Domande e risposte sulla riabilitazione fisica nella sclerosi multipla

Domande e risposte sulla riabilitazione fisica nella sclerosi multipla

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Che obiettivi ha la riabilitazione nella sclerosi multipla?

La riabilitazione aiuta le persone con sclerosi multipla ad affrontare le alterazioni delle funzioni indotte dalla malattia, in alcuni casi riducendo la loro gravità e facendo in modo che pesino il meno possibile sulla vita quotidiana dei malati.

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Come si traducono in sintomi i danni provocati dalla sclerosi multipla?

L’alterazione della guaina mielinica induce a sua volta danni agli assoni o la perdita vera e propria di queste strutture. Ciò limita o impedisce la trasmissione degli stimoli fra i neuroni e, di conseguenza, si alterano alcune funzioni del sistema nervoso centrale e si sviluppano segni e sintomi. Un sintomo frequente e, spesso, precoce, come le parestesie, è un esempio tipico di come l’inadeguata trasmissione di stimoli si manifesti come sintomo.

Cos’è la plasticità neuronale o neuroplasticità?

La neuroplasticità consiste in un insieme di meccanismi e di processi con i quali il sistema nervoso riorganizza la sua struttura, la sua funzione e le connessioni, fra neuroni e fra gruppi di neuroni, in risposta a danni e a stimoli provenienti dall’ambiente esterno o dall’interno dell’organismo.

I meccanismi di plasticità neuronale ristabiliscono sempre le funzioni perse con il danno provocato dalla sclerosi multipla?

Lo sviluppo del sistema nervoso avviene in maniera progressiva e coordinata, i processi di riparazione non si verificano negli stessi tempi e con gli stessi modi e non portano necessariamente agli stessi risultati. Un esempio di risultato positivo della neuroplasticità è quello del miglioramento delle funzioni cognitive, alterate dalla sclerosi multipla, che si ottiene con approcci di riabilitazione. Un esempio di esito negativo è invece quello delle forme di epilessia che si sviluppano nelle persone che subiscono gravi traumi al cervello.

Quali funzioni ha dimostrato di poter migliorare la riabilitazione, nei malati di sclerosi multipla?

La fisioterapia applicata alla riabilitazione ha dimostrato di ottenere, nella sclerosi multipla, miglioramenti di diverse funzioni motorie e anche delle funzioni cognitive. Fra le prime possono migliorare forza, resistenza allo sforzo, capacità di camminare e durata del cammino e astenia. Per quanto riguarda l’effetto della riabilitazione sulle funzioni cognitive, si sono osservati miglioramenti su vari tipi di elaborazione della memoria.

Nei malati di sclerosi multipla, si attivano processi di neuroplasticità?

Varie ricerche hanno osservato che, nei malati di sclerosi multipla, si verificano fenomeni di neuroplasticità che modificano le vie attraverso le quali vengono trasmessi gli stimoli fra un’area e l’altra del cervello e fra il sistema nervoso centrale e quello periferico.

Esistono dimostrazioni strumentali dei processi di neuroplasticità?

Con la risonanza magnetica funzionale si è dimostrato che, con approcci di riabilitazione delle funzioni cognitive, si possono verificare cambiamenti dell’attività di alcune aree del cervello, ai quali corrispondono miglioramenti dei risultati delle prove che dimostrano l’efficienza delle funzioni cognitive.

Quali approcci di riabilitazione si usano per ridurre l’astenia?

Degli approcci riabilitativi diretti a migliorare l’astenia, ce ne sono alcuni generali, come l’inserimento di momenti di riposo nel corso della giornata, programmi che ottimizzano la gestione dell’energia e soluzioni per rinfrescare i muscoli e altri più specificatamente riabilitativi come l’addestramento neuropsicologico all’attenzione e l’esecuzione di esercizi specifici.

Quali approcci di riabilitazione si usano per ridurre la spasticità?

Le tecniche di riabilitazione impiegate, nei casi di spasticità di grado lieve o moderato, consistono in regolari esercizi di distensione e di allungamento dei muscoli, in inglese “stretching”, seguiti da sessioni di attività fisica adeguate al grado di funzionalità del singolo soggetto. Un altro approccio riabilitativo consiste nell’assumere posizioni che prevengano o minimizzino l’insorgenza o il peggioramento della spasticità. Tali tecniche vanno insegnate e gestite, almeno in una fase iniziale, da fisioterapisti esperti nella gestione di questi problemi. In seguito, gli esercizi di stretching possono essere eseguiti quotidianamente dal malato stesso, eventualmente con l’aiuto dei familiari e di altre persone che li assistano.

Quali approcci di riabilitazione si usano per l’atassia?

Fra le tecniche applicate per trattare l’atassia, c’è quella di abituare i malati a sostenere esercizi di complessità crescente, che hanno l’obiettivo di stimolare la plasticità neuronale, a livello del cervelletto. Ciò può indurre miglioramenti della fatica patologica e del tremore. Negli esercizi si usano, ad esempio, piccoli bracciali con pesi o utensili applicati ai polsi. Tali dispositivi aiutano a ridurre l’ampiezza dei movimenti intenzionali di oscillazione e ad abituare le spalle e i gomiti a guidare i movimenti delle mani. Ad esempio, il soggetto con atassia può fare esercizi di questo tipo, con i bracciali, stando seduto a tavola per assumere un pasto.

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