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Domande e risposte sui criteri di qualità e chiavi di interpretazione della letteratura scientifica

Domande e risposte sui criteri di qualità e chiavi di interpretazione della letteratura scientifica

Come nasce una pubblicazione scientifica?

Un testo scritto, per essere pubblicato sulle riviste più accreditate, deve soddisfare specifici criteri, relativi a struttura e impostazioni, definiti da ciascun giornale. L’articolo inviato viene verificato da esperti riconosciuti dell’argomento trattato nell’articolo. Abitualmente la valutazione avviene “in cieco” riguardo agli autori, nel senso che i revisori non sanno chi l’ha scritto e, quindi, non sono influenzati, nel giudizio, da questa informazione. I revisori, in inglese “referee”, possono accettare l’articolo così com’è, bocciarlo o chiedere modifiche agli autori, vagliate le quali decideranno se accettarlo. Questo processo differenzia la qualità dei contenuti delle riviste scientifiche da quelli di altre fonti (siti, giornali ecc.) che non sono sottoposti a tali verifiche.

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Cosa valuta uno studio epidemiologico?

Uno studio epidemiologico può valutare la frequenza di una malattia o delle sue cause, dei suoi sintomi o dei suoi esiti, in gruppi di soggetti più o meno ampi, fino a considerare la popolazione mondiale. Gli studi epidemiologici possono tenere conto anche della variabile tempo, seguendo l’evoluzione dei dati rilevati nei mesi o negli anni.

Cosa valuta uno studio di fisiopatologia?

In termini generali, valuta il passaggio dalla fisiologia (salute) alla patologia (malattia), vale a dire che verifica la presenza di un meccanismo che leghi l’alterazione di una struttura o di una funzione dell’organismo allo sviluppo di una malattia.

Cosa si intende per “Studio di Intervento”

Gli studi di intervento sono quelli che prevedono un “intervento” sui soggetti valutati o sulla malattia, misurando l’efficacia dell’intervento stesso. Gli studi di intervento possono essere sperimentali o osservazionali.

Che differenza c’è fra uno studio di coorte e uno studio caso-controllo?

Il primo si esegue su un gruppo di soggetti, denominato coorte, nel quale è costante la presenza di una caratteristica o di un fenomeno, confrontandolo con un’altra Coorte, che quella caratteristica o quel fenomeno non li presenta. Il secondo confronta due popolazioni, identificate dalla presenza dell’esito atteso, per individuare eventuali fattori che possano averlo determinato.

Che differenza c’è fra un’osservazione prospettica e una retrospettiva?

In un’osservazione prospettica, si seguono nel tempo le variazioni delle caratteristiche di un gruppo di soggetti, confrontandole con quanto rilevato a un tempo iniziale, mentre con un’osservazione retrospettiva la valutazione delle caratteristiche risale indietro nel tempo, partendo da un riscontro finale.

Quando uno studio si definisce randomizzato?

Quando prevede che ciascuno dei trattamenti o degli esami diagnostici che si vogliono confrontare venga assegnato, ai soggetti in studio, secondo un ordine casuale, prestabilito secondo una lista generata, in precedenza, di solito da un computer. La randomizzazione aumenta la qualità dei risultati della ricerca perché evita che la cura o l’esame vengano assegnati secondo un criterio che potrebbe falsare i risultati.

Perché uno studio si definisce “in aperto”?

Perché sia il medico che prescrive la cura o le cure previste dallo studio, sia le persone curate sono a conoscenza di quale trattamento viene somministrato. Questa impostazione della ricerca, che a volte va scelta per motivi etici o di altro tipo, rischia di limitare la qualità dei risultati, perché la conoscenza della cura può condizionare le reazioni dei soggetti trattati e la valutazione dei prescrittori dei trattamenti.

Perché uno studio si definisce “in doppio cieco”?

Perché né il medico che prescrive la cura o le cure previste dallo studio, né le persone curate sono a conoscenza di quale trattamento viene somministrato. Questa impostazione della ricerca ottimizza la qualità dei risultati perché la mancata conoscenza della cura evita condizionamenti dei soggetti trattati e dei prescrittori dei trattamenti.

Che differenza c’è fra uno studio di Fase II e uno di Fase III?

Gli studi di Fase II servono a confermare l’attività curativa e la sicurezza su periodi di trattamento brevi e su casistiche limitate, mentre quelli di Fase III si eseguono su casistiche ampie e con modalità e periodi di cura simili a quelli impiegati nella pratica clinica.

Nella sezione Letteratura scientifica: criteri di qualità e chiavi di interpretazione sezione troverete:

Sezione a cura della Prof. Alberto Gajofatto, Professore Associato di Neurologia dell'Università di Verona

Bibliografia

  • Glantz S.A. Primer of biostatistics. McGraw Hill ed.
  • Hulley S.B., et al. Designing clinical research. Lippincott Williams & Wilkins ed.
  • Anglemyer A., et al. Healthcare outcomes assessed with observational study designs compared with those assessed in randomized trials. Cochrane Database Syst Rev. 2014
  • Page MJ, et al. Bias due to selective inclusion and reporting of outcomes and analyses in systematic reviews of randomised trials of healthcare interventions. Cochrane Database Syst Rev. 2014
  • Turner L., et al. Consolidated standards of reporting trials (CONSORT) and the completeness of reporting of randomised controlled trials (RCTs) published in medical journals. Cochrane Database Syst Rev. 2012.

 

 

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