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Si può essere più forti del cancro solo se ciascuno fa al meglio la propria parte

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Si può essere più forti del cancro solo se ciascuno fa al meglio la propria parte

Il 10 ottobre 2016 si è tenuta una conferenza a Napoli, che ha previsto un collegamento con il Congresso della Società Europea di Oncologia Medica ed è stata trasmessa in diretta in rete. Da tutti gli interventi è emerso che il cancro non è più invincibile e che si prospettano sempre maggiori successi, ma solo se tutti, dai medici ai malati, dai politici ai giornalisti, faranno la loro parte.

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Nei primi interventi si è ricordato che la storia della guerra al cancro ha visto molti momenti di grandi speranze, che poi non sempre si sono tradotte in reali miglioramenti. Oggi, però, i progressi ci sono e stanno salvando e migliorando le vite dei malati e se ne prospettano di nuovi, con un’unica condizione: che tutti i soggetti coinvolti giochino al meglio il proprio ruolo. Fortunato Ciardiello, Responsabile Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica del Secondo Policlinico di Napoli e presidente eletto dell’ESMO (European Society for Medical Oncology, in Italiano Società Europea di Oncologia Medica), ha parlato del Congresso dell’ESMO in corso a Copenhagen, forse il Congresso più grande della storia dell’oncologia in Europa, con oltre 20.000 partecipanti. Delle centinaia di lavori presentati su tutti i tipi di cancro, forse quelli più importanti hanno riguardato il nuovo approccio che sta rivoluzionando la gestione di alcuni tumori: l’immunoterapia. Ha aggiunto che questa nuova terapia, che quasi sempre comporta ulteriori e più elevati costi, crea il problema della “sostenibilità” delle cure. D’altra parte, il concetto di sostenibilità non deve essere interpretato in termini di “ci possiamo o non ci possiamo permettere una terapia”, ma piuttosto di trovare il modo di trattare ciascun malato nel modo giusto, nel momento giusto e nel posto giusto. Fortunato Ciardiello ha aggiunto che, quest’anno, uno dei premi più importanti dell’ESMO è stato assegnato a uno scienziato che ha scoperto la relazione fra fumo di sigaretta e cancro. Quattro tumori su 10 potrebbero essere evitati abolendo il fumo di sigaretta. Prevenire molti casi di cancro vuol dire avere meno persone da curare e poter spendere di più per trattare i tumori che non si possono prevenire. Ma la prevenzione non può essere solo consigliata dal medico, deve essere soprattutto voluta da ogni singolo cittadino.

Un malato di cancro del colon e del retto ha raccontato la sua storia in un filmato, parlando della disponibilità ricevuta dai medici e da tutti i professionisti che l’hanno seguito e ha fatto vedere come, dopo le cure e la guarigione della malattia, abbia ripreso a fare i giri in bicicletta che faceva prima che gli fosse diagnosticato il tumore. Trasmessi anche i video di vari oncologi. Alcuni hanno sottolineato l’importanza della gestione multidisciplinare di questa neoplasia e l’efficacia delle cure con protocolli che prevedono i nuovi farmaci a bersaglio molecolare, associati alla chemioterapia tradizionale. Altri hanno parlato di prevenzione del cancro del polmone, con la rinuncia al fumo, e di gestione personalizzata di questa neoplasia. Illustrato anche il percorso che sta portando allo sviluppo di farmaci innovativi e sempre più mirati contro le cellule dei tumori. Prima si identificano le molecole che favoriscono lo sviluppo di tali cellule, poi  si seguono due strade: si creano farmaci che agiscano direttamente su queste molecole oppure se ne individuano altri che stimolino il sistema immunitario a distruggerle. In ambedue i casi il risultato è un arresto della crescita del tumore ed eventualmente la sua guarigione.

A Giacomo Cartenì, oncologo dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, è stato chiesto se abbia mai avuto la sensazione di avere vinto sul cancro. Ha risposto che gli è successo tante volte, ottenendo la guarigione anche di casi gravi di neoplasia. Ha raccontato la storia di giovane con tumore del testicolo che aveva già diffuso metastasi. Prima è stato sottoposto a una procedura di preservazione della fertilità, poi alle cure per il cancro. E’ guarito ed è diventato padre di tre gemelli.

Carmine Pinto direttore del Centro di oncologia di Reggio Emilia è tornato sul tumore del colon-retto. E’ il cancro oggi più frequente in Italia, 52.000 nuovi casi all’anno, la probabilità di decesso dei casi più gravi si è ridotta dell’11% e la sopravvivenza, sempre dei casi gravi, arriva oggi a 30 mesi, ma soprattutto il 20% delle forme con metastasi oggi è guarito a 5 anni dall’avvio delle cure e, ha affermato, si tratta di quadri che una volta avevano un’evoluzione inarrestabile. Fra gli strumenti chiave per ottenere questi risultati, la diagnosi c’è molecolare, un modo di definire le caratteristiche più specifiche delle cellule del tumore, ad esempio la valutazione dei geni RAS, per poi somministrare la cura più efficace e sicura.

L’immunoterapia è l’approccio che sta cambiando profondamente le prospettive dei malati di tumore del polmone e che permette di affrontarlo meglio. Anche nei fumatori. Un’oncologa dell’Istituto dei Tumori di Milano ha riferito dei molti casi che sono stati gestiti con successo, mentre in passato avrebbero avuto esiti molto negativi. Gli specialisti collegati da Copenhagen hanno aggiunto che, al Congresso dell’ESMO, sono stati presentati dati molto buoni sull’efficacia dell’immunoterapia nel tumore del polmone.

Nuove cure, nuove prospettive per i malati, ma anche nuovi costi e quindi “sostenibilità” della gestione dei tumori, che vuol dire compatibilità dei costi con le risorse disponibili. Questo problema spiega innanzitutto la diseguaglianza fra Paesi. Da questo punto di vista, secondo i relatori del convegno, l’Italia non è il Paese che offre di più ai malati, ma non è neanche il peggiore. Sicuramente, però, in Italia tante cure vengono approvate in ritardo, rispetto ad altre nazioni europee. Poi, dopo che l’AIFA ha registrato un farmaco nuovo, si creano altre diseguaglianze, quelle fra Regione e Regione. Uno dei partecipanti all’incontro ha segnalato che un malato di tumore della Lombardia o dell’Emilia Romagna a volte riceve una nuova cura anche più di un anno e mezzo prima di un malato della Calabria. E questo non è accettabile. Affrontato anche l’argomento dei costi molto alti delle  nuove cure per i tumori, che è sicuramente uno dei fattori che ne limita la disponibilità, ma si è anche ricordato che la spesa per i medicinali non è l’unica voce di costo del bilancio del Sistema Sanitario Nazionale e non è neanche quella più elevata. Come per tutti gli altri aspetti trattati in precedenza, anche su questo la conclusione è stata che ci sono problemi, ma anche soluzioni, che però si possono realizzare solo se tutti fanno il proprio dovere: i medici scelgano le cure con attenzione, i malati vi si sottopongano con fiducia, gli amministratori assegnino le giuste priorità alle voci di spesa e i politici creino le premesse perché il sistema funzioni. A questo proposito, c’è stata una “tirata d’orecchi” ai mezzi di comunicazione che non si occupano abbastanza di questi problemi e non aiutano a sostenere le campagne per adeguare la disponibilità delle cure ai bisogni dei malati.

Interessante anche l’intervento di Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. In Italia ci sono 800.000 persone che il relatore ha definito “sopravvissuti al cancro”, in inglese “survivors”. Persone fortunate, rispetto a chi non ce l’ha fatta, ma che hanno affrontato una prova durissima e che poi, il più delle volte, vengono abbandonate a se stesse. Come stanno? Hanno bisogno di assistenza? La ricevono? Poco si sa in proposito. Le Associazioni di volontariato che si occupano dei malati di tumore possono fare molto, ma sarebbe importante che coordinassero la loro azione con le iniziative degli oncologi per risolvere i tanti problemi, ancora aperti, dei malati di tumore.

Nell’ultima parte del convegno, personalità del mondo della comunicazione e dello spettacolo hanno riportato le loro esperienze di vita riguardo al cancro. Fra gli altri Laura Berti, che ha ricordato i casi delle due donne, delle quali si è parlato di recente, perché hanno rifiutato le cure e sono morte. Secondo Laura Berti, le scelte fatte da queste due persone sono il risultato delle tante informazioni sbagliate  infondate diffuse dalla rete. A fronte di questi due casi, ha aggiunto, ci sono i tanti malati che alle terapie più moderne ed efficaci vorrebbero essere sottoposti, ma non le ricevono perché, nella cura del cancro, “non c’è una Italia, ma ci sono diverse Italie e a nicchie di eccellenza si alternano offerte di cura e assistenza francamente inadeguate”.

Tommaso Sacco

Fonte: Più Forti Del Cancro