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Più lunga è la durata della gastroscopia, maggiore è la percentuale di cancri dello stomaco e dell’esofago individuati

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Più lunga è la durata della gastroscopia, maggiore è la percentuale di cancri dello stomaco e dell’esofago individuati

Una delle riviste più prestigiose della gastroenterologia mondiale ha pubblicato un articolo che ha dimostrato una relazione positiva fra tempo di osservazione, in occasione di una gastroscopia, e probabilità di individuare i tumori dello stomaco e dell’esofago.

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Park e colleghi sono partiti dalla considerazione secondo la quale, se da una parte l’esofago-gastro-duodenoscopia è l’esame più eseguito per individuare tumori dello stomaco e dell’esofago, ci sono pochi dati circa la relazione fra il tempo di esecuzione dell’esame e la probabilità di rilevare la presenza di un cancro. Essi hanno quindi analizzato, con uno studio retrospettivo, i dati di 111.962 persone sottoposte a esofago-gastro-duodenoscopia come parte di un programma di screening svoltosi nel loro paese, la Corea, fra il 2009 e il 2015. Gli esiti degli esami sono stati estratti da referti redatti da endoscopisti esperti e gli esecutori delle esofago-gastro-duodenoscopie sono stati classificati come “lenti” e “veloci” in base al tempo impiegato, in media, per un esame di questo tipo che non prevedesse la biopsia. Tutti gli endoscopisti usavano la stessa attrezzatura e gli autori della ricerca hanno raccolto le informazioni sulla presenza di tumori dello stomaco, dell’esofago e del duodeno dalle cartelle cliniche. La principale variabile considerata è stata la percentuale di tumori individuati da ciascun endoscopista, vale a dire il numero di neoplasie rispetto al numero totale di soggetti esaminati. La media complessiva della durata dell’esogafo-gastro-duodenoscopia è stata di 2 minuti e 53 secondi. E’ stata quindi stabilita una durata di 3 minuti come criterio per distinguere gli 8 endoscopisti rapidi, quelli che impiegavano meno di 3 minuti (durata media 2:38 ± 0:21 min), dai 6 endoscopisti lenti (durata media 3:25 ± 0:19 min). Gli endoscopisti veloci hanno identificato i tumori nello 0.20% dei casi, mentre i lenti nello 0.28% con una differenza statisticamente significativa (p=0.0054). La frequenza con la quale sono state eseguite le biopsie è variata, da un endoscopista all’altro, dal 6.9 al 27.8% e ha avuto un effetto significativo sull’individuazione del tumore (p=0.0015). Considerando nell’analisi altre variabili, si è rilevato che gli endoscopisti lenti avevano una probabilità maggiore del 50%, rispetto a quelli veloci, di diagnosticare, in particolare, adenomi o carcinomi dello stomaco.

La metodologia impiegata dagli autori dello studio, l’ampiezza della casistica considerata e il livello al quale è stato pubblicato l’articolo attribuiscono un grande valore alle informazioni che esso contiene. E’ ovvio che non necessariamente esse possono valere in Paesi e contesti diversi da quelli dove sono state raccolte, ma resta il fatto che è ragionevole pensare, e oggi c’è uno studio che lo dimostra, che un esofago-gastro-duodenoscopia più prolungata e attenta aumenti le probabilità di individuare un cancro dello stomaco o dell’esofago, cioè neoplasie per le quali la diagnosi precoce può rappresentare la premessa a una cura risolutiva. Tutto questo dovrebbe essere tenuto in considerazione da chi, nei centri di endoscopia, stabilisce tempi e modi di esecuzione degli esami e anche da chi vi si sottopone, che vorrebbe che la prova durasse il meno possibile.

Tommaso Sacco

Fonte: Longer Observation Time Increases Proportion of Neoplasms Detected by Esophagogastroduodenoscopy; Gastroenterology, 2017 May 10