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Morire di cancro è la morte migliore?

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Morire di cancro è la morte migliore?

L’ex Direttore di una delle più prestigiose riviste internazionali di medicina il British Medical Journal (Giornale Medico Britannico) ha pubblicato, nel blog del sito della rivista, un testo intitolato “Morire di cancro è la morte migliore”: un’affermazione sconcertante quanto gli argomenti riportati nel testo.

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Un blog è una specie di diario elettronico, pubblicato in rete in un sito, continuamente aggiornabile, che raccoglie gli eventuali commenti dei visitatori. Richard Smith, questo è il nome dell’ex Direttore del British Medical Journal che ha pubblicato questo testo nel blog, lo apre facendo riferimento alle preferenze espresse dal registra Luis Buñuel a proposito del miglior modo di morire. Egli affermò che quella rapida era la morte migliore, citando il caso di un suo amico deceduto all’improvviso durante una partita a carte. Buñuel stesso, invece, morì di un cancro del pancreas nel 1983, trascorrendo l’ultima settimana di vita a discutere di teologia con un frate gesuita.

Proprio facendo riferimento alla morte di Buñuel, di cui Richard Smith è un ammiratore, egli afferma che “la morte da tumore è la migliore perché dà il tempo di salutare le persone che si conoscono, di riflettere sulla propria vita, di lasciare ultimi messaggi, a volte di visitare luoghi amati per l’ultima volta, ascoltare la musica preferita, leggere poemi amati e prepararsi, in base alla fede individuale, a incontrare il Creatore o a godersi l’eterno oblio.” Egli riconosce che quella che esprime è una visione “romantica” della morte, che però ritiene si possa acquisire con il supporto dell’amore, della morfina e del… whisky. Aggiunge l’invito a stare lontani da oncologi troppo ambiziosi evitando di sprecare miliardi in cure per il cancro che possono provocare una morte molto peggiore di quella dovuta alla malattia stessa. In altra parte del testo aveva scritto che la morte da tumore era da preferire a quella dovuta a malattie che provocano gravi alterazioni del sistema nervoso come la demenza, o a quelle dovute ad alterazioni della funzione di polmone, cuore o reni, che costringono a trascorrere troppo tempo in ospedale nelle mani dei medici.

Il testo pubblicato da Richard Smith ha molti aspetti sconcertanti, soprattutto considerando le conoscenze che l’autore dovrebbe avere riguardo al cancro e alla sua cura. Anche nella rivista che egli ha diretto, sono state pubblicate decine di articoli che dimostrano come per alcuni tipi di cancro oggi le cure possano portare a una vera e propria guarigione. Per altre forme, la guarigione non è ancora ottenibile, ma i trattamenti possono ritardare il decesso, anche di molti anni, garantendo una buona qualità di vita ai malati. Dato il suo ruolo avrebbe dovuto sapere anche che in alcune forme di tumore il decesso è preceduto da sintomi molto difficili da sopportare, che a volte le terapie fanno fatica a controllare. Per tutti questi motivi le sue affermazioni oltre a non essere affatto condivisibili, sono anche inspiegabili.

Il testo di Richard Smith ha sollevato molte critiche e commenti negativi da parte di malati e di loro parenti che non hanno condiviso la visione “romantica” della morte da cancro descritta dall’autore e non è piaciuto neanche ai medici e agli operatori sanitari che curano e aiutano i malati di tumore. Tutti hanno sottolineato che quella contro il tumore è una guerra da combattere a tutti i livelli e che la morte provocata da questa malattia deve essere evitata o ritardata il più possibile.

Tommaso Sacco

Fonte: BMJ Blogs: The BMJ » Blog Archive ». Richard Smith: Dying of cancer is the best death 07/02/15 23:42