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XIX Congresso AIOM: cosa è stato fatto e cosa resta da fare

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XIX Congresso AIOM: cosa è stato fatto e cosa resta da fare

Dal 27 al 29 ottobre 2017 si è svolto a Roma il XIX Congresso dell’AIOM, che è sempre un’importante occasione per fare il punto sulle novità emerse in un campo, come l’oncologia, in continua e rapida evoluzione. In un precedente aggiornamento, in questo e in altri successivi si riporteranno i contenuti di alcune sessioni dell’evento.

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Nel pomeriggio del 27 ottobre c’è stata la relazione con la quale Carmine Pinto, il presidente uscente dell’AIOM, ha tracciato un bilancio della sua presidenza. Sicuramente l’oncologia italiana ha seguito, negli ultimi anni, l’evoluzione che questa branca ha avuto nei paesi più sviluppati. Per confermare i progressi fatti, il relatore ha mostrato dati sui nuovi farmaci oncologici registrato dall’AIFA, quelli sulla sopravvivenza ai tumori più comuni e anche i risultati ottenuti, in termini di supporto ai malati di cancro e di prevenzione delle neoplasie. I farmaci oncologici moderni, sempre più mirati, permettono di ottenere risultati neanche immaginabili fino a pochi anni fa. D’altra parte, si tratta di prodotti molto costosi e, a conferma di questo, Carmine Pinto ha mostrato una tabella che ha evidenziato come, fra i 20 farmaci che comportano la maggiore spesa in Italia, ce ne sono 8 usati in oncologia. In particolare, sono anti-tumorali il primo e il secondo della graduatoria che, insieme, costano al Sistema Sanitario oltre 400 milioni di euro. Questi trattamenti regalano anni di vita in più ai malati e, in qualche caso, li guariscono, quindi i vantaggi che offrono sono indiscutibili, ma vanno trovate soluzioni per conciliare costi così elevati con i bilanci del Sistema Sanitario. Fra le altre soluzioni proposte, quella dell’istituzione di registri, che permettano di seguire nel tempo l’utilizzo dei farmaci, e l’aumento delle tasse sui prodotti a base di tabacco, per contribuire a finanziare la spesa per i farmaci oncologici. Curando bene il cancro i risultati si vedono. Il relatore ha evidenziato che, ad esempio, oggi la sopravvivenza al cancro della mammella a 5 anni si avvicina al 90%: un dato molto positivo, per un tumore tanto diffuso e che tanto pesa sulla vita delle donne. Ma non tutte le donne italiane hanno la stessa probabilità di sopravvivenza, perché fra il dato migliore, quello dell’Emilia Romagna (88.9%), e il peggiore, quello della Campania (83.8%), c’è un 5% di differenza che non dovrebbe esserci. E che l’assistenza oncologica non sia uguale in tutto il Paese emerge, anno dopo anno, dai rapporti che pubblica l’AIOM. Dall’ultimo di tali rapporti, quello del 2016, è emerso che, a fronte dei 169 Centri di Oncologia nel Nord Italia, ce ne sono solo 82 nel Centro e 80 nel Sud e nelle isole. Una grave disparità dell’assistenza fornita del Sistema Sanitario, che speriamo abbia ispirato una qualche soluzione al Ministro Lorenzin, che assisteva alla presentazione di Carmine Pinto. Perché queste disparità hanno altre pesanti conseguenze: come la “migrazione” dei malati di cancro dalle Regioni del Sud a quelle del Nord. Per misurare questi “esodi della speranza” è sufficiente fare riferimento al saldo economico delle spese sostenute dalle Regioni per la cura del cancro. Questo dato si ottiene sottraendo dalle cifre pagate quelle incassate. Il saldo economico della Lombardia è il più positivo, con +538 milioni di euro, mentre quello della Campania è il più negativo: -256 milioni di euro. Cifre chiare e che comunque non danno neanche una vaga idea dei disagi, dei sacrifici e delle sofferenze dei malati che, per ricevere una gestione adeguata del loro tumore, devono allontanarsi da casa di centinaia di chilometri e anche di quelle dei loro parenti.

E forse dovrebbero trasferirsi al Nord anche i cittadini che vogliano partecipare ai programmi di prevenzione delle neoplasie. A questo proposito, Carmine Pinto ha riferito un episodio significativo: la Regione Calabria aveva acquistato dalla Regione Piemonte i progetti per la prevenzione dei tumori, ma non riusciva ad attivarli, perché non aveva i sistemi informatici necessari. Non attivare un efficace programma di prevenzione non vuol dire rinunciare a un “fiore all’occhiello”, vuol dire che tanti casi di cancro non vengono prevenuti o individuati precocemente e trattati tempestivamente e che più persone muoiono. Il Ministro Lorenzin in precedenti occasioni, commentando le evidenti disparità di assistenza in campo oncologico fra Regione e Regione, addossò la colpa all’eccessiva autonomia che queste hanno in campo sanitario, ma la regionalizzazione della Sanità non è stata decisa dai cittadini e sarebbe compito dei politici ovviare ai difetti del sistema che creano disparità e danni ai cittadini stessi. Purtroppo, come ha detto Carmine Pinto nella sua relazione, a volte la politica si mostra troppo debole nell’affrontare certi problemi.

Tommaso Sacco