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Alterazioni delle funzioni esecutive

Nelle persone con sclerosi multipla, le abilità cognitive più spesso compromesse, dopo l’attenzione  e la memoria, sono quelle a carico delle cosiddette funzioni esecutive e di controllo. Si tratta delle funzioni cognitive più complesse che non si semplificano in una sola capacità, ad esempio quella del parlare o del far di conto, ma che sono coinvolte nel controllo, o potremmo dire nella “supervisione “, di altre funzioni cognitive più semplici e inoltre sono indispensabili per determinare nel soggetto la capacità di: formulare giudizi, organizzare, elaborare pensieri astratti, prevedere gli esiti di un comportamento e trovare soluzioni ai problemi quotidiani. Secondo un autore esperto di questi aspetti del funzionamento del cervello, Burgess (2003), “le funzioni esecutive rappresentano le abilità che permettono a una persona di stabilire nuovi modelli di comportamento e modi di pensare in maniera flessibile ed adattabile al cambiamento delle situazioni e di avere un’introspezione su di essi”. Per introspezione, in psicologia, si intende la capacità dell’individuo di osservare i propri pensieri, sensazioni e processi mentali. In questo modo le funzioni esecutive hanno un ruolo di controllo ed eventualmente un effetto limitante, su altri processi cognitivi come la memoria o l’elaborazione del linguaggio. Per esempio, quando si incontra una persona con carenze delle funzioni cognitive, si può rilevare che è logorroica, vale a dire parla tanto e in maniera disordinata, e questo si verifica perché non funzionano i meccanismi di  l’inibizione che controllerebbero la parola. Può succedere anche che tocchi o utilizzi oggetti presenti sul tavolo durante la visita, perché non funzionano i meccanismi di inibizione dei gesti, eseguiti in automatico, come parte di un movimento che avrebbe lo scopo di utilizzare un oggetto. Un altro segno di carenza delle funzioni esecutive è una maniera di parlare (eloquio) difficile da capire, per la mancanza di collegamenti logici reciproci fra i contenuti del discorso e fra quelli e l’argomento della conversazione. Questi problemi non sono dovuti ad alterazioni del linguaggio, ma a quelle delle funzioni esecutive, che dovrebbero controllare e coordinare pensieri ed eloquio. Difficoltà di pianificazione si rilevano già dalle difficoltà del soggetto nella gestione del suo tempo. Egli arriva in ritardo o in anticipo agli appuntamenti, oppure non riesce a mettere in una sequenza logica le commissioni da svolgere in un determinato periodo di tempo, con il rischio di impiegarne molto di più o di fare molta più strada del necessario o infine di non fare tutto quello che aveva programmato. Si potrebbe pensare che all’origine di questi problemi ci sia una carenza di memoria, e invece a non funzionare adeguatamente è la capacità di pianificare gli impegni. Anche le difficoltà di ragionamento possono essere dovute ad alterazioni delle funzioni esecutive, in particolare quelle relative al ragionamento deduttivo. Tale modalità di ragionamento serve a produrre una deduzione, partendo dall’elaborazione di varie ipotesi alternative, che poi sono scartate una alla volta, fino all’individuazione della soluzione corretta.

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Nelle persone con carenze delle funzioni esecutive si possono manifestare modificazioni dei comportamenti evidenti a chi li assiste (in inglese caregivers)  e dei quali, invece, i diretti interessati sono poco consapevoli. Può capitare,quindi, che sia il familiare a riferire, durante la visita, che il malato “non è più come prima” e ha “cambiato carattere”. Fra le modificazioni più spesso segnalate, ci sono una maggiore irritabilità e impulsività, l’uso di un linguaggio aggressivo e la perdita di certe inibizioni. Altre volte il soggetto è più triste e apatico, con scarsa iniziativa (Mattioli et al. 2011). Anche questi sono segnali non trascurabili della malattia, talvolta riconducibili a carenze dei meccanismi di controllo che, nel cervello, sono elaborati in aree definite lobi frontali. Soprattutto, la comparsa di queste alterazioni deve suonare come un campanello d’allarme e i cambiamenti vanno riferiti al neurologo. Egli, infatti potrà proporre alla persona con sclerosi multipla, nella quale si ipotizzano alterazioni delle funzioni esecutive, una valutazione neuro-psicologica completa che includa anche le prove indicate per la verifica dell’efficienza di tali funzioni.

Una volta confermata la presenza di carenze delle funzioni esecutive, si può ricorrere a protocolli di riabilitazione cognitiva specifica, cioè mirata al miglioramento o al totale recupero della  funzione compromessa. Quanto prima si intraprende il percorso riabilitativo, tanto più efficacemente esso rallenta il processo di deterioramento di quella funzione. Oggi la riabilitazione cognitiva prevede dei protocolli di esercizi intensivi, spesso con l’ausilio del computer, da svolgere sotto la guida di uno psicologo esperto di alterazioni caratteristiche della sclerosi multipla. Si è osservato come la riabilitazione mirata al miglioramento/recupero delle funzioni esecutive sia particolarmente efficace e con risultati che concretamente aiutano la persona con sclerosi multipla nelle attività quotidiane, aumentandone la qualità di vita e riducendone gli atteggiamenti espressione di depressione o di ansia (Mattioli et al. 2009).

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