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Recenti acquisizioni sui meccanismi di sviluppo del cancro del polmone

Parere degli esperti

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Recenti acquisizioni sui meccanismi di sviluppo del cancro del polmone
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Come in ogni forma tumorale, il cancro polmonare è caratterizzato da cellule che hanno perso il fisiologico controllo della crescita, diventando immortali e incessantemente proliferanti. Queste caratteristiche biologiche, comuni appunto a tutte le cellule tumorali, sono generalmente acquisite per l’azione di elementi esterni, denominati cancerogeni, che danneggiano il DNA della cellula normale, conferendole quelle caratteristiche tipiche delle cellule maligne. Nell’ultimo decennio, tuttavia, tante ricerche di biologia oncologica hanno evidenziato che alcune forme di tumori polmonari, in particolare quelli cosiddetti non a piccole cellule (NSCLC, non-small cell lung cancer, nelle classificazioni internazionali), presentano alterazioni genetiche specifiche che autonomamente, cioè anche senza l’azione di elementi cancerogeni esterni, conferiscono alla cellula tumorale quelle caratteristiche di autosufficienza per la crescita che rendono appunto immortali le cellule tumorali.

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Un primo gruppo di questi geni appartengono alla cosiddetta famiglia dei recettori EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor), una sorta di serratura presente sulla superficie della cellula che normalmente raccoglie gli stimoli proliferativi provenienti dall’esterno e avvia il processo della proliferazione cellulare. In circa il 10% dei tumori polmonari non a piccole cellule questo gene EGFR presenta mutazioni che lo rendono indipendente dagli stimoli esterni, per cui in maniera autonoma si alimenta un ininterrotto processo proliferativo della cellula tumorale. Molti altri geni presentano alterazioni simili (ALK, MET, RAS ecc.), ma il meccanismo d’azione è analogo e il risultato è sempre quello di una autonoma e incessante proliferazione della cellula tumorale.

Un secondo gruppo di geni importanti nei meccanismi genetici del tumore polmonare sono quelli coinvolti nella cosiddetta angiogenesi, cioè nella costruzione di nuovi vasi sanguigni destinati all’alimentazione del tumore. Il gene maggiormente coinvolto in questo capitolo angiogenetico è quello per il recettore del fattore di crescita vascolo-endoteliale (VEGF, Vascular Endhotelial Growt Factor). In altre parole, ogni tumore per poter crescere ha bisogno di ricevere elementi nutrienti e ossigeno attraverso il sangue, quindi più il tumore è vascolarizzato più velocemente riesce a crescere. Alcuni tumori, e il carcinoma polmonare non a piccole cellule è uno dei principali, riescono ad attivare un sistema di auto-attivazione della crescita vascolare, acquisendo così una capacità proliferativa e diffusiva molto spiccata.

Aver gettato luce su questi meccanismi di crescita delle neoplasie polmonari, sia quelli che coinvolgono i recettori per la proliferazione sia quelli che favoriscono la neo-angiogenesi, ha portato nel volgere di pochi anni allo sviluppo di farmaci biologicamente mirati su quella specifica mutazione presente in quella specifica malattia; si parla appunto di targeted therapy, ovvero una terapia biologica specifica per una malattia avente un target specifico. La disponibilità di queste nuove opzioni terapeutiche, che si affiancano e spesso si associano alla tradizionale chemioterapia, ha rapidamente e profondamente rivoluzionato il panorama terapeutico del carcinoma polmonare.

Purtroppo rimangono ancora due grosse problematiche che limitano molto il progresso teoricamente ottenibile con queste nuove informazioni sui meccanismi di crescita del tumore: il primo problema è che queste mutazioni sono ad oggi note solo per piccole percentuali di tumori polmonari (non più dell’8-10%), per cui per la restante maggior parte delle forme tumorali l’unica opzione terapeutica rimane sempre e solo la chemioterapia. Il secondo problema è rappresentato da quello che viene generalmente definito come farmaco-resistenza, ovvero la capacità che hanno le cellule tumorali di abituarsi alla terapia target e di trovare altri meccanismi per la crescita. Sono problemi che limitano molto i progressi finora ottenuti, ma in ogni caso queste nuove conoscenze hanno aperto la porta a un nuovo modo di affrontare la patologia neoplastica polmonare che, senza alcun dubbio, stravolgerà nel volgere di pochi anni la cura di questa terribile malattia.

Dott.ssa Consiglia Carella - Clinica Oncologica, Policlinico SS. Annunziata, Chieti