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Prima di iniziare un trattamento con interferone beta-1a intramuscolare o sottocutaneo, o con interferone beta-1b sottocutaneo, si eseguono abitualmente: risonanza magnetica, emocromo completo, dosaggio di enzimi epatici, esami per valutare la funzione della tiroide, come FT3, FT4, TSH, e gli autoanticorpi per la diagnosi delle tiroiditi autoimmuni. Queste valutazioni servono a escludere alterazioni e patologie incompatibili con la somministrazione del farmaco e a stabilire valori di partenza, delle diverse variabili, rispetto ai quali è possibile rilevare successive variazioni. Un corretto programma di verifiche nel tempo degli effetti delle cure e dell’andamento della malattia dovrebbe poi prevedere: un controllo dell’emocromo e degli enzimi del fegato dopo un mese e, successivamente, ogni tre mesi durante il primo anno e ogni sei mesi dal secondo anno di cura in poi; una verifica degli esami di laboratorio relativi alla tiroide e una risonanza magnetica una volta all’anno, per tutta la durata del trattamento. In seguito, la frequenza delle verifiche dipenderà dall’evoluzione del quadro.

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Gli effetti indesiderati che si presentano più spesso con gli interferoni sono i sintomi simil-influenzali e le reazioni a livello della pelle nel punto in cui sono eseguite le iniezioni. Per quanto riguarda i primi, si tratta di sintomi, come febbre, cefalea, dolori a muscoli e ad articolazioni, astenia e malessere generale, simili a quelli provocati dall’influenza. Per questo quadro si usa anche la definizione Sindrome simil-influenzale. Tale quadro tende a risolversi, o a ridursi di intensità, dopo i primi due mesi di assunzione dei farmaci. I sintomi simil-influenzali si possono prevenire iniziando il trattamento con una dose di interferone più bassa, per poi aumentarla, progressivamente, fino a raggiungere quella prescritta. Inoltre, essi possono essere gestiti usando farmaci come acetaminofene, ibuprofene, naproxene o altri FANS, da assumere trenta minuti prima dell’iniezione di interferone e da ripetere, se necessario, ogni dodici ore. Altri sintomi e segni più rari sono perdita di capelli, spasticità dei muscoli e alterazioni delle mestruazioni. Da tempo si ipotizza che, in qualche caso, il trattamento con interferone possa favorire la comparsa di depressione, ma vari studi hanno contraddetto tale ipotesi. Fra le alterazioni degli esami di laboratorio riscontrate, raramente, nel corso di terapie con interferoni ci sono: aumento della concentrazione nel sangue delle transaminasi e degli altri enzimi epatici, riduzioni del numero di leucociti, linfociti e granulociti neutrofili ed evidenze di infiammazioni autoimmunitarie della tiroide. Le alterazioni di grado lieve della concentrazione nel sangue degli enzimi epatici si possono osservare in una discreta quota di soggetti, mentre sono molto rare quelle gravi. Sono a maggiore rischio di sviluppare tali reazioni i maschi, specie se giovani, e chi si trova nella fase iniziale dell’assunzione. Sarà il medico a giudicare se la modificazione di questi parametri di laboratorio richieda un cambiamento della terapia. Casi di anafilassi o di eventi avversi particolarmente gravi sono estremamente rari con i prodotti a base di interferone. Poiché gli interferoni sono stati introdotti nel trattamento della sclerosi multipla da molti anni, si sono potute raccogliere dimostrazioni della sicurezza a lungo termine di queste molecole più ampie, rispetto ai prodotti più recenti.

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