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Solo da pochi anni la Medicina e la Ricerca scientifica sulla sclerosi multipla hanno cominciato ad occuparsi della compromissione delle funzioni cognitive che si può presentare in chi è affetto da questa malattia. Le funzioni cognitive sono le capacità (abilità) di ragionamento, di pensiero, di memoria, di concentrazione, di linguaggio che il nostro cervello possiede. Nella vita quotidiana esercitiamo continuamente le nostre funzioni cognitive per effettuare qualsiasi compito. Per esempio: per fare la spesa, la memoria ci aiuta a ricordare cosa bisogna comprare, l’attenzione è indispensabile per prendere esattamente quello di cui abbiamo bisogno dagli scaffali colmi di prodotti simili tra loro, la logica ci serve per acquistare i prodotti secondo l’ordine della loro disposizione nel supermercato, le abilità di ragionamento e calcolo sono indispensabili per pagare il conto, ecc…

Quando si rilevano problemi a questo livello si parla di carenza delle funzioni cognitive o di deficit cognitivo. Questo può riguardare un’unica funzione (per esempio deficit della sola capacità di concentrazione), nel qual caso di parla di deficit isolato. Se più funzioni sono colpite contemporaneamente, il deficit si definisce generalizzato. Sebbene sia ormai chiaro che i deficit cognitivi siano frequenti nelle persone affette da sclerosi multipla, sono spesso difficili da identificare, sia per il clinico sia per il paziente stesso. Soprattutto i deficit lievi sono insidiosi perché appena compaiono sono talmente sfumati da non attirare l’attenzione e, in seguito, la lentezza con cui avanzano fa sì che il paziente e chi lo circonda si “abituino” ai piccoli cambiamenti che compaiono nei comportamenti e non li riconoscano. Capita talvolta che sia un familiare a riferire dei cambiamenti nel paziente, spesso descritti come comportamenti anomali. Il malato di sclerosi multipla “ha meno voglia di fare le cose”, ci riferisce il parente per descrivere apatia o inerzia della persona con sclerosi multipla. A volte sono errori commessi dal paziente nello svolgere le abituali attività della vita quotidiana che esprimono carenze delle funzioni cognitive. La ricerca ci dice che circa il 50% dei malati di sclerosi multipla soffre anche di disturbi della funzione cognitiva (i diversi studi hanno rilevato frequenze comprese tra il 43 e il 72% dei casi - Rao et al., 1991; DeSousa et al. 2002; Shevil and Finlayson 2006), e non solo nella fase avanzata della malattia, ma anche in quelle precoci, e nelle forme cosiddette benigne, come dimostrano studi recenti effettuati su pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente, molto stabili nel tempo e con basso livello di disabilità (Amato et al. 2006; Bensa et al. 2006).

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I più diffusi deficit delle funzioni cognitive nella sclerosi multipla sono quelli a carico di attenzione, memoria e ragionamento, ma il problema può essere: come accorgersi dell’insorgenza di un disturbo a questo livello?

Vediamo alcuni esempi che possono aiutare a valutare nel giusto modo alcuni campanelli d’allarme, ma prima una precisazione: alcuni problemi descritti possono non essere espressione di un disturbo cognitivo, ma ad esempio possono essere provocati da alterazioni del tono dell’umore (ansia o depressione). Il significato e l’interpretazione che se ne da in questa scheda si riferiscono alla loro comparsa in un individuo affetto da sclerosi multipla

Il paziente può riferire di commettere molti piccoli errori nella vita quotidiana, che, nella maggior parte dei casi, sono riconducibili a deficit di attenzione: l’acquisto di un prodotto sbagliato, scambiato per uno simile; sbagliare strada “perché ero sovrappensiero”, dice il paziente. Fare fatica a seguire il filo di una discussione tra più persone o a fare due cose contemporaneamente, come per esempio ascoltare un relatore che parla e prendere appunti o parcheggiare l’automobile mentre si ascolta un notiziario alla radio. Incontrare difficoltà nel leggere consecutivamente alcune pagine di un libro, anche questo, come quelli sopra descritti, sono problemi che possono essere provocati da carenze di alcune funzioni cognitive.

Molto spesso il paziente con sclerosi multipla  riferisce di essere “più lento nel fare le cose”: anche in questo caso ci può essere un disturbo della funzione cognitiva che giustifica un comportamento anomalo, e in particolare si può rilevare un rallentamento della capacità di pensare, di ragionare e di eseguire un’azione correlata ai pensieri o un compito.

I deficit di memoria si manifestano come dimenticanze di qualcosa che sia stato detto o fatto poche ore o pochi giorni prima. Ci si può dimenticare dove sia stato appoggiato un oggetto o dove si sia parcheggiata l’auto; oppure non si ricorda che qualcosa dovrà accadere, come un appuntamento importante del quale erano stati fissati data e ora. A confondere ulteriormente le idee, c’è che spesso i pazienti riferiscono di ricordare bene eventi accaduti tanti anni prima e quindi escludono di avere difficoltà di memoria e non lo segnalano al medico. In realtà il problema c’è, ma il deficit di memoria si manifesta per eventi o informazioni recenti o si esprime  con la difficoltà di imparare cose nuove rapidamente, come una ricetta, una lista di parole, un percorso, un numero di telefono.

I deficit di logica e ragionamento consistono nella capacità di pianificare, organizzare, formulare ipotesi, risolvere piccoli problemi quotidiani. Per esempio, nel lavoro o nella gestione della casa, la capacità di organizzare è molto importante e ci permette di essere veloci ed efficienti nel realizzare le nostre azioni. La pianificazione delle commissioni da svolgere ogni giorno ci permette di essere in orario, di trovare aperti i negozi che ci interessano, di svolgere quante più attività nel minor tempo possibile. Invece, spesso il paziente con sclerosi multipla che presenta disturbi della funzione cognitiva arriva in ritardo all’appuntamento in ambulatorio riferendo di “non aver calcolato bene i tempi”.

Il consiglio alla persona con sclerosi multipla che si imbatte in questi problemi è quello di non farne un dramma, ma neanche di sottovalutare questi segnali che può dare la malattia riferendoli al medico curante e al neurologo di riferimento. Questi, conoscendo il quadro clinico del malato, sapranno interpretarli nel modo giusto e proporre la soluzione migliore, che può essere quella di rivolgersi al Servizio di Neuropsicologia del Centro della sclerosi multipla o dell’Azienda Sanitaria di riferimento. Qui sarà possibile valutare in modo completo e approfondito le funzioni cognitive e, se necessario, impostare un programma riabilitazione delle abilità cognitive specifico e personalizzato. Le persone con sclerosi multipla devono sapere che i problemi provocati dai disturbi delle funzioni cognitive possono essere compensati, del tutto o in parte, usando gli approcci giusti.

Vedere anche in Alterazioni della funzioni cognitive