Stile di vita e tumore della mammella

Parere degli esperti |
Fact checked
Stile di vita e tumore della mammella

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il concetto di “stile di vita” ha meritato, per via delle sue implicazioni sullo stato di salute individuale, una definizione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “Uno stile di vita sano è un modo di vivere che riduce il rischio di ammalarsi gravemente o di morire prematuramente. Non tutte le malattie sono preventivabili, ma buona parte dei decessi, in particolare quelli per malattia coronarica e cancro ai polmoni, può essere evitata”.

Potrebbe interessarti anche…

Nello stesso documento, per le implicazioni sociali che l’adozione di un determinato “stile di vita” può comportare, viene anche proposto un target: “Entro il 2015, le persone in tutta la società dovrebbero adottare modelli di vita più sani[1].

Più recentemente, e sempre a cura dell’OMS, sono state stilate vere e proprie linee guida (con la valutazione del grado di evidenza per ciascuna raccomandazione) per l’attività fisica [2]. In tutti i casi, è come sostenere che l’adozione di un corretto “stile di vita” sia, in definitiva, un vero e proprio intervento terapeutico.

Il carcinoma mammario costituisce, come è noto, la maggiore causa di morte per tumore nel sesso femminile con un rischio, nel corso della vita, progressivamente in aumento dagli anni ’30 a oggi. Attualmente il carcinoma mammario ha un’incidenza del 24,5% essendo responsabile del 15% delle nuove morti per cancro [3].

Tra i fattori di rischio per il carcinoma mammario possiamo considerare, anzitutto, alcune mutazioni ereditarie, responsabili di circa il 5-7% dei casi (si tratta soprattutto delle alterazioni dei geni BRCA-1 e BRCA-2 [4], ma anche altri geni implicati nell’HRD), mentre la gran parte dei casi è sporadica. Le caratteristiche maggiormente responsabili dell’incidenza del carcinoma mammario, oltre naturalmente al genere, sono l’età anagrafica, un menarca precoce, una menopausa tardiva e un basso numero di gravidanze [5]; mentre gravidanze e allattamento rappresentano un fattore protettivo [6].

Già dalla metà degli anni ’80 sono arrivate le prime segnalazioni di una correlazione importante tra “stile di vita” (in particolare abitudini alimentari) e insorgenza di carcinoma mammario in studi controllati e review sistematiche [7,8]. In particolare, l’obesità si correla con un aumento significativo dell’incidenza di carcinoma mammario soprattutto del tipo luminal (recettori ormonali positivi) [9]; esiste inoltre una correlazione positiva tra obesità e rischio di recidiva [10].

Un altro aspetto concernente le abitudini alimentari è stato evidenziato attraverso lo studio dell’incidenza di tumore mammario nelle diverse popolazioni in relazione alle abitudini di vita nel Paese di origine, rispetto a quelle acquisite dopo emigrazione in un altro Paese. Dopo decenni e generazioni di residenza nei Paesi ad alto rischio, le donne migrate avevano la stessa incidenza di cancro al seno della popolazione locale. Le donne giapponesi hanno un’incidenza di tumore alla mammella cinque volte inferiore alle donne statunitensi, attribuito a uno scarso consumo di grassi animali. Dopo la prima generazione di residenza negli Stati Uniti, la seconda aveva un’incidenza di neoplasia mammaria che si avvicinava a quella delle donne statunitensi [11].

Diversi possono essere i meccanismi implicati, da un punto di vista biologico, che spiegano la possibile correlazione tra fattori dietetici e sviluppo di carcinoma mammario, un ruolo particolare è stato assegnato all’IGF-1 (insulin-like growth factor-1) a sua volta implicato nel pathway responsabile dell’attivazione Ras/MAPK and PI3K/AKT chinasi [12].

Una metanalisi del 2011, pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha prodotto evidenze che stabiliscono un nesso tra elevato introito di fibre alimentari e ridotta incidenza di tumore al seno [13]. Secondo questa metanalisi la riduzione del rischio è ipotizzabile in un 7% ogni 10 grammi di fibra assunta giornalmente. La media di fibra consumata dalle donne europee e statunitensi è di circa 15 g al giorno, che è la metà di quella raccomandata. Di interesse il ruolo dell’indice glicemico (IG) e del carico glicemico (CG) degli alimenti, in particolare dei carboidrati, nella genesi del cancro mammario, dovuta alle interazioni con l’insulina, gli ormoni sessuali e, come abbiamo sottolineato, l’IGF-1. Valori elevati di indice glicemico e carico glicemico della dieta sono stati associati a un maggior rischio di contrarre diabete dell’età adulta, malattie cardiache e un grande numero di tumori come quelli del tratto gastrointestinale, di colon-retto, stomaco, pancreas, prostata, ovaio, endometrio e della mammella.

Qualche delucidazione su IG e CG: l’IG misura la biodisponibilità del glucosio indipendentemente dalla quantità di alimento assunto, in pratica quanto faccia salire la glicemia; il CG misura anche la quantità dei carboidrati assunti in funzione dell’indice glicemico (indice glicemico per g di carboidrati)/100 e combina la qualità e la quantità dei carboidrati in un numero, maggiore è il carico glicemico maggiore è l’innalzamento della glicemia e maggiore il rilascio di insulina. Segue un esempio che può chiarire meglio il concetto:

Porzione alimentog di carboidrati
a porzione
Indice
glicemico
Carico
glicemico
100 g di pane ai cereali43 g4545/100×43=19
 50 g di pane bianco24 g7070/100×24=17
100 g di pane bianco tipo baguette francese48 g7070/100×48=34

Effettivamente una relazione tra diabete, obesità e cancro della mammella è stata provata in uno studio israeliano del 2005 [14]. Tre meccanismi sono stati postulati per associare il tumore al seno ai suddetti fattori: attivazione del “percorso” dell’insulina, attivazione del “percorso” dell’IGF e regolazione degli ormoni sessuali. Come indicato nella tabella, una porzione di pane ai cereali ha un carico glicemico di 19, mentre una porzione di pane bianco (che ha un IG molto più elevato rispetto al pane ai cereali) ha un carico glicemico simile, pari a 17. Aumentando la quantità consumata di pane bianco, a parità di IG, il carico glicemico raddoppia. Da ciò deriva che l’alimentazione è fondamentale per uno stile di vita salutare; dovremmo imparare a mangiare seguendo alcuni concetti base riguardo i carboidrati: privilegiare quelli a basso indice glicemico, assumere in caso carboidrati ad alto contenuto di fibre, come i cereali integrali.

Un’ulteriore evidenza dell’importanza dei cambiamenti di stile di vita si può ricavare dagli studi sulle donne con tumore mammario iniziale operato in follow-up. Una esaustiva review canadese del 2017 esamina i fattori dello stile di vita che incidono sulla riduzione del rischio di recidiva del tumore mammario, quindi parliamo di donne con diagnosi di tumore mammario che possono ridurre il rischio di recidiva e migliorare la prognosi della loro malattia tramite cambiamenti dello stile di vita, producendo interessanti conclusioni [15]. Gli elementi analizzati sono: controllo del peso corporeo, esercizio fisico, regime alimentare, abitudine al fumo, consumo di alcolici e supplementi vitaminici. Di seguito i dati che ho ritenuto più interessanti. Un elevato consumo di grassi saturi, e di latticini che li contengono, può essere associato a un elevato rischio di mortalità da tumore mammario [16]. I prodotti della soia con alte concentrazioni di isoflavoni, come l’edamame, il tofu, il tempeh e la zuppa di miso hanno mostrato di avere proprietà anticancro in studi preclinici, sono stati associati con apoptosi, antiangiogenesi e riduzione degli ormoni sessuali circolanti [17]. Bassi livelli plasmatici di vitamina D3 possono essere associati ad aumento della mortalità per tumore mammario. I supplementi orali sembrano proteggere leggermente meglio rispetto all’assunzione tramite gli alimenti [18]. Di tutti i fattori dello stile di vita quotidiano, l’attività fisica ha l’effetto più robusto sul miglioramento della prognosi del tumore al seno [19]. Un aumento di peso di oltre il 10% dopo la diagnosi di cancro mammario, aumenta la mortalità dovuta al tumore e anche tutte le cause di mortalità non correlate al tumore. Sussistono quindi buone ragioni per scoraggiare anche modesti incrementi ponderali.

È tuttavia da considerare che, malgrado l’esistenza di strumenti adeguati (ESPEN Guidelines on Nutrition in Cancer Patients [20]), l’aderenza a tali raccomandazioni da parte della popolazione generale è ancora piuttosto scarsa.

A seguito di una maggiore attenzione a queste evidenze sono iniziati gli studi clinici controllati [21]. In particolare, lo studio DIANA-5 trial potrebbe fornire buone evidenze in merito [22]: questo studio infatti ha valutato la possibilità di stabilire se un Mediterranean-macrobiotic lifestyle sia in grado di influenzare l’andamento clinico del carcinoma mammario (recidive locali o metastasi a distanza, secondo cancro ipsilaterale o controlaterale) nel gruppo sperimentale rispetto al controllo in unintention-to-treat analysis, e secondariamente analizzando l’incidenza di cancro mammario nella popolazione totale dello studio, valutando anche la compliance. Le donne nello studio (età 35-70 anni) avevano ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario invasivo entro 5 anni dall’arruolamento in assenza di recidiva locale o a distanza.

I risultati sull’aderenza dei soggetti al trial hanno dimostrato, nel primo anno di analisi, significativi miglioramenti antropometrici e metabolici nel gruppo sperimentale rispetto ai controlli associati all’aderenza alle raccomandazioni dietetiche [23]. Le donne che hanno assunto il tipo di dieta raccomandato, o evitato i cibi sconsigliati, hanno mostrato un odds ratio (OR) of 1,37 (0,70-2,67) e 2,02 (1,03-3,98) nel miglioramento di 3 o più parametri concernenti la sindrome metabolica. Inoltre, le donne comprese nella categoria in cui le modificazioni alimentari erano maggiori, hanno mostrato un OR sino a 4 volte maggiore nella riduzione del peso corporeo rispetto a quelle nel gruppo delle minori modifiche delle abitudini alimentari (p <0,001). Nell’attesa di conoscere se DIANA-5 avrà un impatto sull’evoluzione clinica del carcinoma mammario, si può intanto concludere che questo importante studio controllato ha un impatto tanto sulla riduzione del peso corporeo, quanto sul miglioramento della sindrome metabolica.

Le conclusioni di una recente review sull’argomento indicano che già un simply healty dietary pattern dovrebbe essere incoraggiata in tutte le pazienti cui è stato diagnosticato un carcinoma mammario al fine di ottenere un guadagno tanto in benessere quanto in aspettativa di vita [24].

Concludendo, i più importanti fattori delle abitudini quotidiane che le donne dovrebbero considerare per ridurre il rischio di ammalare di tumore al seno, o di modificare negativamente la prognosi di un tumore già diagnosticato, sono quasi tutti riconducibili al controllo del peso corporeo e alla attività fisica. In ogni caso i miglioramenti che si apportano seguendo abitudini salutari e i suggerimenti che derivano dagli studi clinici in merito non solo ridurranno il rischio di ammalare di tumore mammario ma contribuiranno sicuramente a migliorare lo stato di salute complessivo delle donne. Sulla base, quindi, tanto delle evidenze osservazionali, quanto dei presupposti biologici, sono state proposte delle politiche di intervento per diminuire il rischio tanto dell’insorgenza, quanto della progressione del carcinoma mammario.

Bibliografia

  1. World Health OrganizationRegional Office for Europe, 1999.
  2. Bull FC, Al-Ansari SS, Biddle S, et al. World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour. Br J Sports Med. 2020 Dec;54(24):1451-62.
  3. Global Cancer Statistics 2020; Global Cancer Observatory (iarc.fr). Available online: https://gco.iarc.fr/ (accessed on 1 August 2021).
  4. Rebbeck TR, Mitra N, Wan F, Sinilnikova OM, et al. Association of type and location of BRCA1 and BRCA2 mutations with risk of breast and ovarian cancer. JAMA 2015 Apr 7;313(13):1347-61.
  5. Kolak A, Kamińska M, Sygit K, et al. Primary and secondary prevention of breast cancer. Ann Agric Environ Med 2017 Dec 23;24(4):549-53.
  6. Ghoncheh M, Pournamdar Z, Salehiniya H. Incidence and Mortality and Epidemiology of Breast Cancer in the World. Asian Pac J Cancer Prev 2016;17(S3):43-6.
  7. Turati F, Carioli G, Bravi F, et al. Mediterranean diet and breast cancer risk. Nutrients 2018 Mar 8;10(3):326.
  8. Schwingshackl L, Schwedhelm C, Galbete C, Hoffmann G. Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis. Nutrients 2017 Sep 26;9(10):1063.
  9. Jiralerspong S, Goodwin PJ. Obesity and breast cancer prognosis: evidence, challenges, and opportunities. J Clin Oncol 2016 Dec 10;34(35):4203-16.
  10. Ewertz M, Jensen MB, Gunnarsdóttir KÁ, et al. Effect of obesity on prognosis after early-stage breast cancer. J Clin Oncol 2011 Jan 1;29(1):25-31.
  11. Willett WC RB, Hankinson SE, Hunter DJ, Colditz GA. Epidemiology and Nongenetic Causes of Breast Cancer. Diseases of the Breast. 2nd ed. Philadelphia, PA: Lippincott Williams & Wilkins; 2000:175-220
  12. Denduluri SK, Idowu O, Wang Z, et al. Insulin-like growth factor (IGF) signaling in tumorigenesis and the development of cancer drug resistance. Genes Dis 2015 Mar 1;2(1):13-25.
  13. Dong JY, He K, Wang P, Qin LQ. Dietary fiber intake and risk of breast cancer: a meta-analysis of prospective cohort studies. Am J Clin Nutr 2011 Sep;94(3):900-5.
  14. Wolf I, Sadetzki S, Catane R, et al. Diabetes mellitus and breast cancer. Lancet Oncol 2005 Feb;6(2):103-11.
  15. Hamer J, Warner E. Lifestyle modifications for patients with breast cancer to improve prognosis and optimize overall health. CMAJ 2017 Feb 21;189(7):E268-E274.
  16. Kroenke CH, Kwan ML, Sweeney C, et al. High- and low-fat dairy intake, recurrence, and mortality after breast cancer diagnosis. J Natl Cancer Inst 2013;105(9):616-23.
  17. Gonzales JF, Barnard ND, Jenkins DJ, et al. Applying the precautionary principle to nutrition and cancer. J Am Coll Nutr 2014;33:239-46.
  18. Toriola AT, Nguyen N, Scheitler-Ring K, et al. Circulating 25-hydroxyvitamin D levels and prognosis among cancer patients: a systematic review. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev 2014;23:917-33.
  19. Jones LW, Courneya KS, Fairey AS, et al. Effects of an oncologist’s recommendation to exercise on self-reported exercise behavior in newly diagnosed breast cancer survivors: a single-blind, randomized controlled trial. Ann Behav Med 2004;28:105-13.
  20. Arends J, Bachmann P, Baracos V, et al. ESPEN guidelines on nutrition in cancer patients. Clin Nutr. 2017 Feb;36(1):11-48.
  21. Abstract 202P_PR. Adherence to Dietary Guidelines (DG) and Body Weight Change (BWC) in Early-stage Breast Cancer (EBC): a prospective trial in patients submitted to nutrition evidence-based educational intervention’. Annals of Oncology, Volume 30, 2019 Supplement 3.
  22. Villarini A, Pasanisi P, Traina A, et al. Lifestyle and breast cancer recurrences: the DIANA-5 trial. Tumori 2012 Jan-Feb;98(1):1-18.
  23. Bruno E, Krogh V, Gargano G, et al. Adherence to Dietary Recommendations after One Year of Intervention in Breast Cancer Women: The DIANA-5 Trial. Nutrients 2021 Aug 27;13(9):2990.
  24. De Cicco P, Catani MV, Gasperi V, et al. Nutrition and breast cancer: a literature review on prevention, treatment and recurrence. Nutrients 2019 Jul 3;11(7):1514.
Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.