Perché lo screening del cancro del colon-retto non si può non fare

Intervista |
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Fondazione Serono
Perché lo screening del cancro del colon-retto non si può non fare

Alberto Sobrero, Primario di Oncologia Medica dell’Ospedale San Martino di Genova, ha rilasciato un’intervista nella quale spiega come si fa lo screening del cancro del colon-retto e perché non si può non partecipare a tali programmi.

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Per cominciare, Alberto Sobrero spiega che una persona che ha sintomi o segni come alvo che diventa irregolare, dopo essere sempre stato normale, dolori e sangue nelle feci, non deve partecipare ai programmi di screening, ma piuttosto dovrebbe sottoporsi a controlli ed esami diagnostici. Questi esami chiariranno se all’origine di quei segni e sintomi c’è una patologia: infiammazioni, polipi, neoplasie o altro. Lo screening è un controllo al quale si sottopongono soggetti che non hanno alcuna manifestazione di patologia e nei quali si voglia prevenire la comparsa di malattie. Nello specifico, lo screening del cancro del colon-retto serve a prevenire lo sviluppo di questo tumore o a individuarlo in una fase estremamente precoce. Alberto Sobrero sottolinea che lo screening del cancro del colon-retto è più efficace, in termini di prevenzione delle lesioni, di quelli del cancro della mammella e del cancro dell’utero. E allora perché a questi ultimi screening si registra un’adesione molto più ampia? Perché si eseguono con valutazioni meno disagevoli. Doversi sottoporre a una colonscopia scoraggia molti dal partecipare allo screening del cancro del colon-retto, ma Alberto Sobrero, che pure considera comprensibili le resistenze a fare questo tipo di controllo, spiega che, nella maggior parte dei casi, può essere sufficiente farlo una volta a 50 anni e poi una successiva dopo 10 anni. Come dire: a nessuno piace fare la colonscopia, ma una ogni 10 anni si può accettare, se salva la vita o, comunque, evita una grave malattia e le sofferenze che essa provoca. Un’alternativa può essere la prova del sangue occulto nelle feci, ma solo in certi casi. Insomma, l’intervista tratta tutti gli argomenti utili per capire che partecipare allo screening del cancro del colon-retto è “una proposta che non si può rifiutare”.

Redazione Fondazione Cesare Serono

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