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Tumore della vescica: troppo poche le risorse investite in ricerca e prevenzione

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Tumore della vescica: troppo poche le risorse investite in ricerca e prevenzione

Le associazioni dei pazienti e le principali società coinvolte nel trattamento del tumore della vescica hanno stilato un documento allo scopo di sensibilizzare le Istituzioni, i medici curanti, i gruppi di volontariato in oncologia e l’opinione pubblica nei confronti di questa neoplasia “dimenticata”, ma molto frequente e molto costosa per il sistema sanitario.

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In Europa, il tumore della vescica colpisce ogni anno 175.000 persone ed è la quinta neoplasia per numero di nuovi casi registrati, nonché la quarta causa di morte per cancro nell’uomo e la decima nella donna. In Italia, ove si registra un’incidenza tra le più alte in assoluto di tutti i Paesi europei, il tumore della vescica viene diagnosticato ogni anno a 27.000 persone. La gestione del tumore della vescica incide pesantemente sul sistema sanitario: il suo costo annuo si aggira intorno a 4,9 miliardi di euro, pari al 5% del costo totale di tutti i tumori, in Unione Europea, e assorbe il 7% dell’intera spesa sanitaria In Italia.

A dispetto di questi dati allarmanti, il tumore della vescica rimane ancora oggi una neoplasia “dimenticata” e i progressi terapeutici compiuti negli ultimi 25 anni sono stati modesti a causa della scarsità di risorse investite nella ricerca e nella prevenzione in quest’area oncologica.

Sulla scorta di questo scenario, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (F.A.V.O.), in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Urologia (SIU), la Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO),la Federazione italiana incontinenti e disfunzioni del pavimento pelvico (Fincopp) e dell’Associazione Pazienti Liberi dalle Neoplasie Uroteliali (PaLiNUro), ha preparato un documento per sensibilizzare le Istituzioni, la classe medica, il volontariato oncologico e l’opinione pubblica nei confronti del tumore della vescica e degli aspetti critici che continuano ad affliggere la gestione di questa neoplasia. Il documento, che prende il nome di Libro Bianco del carcinoma della vescica, è stato presentato a Roma il 2 febbraio 2017. Esso fornisce dati aggiornati sull’incidenza e la prevalenza del tumore della vescica e si sofferma sulla prevenzione, la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione e il reinserimento nella società, evidenziando le lacune attuali nella gestione di questa neoplasia e gli obiettivi da perseguire per ridurre i nuovi casi di malattia, aumentare i tassi di sopravvivenza e migliorare la qualità di vita delle persone colpite. In particolare, il documento chiede alle Istituzioni di impegnarsi maggiormente in tre direzioni:

  • controllare e ridurre l’esposizione al fumo e ad alcune sostanze chimiche sui posti di lavoro, che rappresentano i principali fattori di rischio per il tumore della vescica, attraverso la promozione di campagne antifumo nella popolazione e la modifica di alcune leggi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
  • istituire gruppi di lavoro multidisciplinari dedicati per il trattamento del tumore della vescica, ossia gruppi multispecialistici di cura composti da tutti i professionisti medici coinvolti nella gestione di questa neoplasia (urologi, oncologi medici, radioterapisti, radiologi, anatomo-patologi, psico-oncologi, fisiatri e specialisti di cure palliative), in grado di assicurare terapie ottimali e di migliorare la qualità di vita dei malati;
  • migliorare le strategie di diagnosi e di prevenzione;
  • garantire ai malati la possibilità di accedere a trattamenti antitumorali innovativi attraverso la partecipazione agli studi clinici;
  • investire più risorse economiche, sia pubbliche che private, nella ricerca e nella prevenzione mirate per questa neoplasia.

Oggigiorno, in Italia il tumore della vescica rappresenta una neoplasia “dimenticata”, pur essendo associata a tassi considerevoli di incidenza e di mortalità e ai costi più elevati per il sistema sanitario. Al fine di garantire ai malati risultati ottimali in termini di trattamento, riabilitazione e facilitazione del ritorno a una vita autonoma e attiva, sono necessari gruppi di lavoro multidisciplinari dedicati e maggiori investimenti nella ricerca e nella prevenzione.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Favo