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Riparazione del danno, plasticità, compensazione e recupero della funzionalità fisica

Riparazione del danno, plasticità, compensazione e recupero della funzionalità fisica

La plasticità neuronale o neuroplasticità

La neuroplasticità consiste in un insieme di meccanismi e di processi con i quali il sistema nervoso riorganizza la sua struttura, la sua funzione e le connessioni, fra neuroni e fra gruppi di neuroni, in risposta a danni e a stimoli provenienti dall’ambiente esterno o dall’interno dell’organismo stesso. Il cervello, in particolare, è un sistema capace di organizzare sé stesso adattandosi alle sollecitazioni. Per comprendere le modalità di adattamento ai danni che subisce il sistema nervoso, è necessario tenere presente l’interazione fra i vari sistemi e apparati dell’organismo e l’ambiente e gli scambi di stimoli che avvengono fra sistema nervoso e organismo. Il sistema nervoso centrale e quello periferico si sviluppano di pari passo fin dalle prime settimane di vita dell’embrione e sono collegati da connessioni complesse che coinvolgono anche i muscoli. I danni acuti o cronici a carico del sistema nervoso possono determinare interruzioni più o meno ampie di questi collegamenti ai quali lo stesso sistema nervoso fa fronte creando nuove connessioni e nuove reti. Questo fenomeno rientra nei processi di neuroplasticità. D’altra parte, bisogna considerare che, quando in un insieme di sistemi complessi, come l’organismo umano, si determina un ripristino che compensa i danni provocati da malattie o da traumi, ci possono essere esiti positivi ed esiti negativi. Infatti, mentre, come riportato in precedenza, lo sviluppo del sistema nervoso avviene in maniera progressiva e coordinata, i processi di riparazione non si verificano negli stessi tempi e con gli stessi modi e non portano necessariamente agli stessi risultati. Un paragone, che può dare un’idea di quello che producono i processi di riparazione dell’organismo, è quello della formazione delle cicatrici che riparano le ferite sulla pelle. Alcune di esse, dopo settimane o mesi, quasi non si vedono più, perché hanno ripristinato la pelle esattamente com’era prima della ferita. Altre cicatrici deformano in maniera definitiva l’area della pelle che è stata riparata. Un esempio di risultato positivo della neuroplasticità è quello del miglioramento delle funzioni cognitive, alterate dalla sclerosi multipla, che si ottiene con approcci di riabilitazione. Un esempio di esito negativo è invece quello delle forme di epilessia che si sviluppano nelle persone che subiscono gravi traumi al cervello. Per tradurre questi concetti in termini pratici, che riguardino la vita quotidiana delle persone con sclerosi multipla, si può dire che l’obiettivo degli approcci di fisioterapia e riabilitazione dovrebbe essere, idealmente, quello di sfruttare al meglio i processi di neuroplasticità, per ridurre gli effetti dei danni provocati dalla malattia sulle funzioni del sistema nervoso centrale. Un obiettivo ancora più ambizioso è quello di “guidare” i processi di neuroplasticità per ottimizzarne gli esiti.

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Riabilitazione, plasticità e recupero della funzione

La fisioterapia applicata alla riabilitazione ha dimostrato di ottenere, nella sclerosi multipla, miglioramenti di diverse funzioni motorie e anche delle funzioni cognitive. Fra le prime possono migliorare forza, resistenza allo sforzo, capacità di camminare e durata del cammino e astenia. Gli approcci che si usano sono diversi e arrivano fino a quelli più evoluti che prevedono l’assistenza di robot. Per quanto riguarda l’effetto della riabilitazione sulle funzioni cognitive, si sono osservati miglioramenti su vari tipi di elaborazione della memoria. I risultati delle ricerche confermano l’efficacia della fisioterapia nella sclerosi multipla anche se si tratta spesso di studi su popolazioni limitate nei quali è difficile ottenere una significatività statistica. A proposito di effetti che possono avere i processi di neuroplasticità, è interessante notare che, in una persona con sclerosi multipla che ha problemi motori, si dimostra, con prove appropriate, un’attivazione del cervello sensibilmente maggiore di quella di soggetti normali. La stessa differenza è stata dimostrata confrontando individui con e senza alterazioni delle funzioni cognitive. Varie ricerche hanno rilevato che, nei malati di sclerosi multipla, si verificano fenomeni di neuroplasticità che modificano le vie attraverso le quali vengono trasmessi gli stimoli fra un’area e l’altra del cervello e fra il sistema nervoso centrale e quello periferico. I fenomeni di neuroplasticità, a loro volta, possono portare a recuperi più o meno ampi di funzioni alterate dalla malattia che vanno da quelle motorie a quelle cognitive. Le dimostrazioni del fatto che con approcci di riabilitazione si possano determinare fenomeni di plasticità sono state raccolte, per ora, su casistiche limitate, ma sono molto interessanti. Infatti, con la risonanza magnetica funzionale si è confermato che, con approcci di riabilitazione delle funzioni cognitive, si possono verificare cambiamenti dell’attività di alcune aree del cervello, ai quali corrispondono miglioramenti dei risultati delle prove che dimostrano l’efficienza delle funzioni cognitive. È importante sottolineare che, al miglioramento di tali funzioni, si associa anche una riduzione dell’attivazione di alcune aree del sistema nervoso centrale, che conferma la relazione fra grado di alterazione delle funzioni e intensità dell’attivazione.

Nella sezione Riabilitazione fisica nella sclerosi multipla troverete anche:

Sezione a cura della Prof. Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro della sclerosi multipla del Policlinico G. Rodolico di Catania.

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