I progressi nella cura del carcinoma a cellule di Merkel

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I progressi nella cura del carcinoma a cellule di Merkel

Esperti dell’Università di Bologna hanno pubblicato una revisione della letteratura che ha coperto tutti gli aspetti della gestione del carcinoma a cellule di Merkel. Tra le novità importanti ci sono i progressi relativi alla cura di questa neoplasia, che stanno migliorando e miglioreranno ancora i risultati della terapia.

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Il carcinoma a cellule di Merkel è una neoplasia del tessuto neuroendocrino della pelle, rara e aggressiva. La sua frequenza sta crescendo per il progressivo invecchiamento della popolazione e per l’aumento dei fattori di rischio, come l’esposizione ai raggi ultravioletti e la diffusione del Polyomavirus. D’altra parte, sta migliorando la precisione diagnostica, sono state introdotte cure più efficaci di quelle disponibili in passato e altri trattamenti sono in corso di valutazione. Ricco e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura per fare il punto sulle attuali conoscenze relative a questa neoplasia. Per quanto riguarda la definizione dello stadio della malattia, è stato proposto un metodo, denominato mappatura del linfonodo sentinella, che consiste nell’individuazione di qualsiasi linfonodo che riceva il flusso della linfa che arriva dalla lesione primaria del carcinoma a cellule di Merkel. Questo approccio riduce il rischio che sfugga alla diagnosi la diffusione di cellule neoplastiche che possono dare luogo a metastasi. Il trattamento chirurgico è spesso il primo approccio con il quale si affrontano le forme localizzate della neoplasia. Infatti, la rimozione completa del tumore, che comporta l’asportazione di una porzione di tessuto normale di 1-2 cm intorno alla neoplasia, aumenta significativamente la sopravvivenza. Al contrario, con la rimozione del solo tessuto tumorale cresce il rischio di recidiva, per la permanenza di cellule cancerose, se non viene somministrata una terapia adiuvante dopo l’intervento. Gli autori hanno descritto anche alcune tecniche specifiche che hanno l’obiettivo di conservare i tessuti sani che circondano il tumore. Per quanto riguarda l’efficacia della chemioterapia, sono state impiegate varie associazioni di farmaci, ma i trattamenti somministrati dopo l’intervento chirurgico di rimozione del tumore non hanno indotto miglioramenti della sopravvivenza complessiva nei casi di carcinoma a cellule di Merkel a diffusione loco-regionale. Data l’efficacia limitata della chemioterapia, essa non è raccomandata sempre, ma va valutata in ciascun caso. Le Linee Guida hanno raccomandato la radioterapia diretta, sia sulla sede principale della neoplasia, che sulle aree occupate dai linfonodi ad essa correlati, in quanto tale approccio ha dimostrato di aumentare la sopravvivenza. Comunque, vanno fatte accurate valutazioni circa la somministrazione della radioterapia, in base alla presenza o meno di metastasi nei linfonodi. Il sistema immunitario ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del carcinoma a cellule di Merkel e ne influenza gli esiti clinici. Ricerche specifiche hanno dimostrato una maggiore espressione, nelle cellule di questo tumore, della molecola PD-L1, perciò è stata verificata l’efficacia curativa degli inibitori delle molecole “di blocco” della risposta immunitaria (in inglese: immune checkpoint inhibitors). Dei farmaci di questo tipo valutati finora, solo l’avelumab, un anticorpo monoclonale diretto conto il PD-L1, sulla base dei risultati ottenuti negli studi clinici ha ricevuto l’indicazione per la cura del carcinoma a cellule di Merkel metastatico da FDA ed EMA. Nell’articolo si riportano le evidenze raccolte sull’avelumab e su altri farmaci già studiati e in quelli in corso di valutazione nella cura di questo tumore, come l’ipilimumab.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che l’ottimizzazione e la combinazione delle cure già disponibili hanno permesso di ottenere successi terapeutici che in passato non era possibile conseguire. Dalla letteratura emerge che la gestione futura del carcinoma a cellule di Merkel potrebbe ulteriormente migliorare.        

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