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Aggiornamento sulle terapie a bersaglio del cancro del polmone

Parere degli esperti |time pubblicato il
Aggiornamento sulle terapie a bersaglio del cancro del polmone

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Negli ultimi 10 anni la disponibilità e l’utilizzo delle nuove terapie oncologiche ha modificato il panorama di trattamento dei pazienti affetti da tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio IV.

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In particolare nell’istotipo adenocarcinoma sono state studiate e individuate diverse mutazioni come bersaglio per le recenti terapie attive ed efficaci in questo sottogruppo di pazienti.

L’utilizzo degli schemi terapeutici segue un ordine preciso (le cosiddette linee) in base all’evidenza dei dati disponibili in letteratura sui farmaci che ne hanno dimostrato l’efficacia.

Pazienti in I linea di terapia (primo schema terapeutico utilizzato)

In questo setting di pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare in assenza di traslocazione di ALK o mutazione di EGFR è possibile utilizzare bevacizumab, un anti-VEGFR (vascular endothelia grown factor rceptor) che aggiunto alla chemioterapia standard di I linea ha dato un miglioramento di sopravvivenza a fronte di una tossicità accettabile.

Nei pazienti invece con iperespressione di PD-L1 (programmed death-ligand) con TPS (tumour proportion score) >50%, e sempre in assenza di traslocazione di ALK o mutazione di EGFR, l’immunoterapia con pembrolizumab è da considerarsi l’opzione di prima scelta con ottima tolleranza al trattamento, un tasso di risposte elevate e un miglioramento della sopravvivenza.

I farmaci specifici a bersaglio molecolare utilizzati invece nei pazienti con mutazione attivante EGFR classica sono erlotinib, gefitinib e afatinib. In caso di progressione di malattia e di riscontro tramite biopsia solida o liquida di mutazione T790M è raccomandabile l’utilizzo di un inibitore di EGFR di III generazione come osimertinib.

Per i pazienti affetti da riarrangiamento di ALK o di ROS-1 (proto-oncogene 1 receptor tyrosine kinase) la terapia appropriata consiste nell’utilizzo di crizotinib.

A seguito di progressione o intolleranza si possono utilizzare inibitori a bersaglio di seconda generazione come ceritinib o alectinib.

Pazienti in II linea di terapia (successivo schema terapeutico alla I linea dopo progressione di malattia o tossicità inaccettabile)

Nei pazienti in progressione di malattia dopo trattamento di I linea è indicato pembrolizumab in monoterapia se il tumore esprime PD-L1 con TPS ≥1%, oppure nivolumab o atezolizumab senza alcuna restrizione.

Un’altra opzione terapeutica è l’associazione di una chemioterapia con docetaxel (appartenente alla famiglia dei taxani)+nintendanib (un inibitore orale delle angio-chinasi).

Certamente questa breve digressione sulle terapie a bersaglio utilizzate nei pazienti affetti da NSCLC tipo adenocarcinoma può risultare di difficile lettura ma permette di comprendere ii progressi nel trattamento di questi pazienti e la necessità di rivolgersi a Centri oncologici qualificati e di chiara esperienza nella cura di questa patologia in continua evoluzione.

Andrea Pietro Sponghini - SCDU di Oncologia, Ospedale “Maggiore della Carità”, Novara

Bibliografia di riferimento

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  • Linee guida AIOM. Neoplasie polmonari 2018.
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