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E’ molto difficile dare una definizione di attenzione in termini medici, poiché essa non esprime un‘unica funzione, ma piuttosto riguarda una varietà di meccanismi psicologici, molto diversi tra loro,  che dipendono dall’attivazione di differenti aree del cervello. Tuttavia, possiamo genericamente affermare che l’attenzione è la funzione cognitiva che ci permette di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente, filtrarle e organizzarle, allo scopo di produrre una risposta appropriata.

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Il meccanismo cognitivo dell’attenzione comprende differenti componenti denominate: Attenzione Selettiva (relativa a suoni e immagini), Attenzione Divisa, Attenzione Sostenuta e Vigilanza. Vediamole meglio nel dettaglio:

L’Attenzione Selettiva è la capacità di selezionare una o più fonti d’informazione rilevanti in presenza di molti stimoli diversi che da quelle fonti d’informazioni potrebbero distrarre. Un tipico esempio è “l’effetto festa”, ossia quello che permette, partecipando ad una festa in un ambiente nel quale si mescolano rumori, voci, suoni e musica, di puntare l’attenzione, senza accorgercene, soltanto sulle informazioni o sugli stimoli che ci interessano. Siamo quindi in grado di ascoltare e comprendere quello che ci dice una persona, anche se nella stanza ce ne sono decine che parlano contemporaneamente. Immaginiamo ora, mentre parliamo con un amico, di voler cogliere il discorso di un gruppo di persone poco lontane, grazie alla funzione dell’attenzione selettiva, possiamo spostare la nostra attenzione su quello che dicono, sopprimendo momentaneamente tutti gli altri stimoli che riceviamo dall’ambiente. Un’ulteriore sotto-componente dell’Attenzione Selettiva è l’Attenzione Selettiva Visiva. Per spiegarla si fa l’esempio di un fascio di luce che si muove in un ambiente e che “illumina” un obiettivo, concentrando su di esso le risorse dell’attenzione selettiva e di altre funzioni. L’attenzione selettiva visiva ci permette di concentrarci sugli stimoli che arrivano dall’obiettivo inquadrato.

Per Attenzione Divisa s’intende per certi versi una funzione contraria alla precedente, vale a dire quella che permette di prestare attenzione a più stimoli e attività contemporaneamente. Per esempio, cucinare mentre si è impegnati in una conversazione al telefono, prevede l’applicazione di questa funzione. In inglese queste situazioni si definiscono dual-tas o doppio compito. Solitamente, il livello di attenzione dedicato a ciascuna funzione, in queste situazioni, è minore, rispetto a quando un individuo si può concentrare su un’unica attività. Un’altra situazione tipica che coinvolge l’attenzione divisa è la guida dell’automobile. Durante quest’attività dobbiamo, infatti, prestare attenzione all’ambiente circostante, ai segnali stradali, seguire le manovre degli altri veicoli, i movimenti dei pedoni e, contemporaneamente, appunto, guidare.

Molto spesso, le persone con sclerosi multipla riferiscono di avere difficoltà nel concentrare l’attenzione su specifici stimoli o fonti di informazioni, se ci sono più persone che parlano contemporaneamente, in ambienti rumorosi o quando sono impegnate in altre attività. Questi sintomi frequentemente sono indice di una riduzione delle risorse della funzione dell’attenzione, verosimilmente conseguente ai danni alla sostanza bianca e all’atrofia della sostanza grigia nel cervello, causati dalla malattia (Bermel e coll., 2002).

L’Attenzione Sostenuta e la Vigilanza ci consentono di mantenere l’attenzione su eventi poco frequenti e critici per un considerevole periodo di tempo. Diversi studi hanno dimostrato come il livello di vigilanza sia tanto più elevato, quanto più brevi sono i tempi di reazione, e l’attenzione tenda a diminuire e le reazioni a rallentare se la durata di un compito o di un’attività si prolunga. Se ci aspettiamo di ricevere uno stimolo al quale dobbiamo rispondere il più velocemente possibile, succede che, nelle prime fasi dell’attesa  e della ricezione dello stimolo siamo in grado di mantenere un elevato livello di attenzione, e quindi di essere veloci e accurati nel riceverlo e nel rispondere. Se invece il compito dura nel tempo, si riduce il livello di attenzione: aumentano i tempi di reazione, possono mancare le risposte allo stimolo atteso e si possono verificare falsi allarmi, cioè si producono risposte, anche se lo stimolo atteso non è arrivato.

Strettamente legato alle componenti dell’attenzione descritte finora è il concetto di Information Processing (IP) e Working Memory che si possono tradurre in Elaborazione dell’Informazione e Memoria di Lavoro. Tali funzioni permettono di mantenere “attiva” un’informazione che riceviamo per il tempo necessario a compiere una determinata attività ad essa correlata, per poi spostare l’attenzione verso un altro compito o ritornare a un’attività che era stata lasciata in sospeso. Numerosi studi hanno dimostrato come il rallentamento dell’Elaborazione dell’Informazione sia tra i primi sintomi di alterazione delle funzioni cognitive a comparire nella sclerosi multipla, determinando un peggioramento di tutte le altre funzioni cognitive.

La riabilitazione neuro-psicologica rappresenta, da un punto di vista clinico, uno armi degli strumenti più validi per contrastare i disturbi di attenzione e della elaborazione dell’informazione (Mattioli e coll. 2010). Ad esempio, presso i Centro di Neuropsicologia Clinica e Riabilitativa degli Spedali Civili di Brescia è in corso uno studio randomizzato (con assegnazione casuale dei trattamenti) e controllato (con confronto fra un gruppo trattato e uno no) su persone con sclerosi multipla che presentano carenze delle funzioni di attenzione e della elaborazione dell’informazione. La ricerca prevede un trattamento di riabilitazione breve e intensivo (circa mezz’ora al giorno, per due settimane consecutive), eseguito con l’ausilio di un computer. Tale trattamento è costituito da esercizi di attenzione svolti con uno psicologo, associati  alla transcranial Direct Current Stimulation (tDCS). La tDCS è un’innovativa tecnica di stimolazione cerebrale in grado di modulare la plasticità del cervello. E’ una terapia in grado di modulare l’attività dei neuroni, le cellule del sistema nervoso, che non è invasiva ed è ben tollerata. Essa ha dimostrato un buon potenziale di efficacia in soggetti con diversi disordini neurologici (Fregni, Pascual-Leone 2007). Tale studio è ancora in corso ma i risultati preliminari sono incoraggianti. Sembra, infatti, che i malati trattati con un addestramento dell’attenzione, associato alla stimolazione mediante tDCS, mostrino un miglioramento significativo delle risposte nei compiti di attenzione e in altre funzioni che dipendono dai centri nervosi localizzati in aree del cervello denominate aree frontali. Questo effetto, presente subito dopo la conclusione dei cicli di riabilitazione, pare mantenersi anche a distanza di 6 mesi dalla fine del trattamento (Mattioli e coll. 2013). Se i buoni risultati preliminari saranno confermati, si potrà applicare su scala più ampia questo trattamento di riabilitazione, breve ed efficace, per le persone con sclerosi multipla che presentano carenze delle funzioni di attenzione e di Elaborazione dell’Informazione. In questo modo non solo sarebbe possibile contrastare fin dall’inizio i deficit neuropsicologici, ma si supporterebbe, in modo trasversale, l’efficienza di tutte le funzioni cognitive.

Vedere anche in Alterazioni della funzioni cognitive

BIBLIOGRAFIA

  • Bermel, R.A., Bakshi, R et al.(2002).”Bicaudate ratio as a magnetic resonance imaging marker of brain atrophy in multiple sclerosis.” Arch.Neurol. 59:275-280.
  • Mattioli F, Stampatori C, Zanotti D, Parrinello G, Capra R. Efficacy and specificity of intensive cognitive rehabilitation of attention and executive functions in multiple sclerosis. J Neurol Sci 2010; 288:101-105
  • Mattioli F, Bellomi F, Stampatori C, Capra R, Miniussi C (2013). Transcranial direct current stimulation (tDCS) efficacy in treating information processing impairment of Multiple Scleorsis patients.  AAN San Diego 2013
  • Fregni, F. and Pascual-Leone, A. (2007) Technology insight: noninvasive brain stimulation in neurology-perspectives on the therapeutic potential of rTMS and tDCS. Nat Clin Pract Neurol, 3, 383-393.

 

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