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La memoria rappresenta una delle funzioni cognitive più frequentemente compromesse nella Sclerosi Multipla, insieme ad altre  definite attenzione sostenuta, velocità di elaborazione delle informazioni e funzioni esecutive, che verranno illustrate in altre schede.

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Se cercassimo sul dizionario il significato del termine “memoria” otterremmo la seguente definizione: “Memoria = facoltà della mente di conservare e richiamare alla coscienza nozioni ed esperienze del passato”.  Tuttavia, per capire meglio il concetto di memoria come parte delle funzioni cognitive, è necessario fare riferimento al modello neuropsicologico che considera la memoria come un magazzino diviso in diversi settori. Nel caso della memoria i settori sono: la memoria sensoriale, la memoria a breve termine e la memoria a lungo termine. Descrivendola in questo modo, si può facilmente immaginare la memoria come un grande contenitore, diviso in diversi spazi, specializzati nella raccolta di vari tipi di ricordi.

La memoria sensoriale è una sorta di registratore degli stimoli raccolti dai sensi o “registratore sensoriale", che consente di mantenere per brevissimo tempo il ricordo immediato di informazioni recepite dagli organi di senso: vista, udito, tatto, olfatto, gusto.  Un odore, un suono, un sapore che vengono percepiti diventano informazioni che in parte sono eliminate e in parte registrate nel contenitore nella memoria a breve termine. Poi possono essere elaborate e quindi immagazzinate nella memoria a lungo termine, magazzino a capacità e durata illimitata. Basta pensare a quando, assaggiando un cibo, ci si accorge che ha lo stesso sapore di un alimento che cuoceva la nonna. Questo meccanismo può scattare perché, a suo tempo, quel sapore era stato registrato in un settore della mente dal quale può essere recuperato.

Di seguito è proposto un modello schematico dei meccanismi della memoria.

 

memoria

 

Di fondamentale importanza sono anche i processi responsabili del ricordo: la codifica, l’immagazzinamento e il recupero. Con codifica e immagazzinamento si intendono i meccanismi che consentono di attribuire un’etichetta al ricordo e di  inserirlo nel contenitore adatto. Pensiamo a un ricordo come ad un libro di una biblioteca: se è stato correttamente etichettato e inserito in uno scaffale in maniera ordinata, sarà facile trovarlo, quando serve. Qualcosa di simile è l’organizzazione e il consolidamento delle informazioni nella memoria a lungo termine e il recupero dei ricordi consiste nella selezione e nel richiamo dell’informazione dalla memoria a lungo termine quando serve.

Spesso i pazienti affetti dalla sclerosi multipla presentano soprattutto difficoltà nella codifica e nell’immagazzinamento di nuove informazioni, mentre non viene alterato il recupero dei ricordi registrati in epoche precedenti allo sviluppo della malattia.

I pazienti, infatti, riferiscono di ricordare perfettamente cose del passato, anche molto antiche, mentre fanno più fatica a fissare nella memoria nuove informazioni. Per esempio, è molto semplice per un paziente ricordare il nome della prima maestra della scuola elementare o una breve poesia che ha imparato da bambino, mentre è più difficile che ricordi cosa ha mangiato a pranzo il giorno prima, le notizie del telegiornale appena ascoltato, un messaggio che gli è stato riferito o quello che ha scritto nella lista della spesa.

Com’è possibile quindi identificare un deficit di memoria?

Se siete affetti da sclerosi multipla e vi siete riconosciuti negli esempi sopra descritti, o se i vostri familiari hanno notato questi problemi nei vostri comportamenti, è utile parlarne al medico che vi ha in cura, così che possa valutare l’informazione nel contesto del vostro quadro clinico. Potrà poi indirizzarvi, se necessario, al Servizio di Neuropsicologia del centro della SM di riferimento o a quello dell’Azienda Sanitaria.

Esistono delle prove, chiamate test neuropsicologici, che sono specifiche per i pazienti con Sclerosi Multipla. Esse consentono di misurare le funzioni (abilità) di memoria, analizzandone le componenti sopra descritte, per identificare quella maggiormente compromessa. Tale valutazione è importante, non solo per fornire al paziente spiegazioni esaurienti sui disagi che riferisce, ma anche per pianificare un adeguato programma di riabilitazione della memoria. I risultati dell’analisi dettagliata delle alterazioni delle componenti della memoria permetteranno a un professionista specializzato di selezionare le tecniche riabilitative più adatte al singolo caso. Lavorare insieme al paziente potrà allenarlo a utilizzare strategie, che favoriscano l’apprendimento, e quindi il ricordo di nuove informazioni, compensando del tutto o in parte le carenze provocate dalla sclerosi multipla. Alcune ricerche hanno dimostrato, infatti, che potenziando la capacità del singolo soggetto di codificare le informazioni, con tecniche particolari, aumentano le probabilità di conservare l’informazione nella memoria a lungo termine e di poterla poi recuperare e utilizzare nella vita quotidiana.

Nuovi dati ancora più interessanti derivano proprio dagli studi di riabilitazione neuropsicologica. In particolare, si è dimostrato che il suo effetto è maggiore nei casi in cui gli esercizi eseguiti dal paziente sono mirati a risolvere gli specifici problemi che egli presenta. Inoltre, ricerche recenti pongono l’accento sul momento in cui il paziente viene sottoposto alla riabilitazione. E’ importante riabilitare la memoria fin dal momento in cui si presentano le prime difficoltà, poiché si è visto che la presenza di gravi carenze delle funzioni cognitive riduce drasticamente la possibilità che la riabilitazione produca un buon recupero. Consigliamo quindi di non sottovalutare i primi campanelli d’allarme.

Vedere anche in Alterazioni della funzioni cognitive