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Come i malati raccontano il cancro

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Come i malati raccontano il cancro

Dal 27 al 29 ottobre 2017 si è svolto a Roma il XIX Congresso dell’AIOM, che è sempre un’importante occasione per fare il punto sulle novità emerse in un campo, come l’oncologia, in continua e rapida evoluzione. In precedenti aggiornamenti si sono riportati i contenuti di alcune sessioni dell’evento dedicate alla prevenzione e alla cura delle neoplasie. Quest’ultimo aggiornamento è dedicato a un aspetto non meno importante: come i malati di cancro raccontano la loro vita con la malattia.

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Il cancro è la malattia del secolo. Lo è stata del secolo scorso, nel quale si sperava di eliminarla come era successo per le grandi malattie infettive del passato, e lo è ancora nel XXI secolo, anche se, i progressi della prevenzione e delle cure, oggi permettono di guarire tumori un tempo incurabili. L’impatto che il cancro ha sulla vita resta comunque difficile da gestire per chiunque e la reazione psicologica alla formulazione della diagnosi e alle esperienze che aspettano il malato nel percorso di diagnosi e di cura può variare di molto. Un esempio di tre maniere diverse, ma tutte positive, di affrontare questo evento della vita sono state descritte in una sessione intitolata “I pazienti scrivono…”, inserita nel programma del Congresso dell’AIOM. Di solito, i libri sul cancro li scrivono personaggi famosi o scrittori esperti, mentre in questo caso tre persone “normali”, che hanno vissuto e superato con successo la prova della malattia, hanno deciso raccontare le loro esperienze. Maria Paola Cavalieri ha presentato il suo libro “Camminare sul margine” che racconta la sua storia di guarigione da un tumore del polmone. Dalla lettura di alcuni brani sono emerse impressioni dettagliate e profondissime provocate da stimoli, magari insignificanti per i più, ma che diventano fortissimi per un malato di cancro. È risultata chiara anche l’importanza delle parole, dei comportamenti e degli atteggiamenti di tutti gli operatori sanitari con i quali la persona con il tumore si trova a interagire, senza che, a volte, gli operatori stessi percepiscano l’effetto che possono avere. Anche Federico Grandesso ha scritto un libro intitolato “A Ruota Libera” nel quale ha descritto il suo percorso di guarigione da un tumore della prostata. Il messaggio principale che ha voluto trasmettere con la sua opera è che per affrontare una prova così di vogliono energie straordinarie, ma queste energie vanno cercate da ciascun malato nella propria mente e nel proprio corpo. Tutti le hanno e vanno solo fatte emergere. Questi malati /autori hanno proposto due opere diverse, che avevano in comune l’intensità e la serietà nel modo di affrontare la malattia. Mario Collarile ha proposto una maniera diversa di misurarsi con il cancro, quella di esorcizzarlo prendendolo in giro, di usare l’ironia per gestire “la prova della vita”. È incredibile come nel suo libro “Diario di un povero tumorato di Dio” sia riuscito a descrivere in maniera comica passaggi impegnativi della sua esperienza, applicando una sorta di “fatalità positiva” e associando alla radio e alla chemioterapia, quella che lui stesso ha definito riso-terapia.

Tommaso Sacco