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Terapia dei tumori endocrini dello stomaco

Parere degli esperti |time pubblicato il
Terapia dei tumori endocrini dello stomaco

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


I tumori neuroendocrini dello stomaco, pur essendo neoplasie sostanzialmente rare (solo lo 0,3% di tutti i tumori gastrici), rappresentano ancora oggi una grossa sfida per l’oncologo medico, sia per la necessità di un adeguato inquadramento clinico-molecolare sia per la relativa mancanza di opzioni terapeutiche. In genere si tratta infatti di neoplasie con un comportamento relativamente benigno, anche se non sono rari esempi di malattia metastatica o francamente aggressiva.

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La strategia terapeutica nei confronti di questa patologia è legata a tanti fattori diversi, quali il grado di differenziazione del tumore, il numero di lesioni gastriche, la presenza o meno di sintomi (flush cutaneo, ipotensione, scialorrea, sudorazione ecc.), e va dalla semplice vigile attesa (quindi follow-up endoscopico adeguato) per quelle forme indolenti a lenta crescita, fino ad arrivare anche a interventi chirurgici maggiori e/o terapie mediche importanti per le forme più aggressive e sintomatiche [1].

Generalmente, l’opzione chirurgica rappresenta la prima scelta terapeutica. Se il numero di lesioni gastriche è relativamente contenuto (fino a 5-6 lesioni) si può procedere anche alla semplice resezione endoscopica; se invece il numero delle lesioni è ≥6, oppure si tratta di lesioni infiltranti o di dimensioni maggiori (sopra 2 cm di diametro), allora si preferisce un approccio chirurgico più aggressivo, con una gastrectomia sub-totale. Tale approccio chirurgico più ampio ha anche lo scopo di ridurre la produzione di gastrina e quindi di ridurne l’impatto negativo sulla mucosa gastrica residua. Se il tumore viene radicalmente asportato è possibile andare incontro anche a una guarigione definitiva della malattia; tuttavia, anche nel caso di interventi chirurgici non radicali, ovvero con residui di malattia post-chirurgica, l’intervento chirurgico riveste ugualmente un ruolo cruciale, in quanto riducendo la massa del tumore riduce la produzione di quei mediatori chimici che sono alla base dei sintomi dei tumori neuroendocrini.

In alcuni casi, quando la malattia non è completamente asportabile, come per esempio in alcune metastasi epatiche non facilmente aggredibili chirurgicamente, possono trovare utilmente spazio terapie loco-regionali diverse (quali la chemio-embolizzazione, l’alcolizzazione, la criochirurgia o la termoablazione ad alta frequenza) che, con metodi diversi, riescono in qualche modo a controllare l’attività sintomatica della malattia e soprattutto a rallentarne la crescita e la diffusione.

Un ruolo terapeutico di primo piano è invece svolto dalla cosiddetta radioterapia metabolica. Questa si basa sulla caratteristica delle cellule tumorali neuroendocrine di concentrare al loro interno sostanze radioattive iniettate per via endovenosa. Esistono diverse sostanze radioattive utilizzate a tale scopo, come lo Iodio-131 o l’Ittrio-90, che vengono assorbite quasi esclusivamente dalle cellule tumorali neuroendocrine, con una importante efficacia terapeutica finale.

Nei casi, infine, di malattia sistemica, resistente al trattamento radio-metabolico, è necessario far ricorso a trattamenti sistemici quali la chemioterapia (riservata però solo a quei tumori scarsamente differenziati che risultano essere molto aggressivi) o i cosiddetti analoghi della somatostatina (farmaci somministrati per via intramuscolare o sottocutanea, in genere ottimamente tollerati e capaci di ottenere un controllo della proliferazione cellulare con meccanismi diversi).

Negli ultimi anni, anche nei tumori neuroendocrini dello stomaco hanno trovato sempre maggiori conferme farmaci innovativi come sunitinib, everolimus, cetuximab, bevacizumab ecc. che stanno rivoluzionando gli approcci terapeutici di tante patologie neoplastiche. Si tratta di terapie comunemente definite “targeted therapy”, ossia terapie mirate su un bersaglio molecolare preciso, che possa svolgere un ruolo patogenetico ma anche terapeutico per quella patologia. I primi risultati nei tumori neuroendocrini sono assolutamente incoraggianti e sempre più velocemente queste nuove opzioni vengono incorporate negli schemi terapeutici insieme ai trattamenti storici come gli analoghi della somatostatina o la chemioterapia.

Michele De Tursi - Cattedra di Oncologia Medica, Università G. D’Annunzio, Chieti

Bibliografia

  1. Delle Fave G, O'Toole D, Sundin A, et al. ENETS Consensus Guidelines Update for Gastroduodenal Neuroendocrine Neoplasms Neuroendocrinology 2016;103:119-24.