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Lo stato dell’oncologia in Italia: dati confortanti e prospettive promettenti

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Lo stato dell’oncologia in Italia: dati confortanti e prospettive promettenti

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha presentato recentemente il Rapporto 2017 sullo Stato dell’Oncologia in Italia. Dalla relazione di Carmine Pinto emergono dati confortanti sui progressi della lotta al cancro e, soprattutto, prospettive di ulteriori miglioramenti per il futuro.

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Nel 2016 in Italia sono state formulate 365.000 nuove diagnosi di tumore, numero pressoché invariato rispetto al 2015, quando erano state 363.800. Nessuna variazione anche per i decessi: 176.217 nel 2016 e 177.000 nel 2015. A fronte della sostanziale stabilità di questi dati si è osservata una diminuzione dell’incidenza dei tumori nel sesso maschile, -2.5% per anno, dovuta soprattutto alla minore frequenza dei tumori di polmone e prostata. Sempre limitatamente ai maschi, si è rilevata una diminuzione della mortalità con un dato complessivo di -1.5% e con una diminuzione del tumore del colon-retto del 6.8%. Non altrettanto positivi i dati relativi al sesso femminile: lieve aumento dell’incidenza complessiva dei tumori, +0.7% per anno, e minore riduzione della mortalità, rispetto al sesso maschile: -0.7% complessivamente e -3.6% per il tumore del colon-retto. E’ interessante notare che, in ambedue i sessi, quest’ultimo tumore è fra quelli per i quali si è registrata una più evidente diminuzione della probabilità di decesso. All’origine di questa evidenza positiva ci sono sia diagnosi più tempestive, che cure più efficaci. A proposito di cure Carmine Pinto ha ricordato i passaggi chiave dei progressi delle terapie oncologiche: nel 1996 è stato approvato il primo farmaco a bersaglio, nel 1997 è stato approvato il primo anticorpo monoclonale per la cura del tumore e nel 2013 si è reso disponibile il primo prodotto per immunoterapia. Per quanto riguarda la probabilità di sopravvivenza a 5 anni, il tumore per il quale si è rilevato il dato migliore è quello del testicolo: 90%. Elevata anche la sopravvivenza a neoplasie frequenti nel sesso maschile, come quella della prostata (89%), e nel sesso femminile, come quella della mammella (86%). Relativamente ai tumori ai quali sono dedicate sezioni del sito della Fondazione Cesare Serono, la sopravvivenza a 5 anni indicata nel Rapporto è: colon-retto 61%, testa-collo 44%, stomaco 32% e polmone 14%. A testimonianza del grande impegno di medici e ricercatori nella valutazione di nuove terapie, sono stati citati i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco secondo i quali il 37% delle ricerche cliniche eseguite in Italia nel 2015 ha riguardato l’oncologia, mentre la seconda area clinica, per frequenza di studi, è stata la neurologia con il 7.3%.

Circa l’importanza delle strategie di prevenzione dei tumori anche grazie alle modificazioni delle abitudini di vita, il relatore ha citato l’esempio della riduzione dell’incidenza del tumore del polmone (-2.0%), e dei decessi dovuti a questa neoplasia (-2.6%), nel sesso maschile, correlata con la diminuzione del consumo di tabacco. Nelle donne si è rilevato un aumento di nuovi casi del 2.6% all’anno e della mortalità del 2% all’anno, dal 1999 al 2016, parallelamente all’aumentare dell’abitudine al fumo nel sesso femminile. Considerando il numero di nuovi casi di cancro del polmone dal 2014 al 2016, si è osservato un aumento di 2.100 casi nelle femmine e una riduzione di 1.700 nuove diagnosi nei maschi. I programmi di screening del cancro del colon-retto hanno dimostrato la loro efficacia, ma purtroppo ci sono enormi differenze nell’adesione dei cittadini nelle diverse Regioni si va dal 65% dell’Emilia-Romagna al 10%, 8% e 6% rispettivamente di Sicilia e Puglia. Disparità altrettanto ampie si sono registrate riguardo ai programmi di screening per i tumori di mammella e collo dell’utero. In generale, la minore adesione si rileva sempre nelle Regioni del Sud, salvo per lo screening del collo dell’utero che ha ottenuto poca adesione anche in Lombardia e in Liguria. Non solo per l’adesione ai programmi di screening nel Sud si riscontrano lacune ma anche per il numero di Centri specializzati. Le unità operative di oncologia sono: 169 nel Nord Italia (51% del totale), 82 nel Centro (25% del totale) e 80 nel Sud e nelle isole (24% del totale). Si tratta di disparità che indicano un grande ritardo di alcune aree dell’Italia nel creare reti adeguate per la cura dei tumori e che non garantiscono parità di accesso a diagnosi e terapia delle neoplasie per tutti i cittadini italiani.

Fonte: Aiom