Radioterapia nel trattamento del tumore testa-collo dell’anziano

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Radioterapia nel trattamento del tumore testa-collo dell’anziano

Un gruppo di radioterapisti italiani ha eseguito una revisione della letteratura per valutare fattibilità e sicurezza della cura dei tumori della testa e del collo con la radioterapia ipofrazionata negli anziani. Le evidenze raccolte hanno suggerito che tale trattamento permette un controllo prolungato accettabile della malattia.

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La radioterapia dei tumori della testa e del collo è senza dubbio l’approccio più impegnativo per i malati. In particolare, le persone anziane e fragili non riescono sempre a tollerarlo e tuttora non esistono Linee Guida chiare sul tipo di cure da preferire in questi casi. Le raccomandazioni proposte dalla Società Americana per Radioterapia e Oncologia (American SocieTy for Radiotherapy and Oncology: ASTRO) e dalla Società Europea per Radioterapia e Oncologia (European SocieTy for Radiotherapy and Oncology: ESTRO) per la radioterapia dei tumori della testa e del collo adattata al rischio, durante l’epidemia della malattia da coronavirus, hanno raggiunto un importante consenso sull’impiego della radioterapia ipofrazionata. Tale trattamento prevede la somministrazione di una dose di radiazioni più elevata, concentrata in un numero inferiore di sedute, rispetto alla radioterapia tradizionale. Piras e colleghi hanno eseguito una revisione sistematica della letteratura per valutare fattibilità e sicurezza di questo tipo di radioterapia nei malati più avanti in età, affetti da tumore della testa e del collo. Sono stati individuati due tra i più importanti archivi di pubblicazioni scientifiche e si sono impiegati metodi standardizzati, sia per raccogliere le evidenze raccolte dalla letteratura, che per eseguire metanalisi dei dati pubblicati. Sono stati presi in considerazione ricerche originali, studi retrospettivi e casi clinici relativi all’impiego della radioterapia ipofrazionata, con frazioni di almeno 2.2 Gray (Gy) in malati di età media maggiore o uguale a 65 anni. L’analisi ha tenuto conto del tipo di studio, del numero dei malati, dell’età media, della sede della neoplasia, del suo tipo istologico, dello stato funzionale dei soggetti, delle caratteristiche della radioterapia, della chemioterapia concomitante e dei risultati clinici descritti nell’articolo. Tutte le dosi riportate sono state calcolate in equivalenti della dose in 2 Gray per frazioni (Equivalent Dose in 2 Gy per fractions: EQD2) e in dose biologica effettiva (BED), usando le formule α/β = 10 Gy oppure α/β = 12 Gy. Gli autori hanno selezionato 17 articoli che rispondevano ai criteri prestabiliti e li hanno divisi in 4 categorie: 6 di essi hanno analizzato la radioterapia ipofrazionata somministrata due volte al giorno in cicli ripetuti, 3 quella eseguita una volta al giorno in cicli ripetuti, 4 somministrazioni a giorni alterni e 4 trattamenti fatti in giorni consecutivi. Le evidenze raccolte hanno suggerito che la radioterapia ipofrazionata è un trattamento efficace, che permette un controllo prolungato e accettabile della malattia. Nei malati più anziani è adatto a trattamenti radicali. Un protocollo con la somministrazione di 55 Gy in 20 frazioni può essere proposto come alternativa alla radioterapia frazionata standard, ma c’è un gran numero di protocolli ipofrazionati, che vanno da una singola frazione a 4 somministrazioni, a programmi su 1, 2, 3, 4 e 5 settimane che possono essere anch’essi appropriati.

Nelle conclusioni gli autori, oltre a ribadire la validità della radioterapia ipofrazionata, hanno aggiunto che il protocollo indicato per ciascun malato dipende da molti fattori e deve essere il risultato di una decisione specifica e ben ponderata.                        

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