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La riabilitazione nella gestione dei sintomi

La riabilitazione nella gestione dei sintomi

Astenia (fatica patologica)

I meccanismi all’origine dello sviluppo dell’astenia, nella sclerosi multipla, non sono stati ancora del tutto definiti. Fra le ipotesi formulate ci sono effetti di lesioni alle vie nervose che dalla corteccia cerebrale si diffondono verso altre aree del cervello, ma potrebbero contribuire alterate funzioni del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino, con particolare riguardo all’asse ipotalamo-ipofisi-corteccia surrenale. Quella che si presenta nella sclerosi multipla, è comunque un’astenia “primaria”, da distinguere dalle forme secondarie, che sono conseguenza di disturbi del sonno, anemia, disfunzioni della tiroide, depressione e carenze delle funzioni cognitive. L’esistenza di forme di astenia secondarie ad alterazioni delle funzioni cognitive suggerisce la necessità di distinguere le componenti di un’astenia che emerga in un malato di sclerosi multipla, fra quella primaria, dovuta ai meccanismi sopracitati, e quella secondaria dovuta ad alterazioni delle funzioni cognitive.

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Degli approcci riabilitativi diretti a migliorare l’astenia, ce ne sono alcuni generali, come l’inserimento di momenti di riposo nel corso della giornata, programmi che ottimizzano la gestione dell’energia e soluzioni per rinfrescare i muscoli e altri più specificatamente riabilitativi come l’addestramento neuropsicologico all’attenzione e l’esecuzione di esercizi specifici.

Spasticità

Con il termine spasmo si indica uno stato di contrazione anomala dei muscoli, più o meno prolungato e non sottoposto ai normali meccanismi di controllo fisiologici. La spasticità è una condizione caratterizzata dalla comparsa di spasmi e rappresenta uno dei sintomi più frequenti della sclerosi multipla. Nel midollo spinale ci sono neuroni, specializzati nella interazione con i muscoli e che contribuiscono alla gestione dei movimenti, che sono denominati motoneuroni. Dei motoneuroni, quelli di tipo alfa, nelle persone con sclerosi multipla che presentano spasticità, sono attivati più del normale da stimoli di intensità non idonea a produrre una contrazione muscolare fisiologica e che, invece, determinano lo spasmo, che possono essere dolorose. Un altro tipo di motoneuroni presenti nel midollo spinale, quelli di tipo gamma, contribuiscono, anch’essi, sia alla regolazione delle contrazioni dei muscoli nei soggetti normali, nei quali i meccanismi di controllo funzionano bene, che allo sviluppo della spasticità nella sclerosi multipla e in altre malattie. La valutazione e la gestione della spasticità necessita di un approccio multidisciplinare, al quale contribuiscono neurologo, fisiatra, fisioterapisti e altre figure professionali. Per dare un’idea della complessità dei fattori che vanno considerati, basti pensare che, in alcune persone con sclerosi multipla, la spasticità è considerata una componente positiva del quadro, perché aiuta a dare una maggiore stabilità alle ginocchia, utile per i trasferimenti e qualche passo di cammino. D’altra parte, quando la spasticità pesa negativamente sulla funzionalità dei movimenti e sulla qualità di vita e genera dolore e fatica eccessiva, il suo trattamento è opportuno e necessario. Esiste anche una relazione diretta fra spasticità e astenia, vedi parte dedicata, che si basa sul fatto che i malati di sclerosi multipla consumano quantità di energia doppia, rispetto ai soggetti sani, per qualsiasi movimento, come, ad esempio, per camminare.

La riabilitazione ha un ruolo fondamentale nella cura della spasticità e dei sintomi che ne derivano, perché il ricorso eccessivo ai farmaci, nella sua gestione, può essere controproducente. Le tecniche di riabilitazione impiegate, nei casi di spasticità di grado lieve o moderato, consistono in regolari esercizi di distensione e di allungamento dei muscoli, in inglese “stretching”, seguiti da sessioni di attività fisica adeguate al grado di funzionalità del singolo soggetto. Un altro approccio riabilitativo consiste nell’assumere posizioni che prevengano o minimizzino l’insorgenza o il peggioramento della spasticità. Tali tecniche vanno insegnate e gestite, almeno in una fase iniziale, da fisioterapisti esperti nella gestione di questi problemi. In seguito, gli esercizi di stretching possono essere eseguiti quotidianamente dal malato stesso, eventualmente con l’aiuto dei familiari e di altre persone che li assistano. Per supportare le persone con sclerosi multipla che devono eseguire questi esercizi, sono utili manuali e altri strumenti informativi e, in molti paesi, si usa la rete per guidare e seguire la riabilitazione al domicilio. La spasticità peggiora a seguito di periodi prolungati di inattività o di riposo forzato. I malati che praticano queste attività si rendono conto facilmente della loro importanza nella riduzione degli spasmi e della rigidità. Impacchi freddi e stimolazione elettrica funzionale possono essere considerati come possibili interventi per il controllo della spasticità. Nei casi che richiedono terapie con farmaci, si impiegano prodotti di vario tipo e di vario livello di potenza, che vanno dal baclofen a farmaci a base di principi contenuti nella cannabis sativa, utilizzati sotto forma di spray. D’altra parte, come detto in precedenza, la prescrizione dei farmaci deve essere attentamente valutata, per evitare di ricorrervi troppo presto e nelle fasi gestibili solo con la riabilitazione.

Atassia

L’atassia è un sintomo neurologico che consiste nell’alterazione della coordinazione dei movimenti, che non vengono controllati adeguatamente, in termini di misura o di direzione dei movimenti stessi. Un altro tipo di atassia impedisce o limita il mantenimento delle posizioni del tronco e degli arti. L’atassia, alla quale si può associare tremore, coinvolge spesso molti gruppi di muscoli. Le persone con atassia possono avere alcuni dei seguenti problemi: non stimare correttamente la distanza fra due oggetti o tra due parti del corpo (dismetria), attivare in maniera inappropriata muscoli che sviluppano effetti opposti (dissinergia), alternare in modo anormale movimenti rapidi e presentare altre alterazioni da inadeguato controllo. Il tremore e l’atassia del tronco sono sintomi assai invalidanti e poco trattati. Nei centri di riabilitazione specializzati vengono applicate tecniche dedicate al trattamento dell’atassia. Ad esempio, si abituano i malati a sostenere esercizi di complessità crescente, che hanno l’obiettivo di stimolare la plasticità neuronale, a livello del cervelletto. Ciò può indurre miglioramenti della fatica patologica e del tremore. Negli esercizi si usano, ad esempio, piccoli bracciali con pesi o utensili applicati ai polsi. Tali dispositivi aiutano a ridurre l’ampiezza dei movimenti intenzionali di oscillazione e ad abituare le spalle e i gomiti a guidare i movimenti delle mani. Ad esempio, il soggetto con atassia può fare esercizi di questo tipo, con i bracciali, stando seduto a tavola per assumere un pasto. Il deambulatore o i bastoni forniscono sostegno e permettono, alle persone con atassia, di avere un appoggio a terra più bilanciato, ma l’impiego ottimale di tali supporti deve essere acquisito sotto la guida di fisioterapisti esperti, per evitare che essi stessi risultino d’intralcio, provocando cadute. In conclusione, nel trattamento dell’atassia, fisioterapia e terapia occupazionale possono risultare molto efficaci, mentre i farmaci lo sono poco.

Nella sezione Riabilitazione fisica nella sclerosi multipla troverete anche:

Sezione a cura della Prof. Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro della sclerosi multipla del Policlinico G. Rodolico di Catania.

Bibliografia

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