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Come si studia la relazione fra componenti della dieta e sclerosi multipla

Come si studia la relazione fra componenti della dieta e sclerosi multipla

Nell’analizzare le relazioni fra componenti dell’alimentazione e sclerosi multipla, bisogna considerare il tipo di dato al quale ci si riferisce. Infatti, le conoscenze in questo campo vengono acquisite in tre modi. Gli studi epidemiologici forniscono informazioni sulla relazione fra l’assunzione di certi elementi o di alcuni cibi da una parte e, dall’altra, rischio di sviluppare la malattia o l’andamento nel tempo della malattia stessa. I dati raccolti in questo modo sono interessanti, ma raramente sono conclusivi, per almeno due motivi. Se l’elemento da studiare è contenuto nei cibi, per misurarne l’assunzione bisogna definire con esattezza cosa mangiano i soggetti analizzati per un lungo periodo di tempo, almeno per alcuni anni e raccogliere questi dati è molto difficile, perché le persone spesso registrano correttamente le caratteristiche della propria alimentazione. Inoltre, facendo riferimento solo ai dati epidemiologici, è difficile capire quanto sia stretta la relazione fra un determinato componente della dieta e la malattia, perché ci possono essere numerosi altri fattori che interferiscono sull’analisi della relazione in questione. Per fare un esempio, se si vuole analizzare la relazione fra vitamina D e sclerosi multipla su un’ampia popolazione, non solo bisogna registrare nel dettaglio l’assunzione di tutti i cibi che contengono la vitamina D, ma si deve anche definire quanto ciascun soggetto si espone ai raggi ultravioletti nelle diverse stagioni dell’anno e si deve pure conoscere la presenza di malattie che possono ridurre l’assorbimento della vitamina. Come si vede, si tratta di analisi molto complesse e non facili da eseguire su ampie casistiche. Comunemente, i risultati delle ricerche epidemiologiche vengono confrontati con quelli raccolti su modelli animali, nei quali si riesce a studiare più a fondo la relazione fra introduzione di un elemento della dieta e malattia. Infatti, l’alimentazione di un animale viene programmata e altrettanto facilmente si escludono fattori che potrebbero interferire con la relazione studiata. Inoltre, i tessuti dell’animale da laboratorio si studiano in maniera molto approfondita e si comprende se carenza o abbondanza di un certo elemento hanno, ad esempio, modificato i processi di demielinizzazione. Purtroppo, però, non tutti i meccanismi metabolici e infiammatori dell’animale sono esattamente identici a quelli dell’uomo. Il terzo passaggio dell’analisi della relazione fra componente della dieta e sclerosi multipla dovrebbe essere la realizzazione di un cosiddetto “studio di intervento” che preveda di somministrare a un gruppo di soggetti quella componente e a un altro gruppo, paragonabile al primo, no. In tal modo si verifica se l’assunzione di uno specifico elemento della dieta è in grado di influenzare l’andamento della malattia. Per fornire risposte attendibili, le ricerche di questo tipo devono essere eseguite su casistiche molto ampie, devono avere durate lunghe, devono contare su una stretta aderenza alle indicazioni circa l’alimentazione e le altre abitudini di vita e devono utilizzare variabili che definiscano con precisione l’efficacia o meno dell’assunzione della componente alimentare in questione. Tutto ciò richiede un grande impegno, sia da parte di ricercatori, che da parte dei soggetti che partecipano allo studio, e comporta costi molto elevati. Questa premessa spiega anche perché, fra gli elementi della dieta citati di seguito, ce ne siano diversi sui quali le informazioni disponibili sono contradditorie, incomplete o non conclusive.

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Sezione a cura del Prof. Vincenzo Brescia Morra, Professore di Neurologia e Direttore del Centro per la Sclerosi Multipla presso la Clinica Neurologica dell’Università “Federico II” di Napoli

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