nella sua disabilità, ma come scrive Tyrone: “Farlo sapere non è politicamente corretto, meglio lasciar credere che Dio possa aggiustare tutto, invece di ammettere le proprie responsabilità e provare a ricominciare da zero”. Una vita in salita per Tyrone Negretti, che dalle pagine del suo libro si chiede: “Perché è sempre il malato che va curato e non chi permette che il malato esista?”.

Nonostante i loro vizi, i genitori gli sono sempre stati accanto e anzi si è trovato spesso a prendere le loro difese quando altre persone o i compagni di classi li etichettavano. Tyrone, poi, ha 9 anni ha perso il padre: “Dovevo crescere, crescere ancora, dopo tutte le batoste ricevute: ecco un’altra sfida che mi incollava al suolo”. Dopo il decesso del padre, la madre di Tyrone, per cui nutriva un attaccamento morboso, inizia a spegnersi, fino a scomparire quando il ragazzo ha appena 15 anni. Sofferenza che ha vissuto e che lo porta a scrivere: “Il giorno in cui mia madre è morta ho sentito una liberazione per la gioia di non vederla più soffrire”.

Tyrone, al di là di questa sofferenza, non le manda a dire a nessuno, punta il dito contro i perbenismi e le persone che provano per lui pietà. Le donne che acconsentono ad uscire con lui solo perché è disabile, le persone che lo fanno passare davanti alla fila del supermercato, tutti quelli che si scandalizzano se magari leggono che ha provato marijuana o hashish. Non solo, Tyrone ha qualcosa da dire anche a quelle maestre dell’asilo che giudicavano i suoi disegni sgorbi o alla sua insegnante di Matematica che faceva indossare a lui e ai suoi compagni di scuola dei grembiuli rosa per umiliarli.

“La sensibilità non è ben gradita in questo Paese e chi la dimostra […] risulta un pericolo per gli altri, per chi ha contribuito a creare una società che sa andare avanti solo calpestando, schiacciando e opprimendo chi cerca di dare un senso alla propria vita. Io sono un ritardante a questo mondo malato, ma per fortuna c’è chi capisce”, scrive Tyrone.

Per fortuna a salvare Tyrone c’è stata la musica, nel rap Tyrone ha ritrovato se stesso, su questo genere musicale valvola di sfogo, il 21enne ha anche aperto un blog (non6libero2.tumblr.com), ama molto lo stile e le parole di Fabri Fibra e scrive che per considerarsi hip hop bisogna aver sofferto.

Nelle ultime pagine del libro, Tyrone saluta il suo lettore, raccontando che ha da poco riallacciato i rapporti con il suo padre biologico, e non a caso intitola l’ultimo capitolo Un nuovo inizio.

Chiara Laganà

 

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