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Domande e risposte su alimentazione, nutraceutici e integratori nella sclerosi multipla

Domande e risposte su alimentazione, nutraceutici e integratori nella sclerosi multipla

Quali sono gli atteggiamenti dei malati di sclerosi multipla riguardo all’alimentazione e ai suoi componenti?

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La maggior parte si pone l’obiettivo di assumere un’alimentazione sana per mantenere il miglior benessere quotidiano possibile, compatibilmente con la patologia dalla quale è affetto, mentre alcuni attribuiscono alla dieta un ruolo decisivo nel controllare, se non nel guarire, la malattia.

Si è fatta e si fa ricerca sugli effetti che hanno le componenti dell’alimentazione sulla sclerosi multipla?

A giudicare dal numero di articoli scientifici pubblicati negli ultimi anni, tanti sono gli studi eseguiti in questo campo. Usando le parole chiave “sclerosi multipla” e “dieta”, in un archivio di riferimenti bibliografici come PubMed, si ottiene un totale di 748 pubblicazioni scientifiche e si vede che nel 1987 all’argomento ne erano state dedicate 4, mentre nel 2018 ne sono comparse 85.

Perché nei tessuti danneggiati dalla sclerosi multipla ci sono aumentate concentrazioni di radicali liberi?

Nella sclerosi multipla gioca un ruolo decisivo l’infiammazione, che raggiunge la massima intensità nella prima fase della malattia, che può durare molti anni, e in tutti i processi infiammatori si verifica un accumulo di radicali liberi, che sono l’espressione delle alterazioni o della distruzione delle cellule coinvolte in tali processi. Inoltre, in presenza di un’infiammazione cronica, il processo di smaltimento dei radicali liberi è inadeguato.

Come si studia la relazione fra componenti dell’alimentazione e sclerosi multipla?

Tre sono i tipi di ricerca eseguiti in questo campo: gli studi epidemiologici, quelli su modelli animali e i cosiddetti “studi interventistici”.

Qual’è, in generale, il problema riguardo alle evidenze disponibili sulla relazione fra componenti dell’alimentazione e sclerosi multipla?

Che sono state raccolte prevalentemente con ricerche epidemiologiche e con studi su modelli animali e non sempre sono state confermate da ricerche cliniche “interventistiche”, cioè che prevedano di aggiungere o di sottrarre un componente dell’alimentazione per vedere che effetto fa.

Che relazione è stata dimostrata fra vitamina D e sclerosi multipla?

Nelle ricerche epidemiologiche, a basse concentrazioni di vitamina D nel sangue si è associata una maggiore probabilità di sviluppare la malattia e si è osservato anche che le persone con predisposizione genetica ad avere bassi livelli di vitamina D hanno un maggior rischio di sviluppare la malattia. D’altra parte, vari aspetti della relazione vanno ancora chiariti.

È utile prevenire la carenza di vitamina D nei malati di sclerosi multipla?

Secondo alcuni esperti, data la ridotta frequenza di effetti indesiderati che ha la vitamina D alle dosi usate abitualmente, un’integrazione con prodotti a base di vitamina D può essere fatta, specie nei soggetti a rischio di carenza come, ad esempio, persone che si espongono poco al sole o che non mangiano cibi che contengono vitamina D e soggetti obesi.

A quale principio attivo si attribuiscono gli effetti positivi della curcuma?

È la curcumina, contenuta nella curcuma, che ha effetti antiossidanti, anti-infiammatori e anti-degenerativi. Essa agirebbe modulando la liberazione di citochine che regolano l’infiammazione e regolando la funzione di enzimi e di altre molecole. A oggi mancano evidenze conclusive circa l’efficacia della curcumina nel modificare l’andamento della sclerosi multipla.

Quali sono gli acidi grassi polinsaturi valutati nella sclerosi multipla?

Dosi di acido linoleico comprese fra 2.9 e 23.0 gr al giorno, somministrate a diverse casistiche di soggetti con sclerosi multipla, non hanno determinato alcun beneficio sull’andamento della malattia. Qualche ricerca eseguita con acidi grassi omega 6 ha rilevato limitati vantaggi in termini di frequenza delle recidive della sclerosi multipla, ma i loro limiti metodologici rendono poco affidabili i risultati.

Che livello di efficacia hanno dimostrato le diete che comportano l’esclusione di specifici elementi nutrizionali?

Una metanalisi pubblicata nel 2012 ha cercato evidenze di efficacia nella sclerosi multipla di vari approcci dietetici “di esclusione”, ma non ha individuato alcuna prova di effetti positivi. Inoltre, gli autori della metanalisi hanno segnalato che i malati di sclerosi possono andare incontro a malnutrizione, che può essere aggravata dall’esclusione di alcuni alimenti. Per questi motivi, se un malato di sclerosi multipla decide di seguire una dieta di esclusione, è necessario che si faccia seguire da un dietologo esperto.

Nella sezione Alimentazione, nutraceutici e integratori nella sclerosi multipla troverete anche:

Sezione a cura del Prof. Vincenzo Brescia Morra, Professore di Neurologia e Direttore del Centro per la Sclerosi Multipla presso la Clinica Neurologica dell’Università “Federico II” di Napoli

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