MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

XIX Congresso dell’AIOM: aggiornamenti sui tumori di ano, colon e retto

Notizia

PUBBLICATO

XIX Congresso dell’AIOM: aggiornamenti sui tumori di ano, colon e retto

Dal 27 al 29 ottobre 2017 si è svolto a Roma il XIX Congresso dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che è sempre un’importante occasione per fare il punto sulle novità emerse in un campo, come l’oncologia, in continua e rapida evoluzione. In questo e in successivi aggiornamenti si riporteranno i contenuti di alcune sessioni dell’evento.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Una delle prime sessioni del Congresso è stata dedicata ai tumori dell’ano, del colon e del retto, introdotta dalle modifiche apportate alle Linee Guida, formulate dall’AIOM, per la gestione di queste neoplasie. Alessandro Pastorino (La Spezia) ha illustrato il metodo con il quale sono state prodotte le Linee Guida e ha parlato dei tumori del retto con metastasi che vengono curati, in prima linea, quasi esclusivamente con combinazioni di chemioterapici tradizionali, sia che siano resecabili, sia che non lo siano. La relazione di Maurizio Genuardi (Genova) ha evidenziato come la genetica abbia cambiato la gestione dei cancri del colon retto, in particolare per quanto riguarda le forme ereditarie che si ripetono in una stessa famiglia. Il percorso da seguire, per le persone con questi tipi di tumori, come ad esempio per chi ha la Sindrome di Lynch, deve partire dalla formulazione di un’ipotesi di diagnosi, da verificare mediante esami genetici. Fra i fattori su cui si può fondare il sospetto diagnostico ci sono:

  • la presenza, nella storia della famiglia, di più membri affetti dal cancro del colo-retto; diagnosi formulate, in casi, prima dei 50 anni di età;
  • lo sviluppo, in uno stesso parente, di più tumori primitivi indipendenti;
  • riscontro, nei familiari, di più polipi del colon-retto, formatisi precocemente e con caratteristiche istologiche a rischio di degenerazione tumorale;
  • presenza, nella storia della famiglia, di malattie diverse dal cancro, che si associano al rischio di sviluppo di tumori.

Una volta individuato un soggetto a rischio di difetti genetici che favoriscono lo sviluppo del cancro del colon e del retto, esso andrebbe indirizzato ad una struttura che esegua gli esami dei geni, che sono indispensabili per formulare la diagnosi di una forma familiare di tumore del colon-retto. Questo è un passaggio decisivo e chi è affetto da una forma familiare di cancro del colon deve sapere che fare i giusti esami in un Centro specializzato in queste patologie può fare la differenza, sia nel curare, e possibilmente guarire, il suo tumore, sia nel prevenire la comparsa di tumori nei suoi parenti.

Se lo studio dei geni è di fondamentale importanza nella diagnosi delle forme ereditarie di cancro del colon e del retto, la valutazione delle caratteristiche molecolari delle cellule tumorali lo è nelle forme “sporadiche”, cioè quelle non familiari. Anche in questo caso, come illustrato da Armando Orlandi (Roma), gli esami da eseguire forniscono indicazioni irrinunciabili per prevedere l’andamento della neoplasia e individuare i farmaci più efficaci per curarla. La ricerca della mutazione del gene RAS va fatta al più presto possibile. Il relatore ha raccomandato di eseguirla durante la somministrazione delle cure di prima linea, in maniera che, se si renderà necessaria una terapia di seconda linea, essa venga impostata tenendo conto dei risultati dell’analisi del gene RAS. Il BRAF è un  altro marcatore delle caratteristiche molecolari del tumore che può servire a “mirare” la cura per ottimizzarne l’efficacia e altri indicatori “emergenti” sono: HER2, c-MET, Alk/ROS1/NTRK e MGMT. Senza entrare troppo nel dettaglio di questo argomento, quello che è importante sapere è che, mentre una volta si usavano cure chemioterapiche “generiche”, la somministrazione dei farmaci oncologici più moderni viene fatta in base al modo in cui funziona il tumore e, per capire come funziona, si usano questi esami molecolari. I vantaggi di questo approccio sono due: raggiungere la massima efficacia ed evitare gli sprechi. Infatti, i farmaci più mirati sono spesso costosi, e somministrarli a chi non se ne può giovare costituirebbe uno spreco di risorse. Lo stesso approccio, quello della individuazione della “sensibilità” dei singoli casi a cure mirate, guida e guiderà sempre più spesso anche la scelta di ricorrere all’immunoterapia, la nuova frontiera  nel trattamento del cancro del colon e del retto.

Nella parte del Congresso dedicata al cancro del colon e del retto c’è stato anche un contraddittorio sull’opportunità o meno di eseguire esami genetici per prevedere gli effetti tossici del farmaco chemioterapico 5-fluorouracile. Romano Danesi di Pisa ha sostenuto la tesi pro-esame e Alberto Sobrero di Genova quella contro. Senza entrare nel merito delle disamine presentate dai due relatori, esse hanno confermato quanto complesse siano le valutazioni che gli oncologi devono fare prima di prendere qualsiasi decisione. A seguire, una lettura interessante di Alberto Zaniboni (Brescia), che ha spiegato come la disponibilità di molte alternative nella scelta della terapia di prima linea sia una fortuna, da una parte e, dall’altra, comporti una sfida continua. Aumentano infatti sempre di più i fattori da considerare e vanno da quelli più tecnici, come l’analisi dei geni e delle molecole “bersaglio”, a quelli amministrativi, come il costo delle cure, a quelli puramente umani: le aspettative del malato e l’apprensione dei suoi cari. Per questo, ha spiegato il relatore, ci potrebbero essere in futuro programmi informatici che selezionano le opzioni migliori, ma a decidere sarà sempre l’oncologo, guardando negli occhi il malato.

Tommaso Sacco