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La rete e il cancro: non sempre si trovano le informazioni giuste

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La rete e il cancro: non sempre si trovano le informazioni giuste

In un articolo pubblicato sul sito del quotidiano statunitense New York Times si tratta l’argomento delle ricerche in rete, con i motori di ricerca, sull’argomento cancro e si conclude che non sempre si trovano le risposte giuste.

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L’autrice, Jane Brody, parte dalla considerazione che molte persone quando ricevono una diagnosi di tumore o stanno eseguendo controlli per valutarne la presenza, tendono a consultare un noto motore di ricerca per raccogliere informazioni. Solo una generazione fa i malati avevano come fonte, pressoché esclusiva, i medici ai quali si rivolgevano per sapere come fronteggiare malattie come il cancro. Ora la rete, che l’autrice definisce un uragano virtuale di informazioni, offre fonti di tutti i tipi, da quelle che forniscono dati basati sulle evidenze a quelli che cercano di piazzare informazioni o prodotti inutili o dannosi. Il problema è capire la differenza fra le sorgenti di indicazioni, in particolare quando riguardano malattie che possono provocare grandi sofferenze e risultare mortali. Nell’articolo si riporta il parere di un’oncologa, Lidia Schapira dell’Università di Stanford (Stati Uniti), che riferisce la sua esperienza con malati giunti alla sua osservazione dopo aver preso decisioni, negative per l’evoluzione della patologia dalla quale erano affetti, ispirate dalla disinformazione di certi siti. Ad esempio, alcune donne hanno rifiutato l’assunzione di farmaci per la cura del cancro del seno, dopo l’intervento chirurgico, perché avevano letto che tali cure erano pericolose, sottovalutando le importanti e fondate evidenze della loro efficacia nel prevenire la recidiva di questo cancro. Per meglio comprendere queste situazioni, si deve aggiungere che è molto più facile “sparare” su un sito un’informazione che la gente vuole leggere, del tipo “non prendere quel farmaco che è pericoloso”, piuttosto che proporre un’analisi dettagliata dei vantaggi e degli svantaggi che comporta una strategia di cura. Questo è più complesso, più difficile e non alla portata di tutti. Lidia Schapira ha aggiunto che per un medico, che nelle sue scelte fa riferimento a fatti e dati, è difficile contrastare convinzioni basate su emozioni, come quelle che creano le informazioni “a effetto”. Infatti, le emozioni sono irrazionali e non si riescono a smontare con i fatti. Secondo la Società americana del Cancro le informazioni sbagliate possono provocare gravi danni, quando riguardano il cancro. Molte delle informazioni spacciate sulla rete sono il risultato di opinioni personali, interessi di vendita e desiderio di visibilità, e sono prive di fondamento scientifico, cioè non sono fondate su dati raccolti scientificamente. Fin dalla comparsa di un primo sintomo, un utente della rete può essere disorientato dalle risposte di siti che promettono diagnosi “automatiche” proprio sulla base di sintomi. Affidarsi a queste indicazioni è pericoloso perché manifestazioni, come la stipsi o la tosse, possono caratterizzare malattie comuni e benigne, ma possono essere provocate anche da tumori. Solo un’analisi dettagliata delle caratteristiche della persona che presenta il sintomo, della sua storia di malattie e del sintomo stesso, può orientare un medico verso la diagnosi o verso la prescrizione di esami che permettono di formularla. L’autrice dell’articolo fornisce anche una serie di indicazioni per aiutare gli utenti della rete a selezionare le fonti delle informazioni su malattie gravi come il cancro. L’affidabilità delle istituzioni che gestiscono i siti e la chiarezza nell’indicare l’origine del dato e dell’informazione che vengono comunicati sono fra i criteri ai quali si può fare riferimento.

Tommaso Sacco

Fonte: New York Times