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Sclerosi Multipla e gravidanza

Sclerosi Multipla e gravidanza

La relazione fra sclerosi multipla e gravidanza è uno degli aspetti della malattia che ha subito il più radicale cambiamento di opinione da parte degli esperti. Infatti, in un passato durato fino ad alcuni decenni fa, alle donne veniva consigliato di non avere figli in quanto la gravidanza poteva peggiorare l’andamento della malattia. Più di recente questa tesi è stata del tutto ribaltata, in quanto si è osservato che la gravidanza non peggiora anzi in qualche caso migliora il decorso della malattia, in particolare nell’ultimo periodo prima del parto.

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Questa acquisizione è stata particolarmente importante in quanto la sclerosi multipla colpisce le donne proprio nel periodo della vita nel quale normalmente hanno figli e quindi, dover rinunciare al concepimento era per molte di loro difficile da accettare e poteva costituire un importante danno psicologico che si ripercuoteva negativamente in generale sulla loro vita e, in particolare, sul rapporto con il marito o con il compagno.

Venuta a cadere quella raccomandazione negativa verso la gravidanza, rimangono alcuni aspetti che una donna con sclerosi multipla dovrebbe conoscere per vivere nel migliore dei modi un evento fondamentale della sua vita. In questa sezione del sito si riporteranno informazioni riguardanti tali aspetti, che andranno approfonditi con il medico di riferimento.

Come influisce la sclerosi multipla sulla gravidanza?

Il primo punto da considerare a questo proposito è quello che riguarda in generale i problemi che la sclerosi multipla potrebbe creare a una donna che diventa madre. Dal variabile livello di disabilità che può limitare le attività quotidiane, ai problemi relativi al lavoro, e conseguentemente alle entrate della famiglia, una donna con la sclerosi multipla che voglia avere un figlio deve considerare gli effetti che la malattia avrà sulla sua vita una volta diventata madre. Nei Centri specializzati si trovano spesso figure professionali dedicate, come psicologi e assistenti sociali, con le quali discutere problemi e soluzioni relative a questi aspetti e dalle quali ricevere il necessario supporto. Infine, anche se il neurologo che ha in cura la donna con sclerosi multipla ha il dovere di dare sempre la giusta considerazione alla sua assistita che vuole avere figli, a prescindere dalla gravità della malattia, dovrebbe comunque spiegare i rischi associati al concepimento di un figlio in soggetti con attività della stessa particolarmente intensa e livello di disabilità elevato, spiegando anche gli effetti della necessaria sospensione delle cure.

Non esistono evidenze definitive circa eventuali effetti negativi della malattia sulla probabilità di concepimento almeno per i soggetti affetti da forme non troppo gravi e con livelli di disabilità contenuti. Se però la donna ha rinviato il concepimento, ad esempio perché la sclerosi multipla ha richiesto per lungo tempo cure non compatibili con lo stesso, potrebbe cercare la gravidanza quando l’età avanzata riduce la probabilità di avere figli. In questi casi, è possibile ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita, che andranno applicate considerando le possibili interazioni dei farmaci usati per ottenere la gravidanza con quelli eventualmente assunti per trattare la malattia. Inoltre, va tenuto presente che alcuni, ma non tutti, i prodotti a base di ormoni usati per la fecondazione in vitro, potrebbero aumentare il rischio di recidive. Infine, sempre a proposito dei problemi connessi al ritardo del concepimento dovuto alla prolungata assunzione di farmaci incompatibili con la maternità, è auspicabile che, in futuro, in casi selezionati, si prendano in considerazione procedure di preservazione della fertilità nei malati di sclerosi multipla.

Una volta conseguita la gravidanza, la presenza della sclerosi multipla potrebbe, secondo alcuni autori, aumentare il rischio di un ritardo della crescita del feto nell’utero e di una nascita prima del termine previsto. Altri studi hanno dimostrato che nelle donne con sclerosi multipla, rispetto a quelle che non ne sono affette, non aumentano le complicanze della gravidanza o del parto, le nascite prima del termine, gli aborti spontanei e la comparsa di difetti del nascituro. Da tenere in considerazione è il possibile peggioramento di sintomi come difficoltà a camminare e alterazioni della funzione dell’intestino e dell’apparato urinario: su di essi, ripercussioni negative della gravidanza potrebbero avere un effetto di peggioramento, rispetto al quadro precedente al concepimento.

Come influisce la gravidanza sulla sclerosi multipla?

Fra le modificazioni che si verificano nell’organismo durante la gravidanza ce ne sono alcune che influiscono sulle funzioni del sistema immunitario. Tali modificazioni, a loro volta, possono condizionare l’andamento della malattia durante la gravidanza e, in particolare, riducono la frequenza delle recidive dei sintomi, se non per tutti i nove mesi, almeno per gli ultimi tre prima del parto. I meccanismi coinvolti in questo effetto della gravidanza sono numerosi e, tra l’altro, si ipotizza anche che si possano verificare processi di riparazione di aree del tessuto nervoso danneggiate dalla malattia.

Le cure per la sclerosi multipla influiscono sulla gravidanza?
In generale, nessuno dei trattamenti somministrati per ridurre o annullare l’attività della malattia è compatibile con la gravidanza. Anzi, per molti di essi si consiglia di interromperli mesi prima del concepimento e, per alcuni in particolare, si raccomanda di assumere anticoncezionali proprio per evitare il concepimento in corso di trattamento. D’altra parte, non sempre il concepimento è pianificato e organizzato in modo così preciso da evitare che la donna assuma DMD quando esso viene conseguito. Se la donna si rende conto che il concepimento è avvenuto mentre assumeva la cura, la coppia, insieme al medico, analizzerà i rischi eventualmente connessi alla gravidanza iniziata in corso di cura, per decidere cosa fare. Il medico, in particolare, potrà fornire informazioni circa il rischio attribuibile al farmaco assunto, riguardo all’andamento della gravidanza e allo sviluppo del feto. Ovviamente, per i farmaci da più tempo impiegati esiste una mole di dati molto più ampia e, per alcuni di essi, informazioni più tranquillizzanti. Molti dei prodotti più recenti, spesso più aggressivi nei confronti della malattia, sembrerebbero al momento caratterizzati da rischi maggiori.
La gestione delle recidive in corso di gravidanza
Se, nonostante l’effetto protettivo della gravidanza, si verificassero recidive della malattia, si può rendere necessaria la somministrazione di farmaci che riducano la gravità dei sintomi e, per ciascun caso, si deciderà quale prodotto usare e se, eventualmente, ricorrere alla somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa.
Risonanza magnetica e gravidanza
Fra gli aspetti da considerare nella relazione fra gravidanza e sclerosi multipla c’è quello della possibile necessità di eseguire una risonanza magnetica nei casi in cui il decorso della malattia lo richiedesse. Sui possibili danni all’embrione o al feto, derivati dall’esecuzione di una risonanza magnetica in caso di gravidanza, ci sono evidenze contrastanti. Nell’insieme, i rischi sembrano contenuti, soprattutto se l’esame viene eseguito dopo il primo trimestre. Maggiori problemi sarebbero attribuibili all’utilizzo del gadolinio, il prodotto utilizzato per molti esami di risonanza magnetica allo scopo di evidenziare meglio le lesioni caratteristiche della malattia. Nel puerperio la risonanza magnetica non è controindicata ma vanno prese precauzioni circa l’allattamento nel caso in cui l’esame preveda l’utilizzo del gadolinio.
Sclerosi multipla e parto
Più che dalla presenza della sclerosi multipla la decisione sul tipo di parto dipende dalla valutazione generale del quadro da parte dell’ostetrico che lo dovrà gestire. Ovviamente, forme importanti di disabilità, che impedirebbero alla donna di eseguire le manovre richieste per un parto normale (eutocico), potrebbero indirizzare la scelta su una soluzione chirurgica, vale a dire su un parto cesareo. Qualora si decida per un parto cesareo, sarebbe opportuno che l’anestesista avesse un’esperienza specifica di parti in donne con sclerosi multipla. Ciò comporterà l’impiego di tecniche e di prodotti più adatti e, in particolare, il ricorso ad un tipo di anestesia che riduca al minimo i rischi.
Il puerperio e la sclerosi multipla
Il puerperio è la fase successiva al parto, nella quale può avvenire l’allattamento al seno o, in alternativa, quello con latte artificiale. Il puerperio della donna con sclerosi multipla va seguito con particolare attenzione perché i dati disponibili indicano che, dopo il parto, il rischio di recidive della malattia può aumentare fino al 33%. D’altro canto, l’amenorrea indotta dall’allattamento, secondo alcuni esperti, ridurrebbe anche di quattro volte la probabilità di recidive. Infine, in generale, è sconsigliata l’assunzione di DMD durante l’allattamento per il rischio di trasferimento dei farmaci nel latte, che così raggiungerebbero l’organismo del bambino. Non bisogna poi dimenticare che alcuni dei prodotti usati sviluppano appieno il loro effetto di modulazione del sistema immunitario solo dopo un paio di mesi di cura e quindi, tanto più si rinvia la loro somministrazione, tanto più si ritarda il ripristino di un controllo sull’attività della sclerosi multipla. Sulla base di tutte queste considerazioni e di un’accurata valutazione del bilancio fra rischi e benefici attribuibile a ciascuna soluzione, il neurologo e la sua assistita, che voglia allattare al seno, dovrebbero decidere insieme se rinunciare all’allattamento naturale e ricominciare precocemente la cura o, viceversa, rinviare quest’ultima per completare il periodo di allattamento naturale.

Conclusioni

Passando in rassegna i vari aspetti della relazione fra sclerosi multipla e gravidanza, si rileva che, per alcuni di essi, esistono dati e informazioni sufficienti a orientare le decisioni; per altri, l’approccio migliore consiste nella valutazione del bilancio fra rischi e benefici, relativi a ciascuna scelta, da condividere fra la donna con sclerosi multipla e il neurologo di riferimento o altre figure professionali che possano fornire il loro supporto: psicologo, assistente sociale, ostetrico, anestesista, ecc. Insomma, se in generale la gestione ottimale della sclerosi multipla richiede un lavoro “di squadra”, questo approccio è ancora più necessario alla donna con questa malattia che voglia avere un figlio.

Tommaso Sacco

Fonti