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Ulteriori strumenti di cura dell’adenocarcinoma del colon-retto: l’immunoterapia

Notizia |time pubblicato il
Ulteriori strumenti di cura dell’adenocarcinoma del colon-retto: l’immunoterapia

L’immunoterapia è la nuova frontiera delle cure oncologiche e in essa si ripongono molte speranze per migliorare la gestione di molte neoplasie. Carmelo Pozzo, professore di oncologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, parla delle prospettive di utilizzo di questo tipo di farmaco nella terapia dell’adenocarcinoma del colon-retto.

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Come premessa, Carmelo Pozzo ricorda che la mutazione del gene RAS è oggi una caratteristica chiave per la pianificazione delle cure del cancro del colon-retto. Passa quindi a spiegare in che cosa consiste l’immunoterapia, approccio che non è del tutto nuovo come razionale, ma che solo negli ultimi anni ha visto un’estesa applicazione in ricerca e in clinica. Tra i problemi maggiori che le cellule tumorali pongono alle difese dell’organismo, c’è quello di riuscire a non farsi individuare come tumorali e quindi dannose. Per questo motivo il sistema immunitario non le riconosce e non le distrugge. L’immunoterapia ha, come meccanismo d’azione generale, il ripristino di caratteristiche delle cellule del cancro che le fanno diventare obiettivo dell’aggressione e della distruzione da parte del sistema immunitario. I farmaci immunoterapici, impiegati con buoni risultati nelle ricerche eseguite sul cancro del colon-retto, sono indicati con la denominazione di “inibitori dell’immune-checkpoint” (traducibile in: inibitori del posto di controllo immunitario) e tale denominazione si riferisce proprio alla loro capacità di rendere riconoscibili le cellule tumorali da parte del sistema immunitario. Carmelo Pozzo spiega anche quali cellule neoplastiche rispondono di più a questi farmaci, quelle che hanno un maggiore numero di mutazioni del DNA, e aggiunge che la percentuale e la durata della risposta a prodotti con questo tipo di meccanismo d’azione alimentano grandi speranze per migliorare la gestione del cancro del colon-retto. Per il momento, precisa l’intervistato, la percentuale di soggetti nei quali è indicata questa terapia non supera il 15% di quelli con forme avanzate di carcinoma del colon-retto. L’esperienza raccolta in questo sottogruppo di malati sarà comunque utile per sviluppare trattamenti da impiegare su più larga scala.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli