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Rischio di sviluppo di cancro dello stomaco: dalla genetica alle abitudini di vita

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Rischio di sviluppo di cancro dello stomaco: dalla genetica alle abitudini di vita

Un esperto italiano dell’Università di Padova, in un editoriale a commento di uno studio sui fattori che favoriscono lo sviluppo del cancro dello stomaco, ha fatto il punto sulle attuali conoscenze sull’argomento.

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Secondo Massimo Rugge, Direttore del Registro Tumori del Veneto e docente di Anatomia Patologica all'Università di Padova,  negli ultimi vent’anni il presupposto che il cancro fosse una malattia genetica ha ispirato l’esecuzione di grandi studi mirati a individuare i geni coinvolti e ha guidato la ricerca di nuove cure oncologiche. Tutto questo perché si è ritenuto che le cellule predisposte a diventare tumorali presentassero già modificazioni genetiche che “programmavano” per un’evoluzione di quel tipo. D’altra parte, la frequenza dei tumori puramente ereditari, vale a dire trasmessi attraverso i geni ai discendenti, è praticamente trascurabile. Ne consegue che il ruolo dei soli geni nel promuovere lo sviluppo del cancro riguarda un numero molto limitato di casi. Inoltre, una mole di evidenze sempre più ampia ha confermato che le neoplasie maligne più diffuse derivano da una combinazione di diversi tipi di danno che fattori ambientali provocano ai geni. Nella definizione di questi meccanismi sono di grande aiuto i modelli sperimentali che, applicati anche al cancro dello stomaco, hanno dimostrato che fattori riferibili all’ambiente attivano la produzione di citochine, che provocano nelle cellule cambiamenti di tipo pre-canceroso oppure alterazioni che le fanno diventare direttamente cellule neoplastiche. Varie linee di ricerca hanno fornito conferme di tali processi di base, mentre si hanno meno informazioni circa le modalità con le quali, nell’uomo, i fattori caratteristici del soggetto, cioè i geni, interagiscono con quelli derivanti dall’ambiente. Massimo Rugge nel suo editoriale, dopo avere premesso tali informazioni, ha commentato positivamente uno studio fatto in Cina che ha seguito più di 100.000 soggetti, per un tempo medio superiore a dieci anni, con l’obiettivo di valutare il rischio di sviluppare il cancro dello stomaco sulla base delle caratteristiche genetiche e delle abitudini di vita. Gli autori dello studio hanno definito come sane le seguenti abitudini di vita: non fumare, non avere mai assunto alcol, mangiare pochi cibi conservati e avere una dieta ricca di frutta fresca e verdura. Le persone con due o più di tali abitudini di vita hanno mostrato un rischio significativamente più basso di sviluppare il cancro dello stomaco, rispetto a quelli che ne avevano una o nessuna. Al di là dei risultati ottenuti, la stessa impostazione del protocollo della ricerca è stata del tutto coerente con le conoscenze circa l’interazione di più fattori nel provocare il cancro dello stomaco. Un altro pregio dello studio commentato da Massimo Rugge è quello di attribuire valori numerici a ciascun fattore coinvolto nello sviluppo della neoplasia. Tale approccio ha avuto il vantaggio di poter definire strategie di prevenzione adattate al grado di rischio individuale, sulla base della presenza di abitudini di vita di diverso peso. A fronte di tanti pregi, Massimo Rugge ha segnalato come possibile limite della ricerca, il fatto di non aver considerato il ruolo dell’Helicobacter pylori come fattore di rischio, a causa della mancanza di informazioni circa la presenza del batterio nella casistica considerata.

L’editoriale di Massimo Rugge è interessante per due motivi. Da una parte ha proposto un’interessante sintesi delle informazioni oggi disponibili sulla fisiopatologia del cancro dello stomaco e dall’altra ha fornito l’esauriente analisi di una recente ricerca eseguita in questo campo, che ha dimostrato come le abitudini di vita abbiano un ruolo rilevante nei meccanismi di sviluppo del tumore gastrico.           

Tommaso Sacco

Fonte: Gastric cancer risk: between genetics and lifestyle; Lancet Oncolology 2020; 21(10): 1258-1260.