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Risultati a lungo termine della nefrectomia parziale eseguita con robot

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Risultati a lungo termine della nefrectomia parziale eseguita con robot

Un gruppo di specialisti italiani ha pubblicato uno studio nel quale si riportano gli esiti a lungo termine della rimozione di tumori del rene con chirurgia robotica. I risultati hanno dimostrato che, sia da un punto di vista della cura del tumore che da quello della funzione renale gli esiti di questo approccio sono stati equiparabili a quelli ottenuti con gli approcci chirurgici tradizionali.

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La bioingegneria ha sviluppato, nell’ultimo decennio, robot sempre più evoluti che supportano, e sostituiscono parzialmente, il chirurgo. La chirurgia robotica si è diffusa in campi nei quali è richiesto un elevatissimo grado di precisione come nella microchirurgia e negli interventi sul sistema nervoso centrale. I requisiti dei robot impiegati devono permettere movimenti allo stesso modo precisi e complessi. Inoltre, il dispositivo permette di visualizzare il campo di intervento e di misurare le distanze con estrema precisione. Un altro vantaggio della chirurgia robotica è quello di poter eseguire, durante l’intervento, qualsiasi esame radiografico, senza sottoporre gli operatori alle radiazioni. Con la diffusione dei dispositivi necessari e della specifica preparazione degli operatori, l’impiego dei robot si è esteso alla chirurgia dell’osso e delle articolazioni, a quella dell’addome, alla chirurgia oculistica e a quella del rene. Infatti, come riportato nell’introduzione del lavoro di Carbonara e colleghi, negli ultimi dieci anni si è diffuso in maniera esponenziale il ricorso alla nefrectomia parziale con chirurgia robotica per la rimozione di masse neoplastiche localizzate nel rene. A fronte dell’affermazione di tale approccio, non sono molti i dati indicativi dei suoi esiti a lungo termine. Per tale motivo, è stato eseguito uno studio retrospettivo sui casi di neoplasie maligne curate con nefrectomia parziale eseguita con chirurgia robotica seguiti per periodi fino a sette anni. Lo studio ha coinvolto vari Centri italiani e ha riguardato interventi fatti fra il 2009 e il 2013, dopo i quali i malati sono stati seguiti per almeno tre anni, con anche una valutazione della funzione renale. Sono stati analizzati anche: le caratteristiche demografiche, i risultati chirurgici veri e propri e quelli relativi all’andamento clinico nel periodo successivo all’intervento e sono state misurate sopravvivenza complessiva, sopravvivenza libera dalla malattia e sopravvivenza specifica del tumore. Sono stati analizzati 85 casi seguiti per un periodo medio di 7.33 anni. Le dimensioni medie della neoplasia erano di 3 cm, lo stadio era il T1a per il 74.1% dei casi e il valore mediano del punteggio R.E.N.A.L. era di 6. La valutazione finale anatomopatologica ha individuato cellule chiare di tumore del rene nel 76.5% dei casi. La positività dei margini chirurgici, vale a dire la presenza di cellule tumorali nel tessuto contiguo al margine della rimozione della neoplasia, ha riguardato l’8.2% dei malati. Complessivamente, nei casi seguiti si sono verificati 11 decessi (12.9%) nel periodo di osservazione e 2 di essi (2.33%) sono stati attribuiti a metastasi di tumore a cellule renali. Al settimo anno, la sopravvivenza complessiva è stata del 91.7%, la sopravvivenza specifica del tumore del 97.7% e la sopravvivenza libera da malattia del 91.7%. Un’alterazione cronica della funzione renale è stata osservata nel 20.1% dei casi. Nelle conclusioni gli autori hanno commentato molto positivamente i dati emersi nella casistica valutata. Infatti, gli esiti degli interventi eseguiti con i robot sono stati sovrapponibili a quelli ottenuti con gli approcci chirurgici tradizionali.                     

Tommaso Sacco

Fonte: Robot-assisted partial nephrectomy: 7-year outcomes. Minerva Urologica e Nefrologica 2020, Nov 17.