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L’immunoterapia nella cura del melanoma

Parere degli esperti |time pubblicato il
L’immunoterapia nella cura del melanoma

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il melanoma è una neoplasia maligna della cute con incidenza in continuo aumento nel nostro Paese e un’età media alla diagnosi sempre più giovane. È il terzo tumore più frequente in Italia in entrambi i sessi al di sotto dei 49 anni di età. L’incidenza (nuovi casi in un anno) è di 10 casi/100.000 abitanti.

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La costituzione delle Melanoma Unit in Italia risponde al bisogno di istituire a livello nazionale e regionale centri di riferimento per la cura di questa neoplasia. La stretta collaborazione fra Oncologi e Dermatologi è alla base di queste strutture insieme a una imprescindibile multidisciplinarietà con gli altri specialisti di settore (chirurghi, radioterapisti, anatomo-patologi ecc.).

La vera svolta nell’ultimo decennio è stata però l’affermazione di nuovi farmaci che hanno portato concreti e duraturi vantaggi alla sopravvivenza dei pazienti. L’avvento da una parte delle target therapy (utilizzate nei pazienti con mutazione del gene BRAF) e dall’altra l’immunoterapia (utilizzabile su tutti i pazienti e basata sul principio della riattivazione del sistema immunitario) ha portato a un radicale cambiamento di prospettive. Fino al 2013, la prognosi quoad vitam di questa neoplasia per i pazienti in fase metastatica era drammatica, con una sopravvivenza mediana inferiore ai 6 mesi. Con l’avvento dei primi immunoterapici, di cui ipilimumab, un anti-CTLA-4, è il capostipite, si è ottenuta una risposta in circa il 20% dei pazienti trattati a fronte di una tossicità accettabile. La seconda generazione di immunoterapici, e cioè pembrolizumab e nivolumab, due anti PD-L1, ha notevolmente migliorato le risposte e la sopravvivenza fino a una quota di pazienti considerati guariti. Quest’ultimo gruppo di immunoterapici risulta essere attivo in più del 70% dei pazienti trattati.

L’efficacia dimostrata di questi nuovi farmaci nei pazienti con malattia avanzata o metastatica ha permesso il loro utilizzo anche in adiuvante, cioè a scopo preventivo dopo l’intervento chirurgico di asportazione del melanoma.

In questo ambito di trattamento, i centri qualificati e di riconosciuta esperienza a livello nazionale riflettono la necessità di un’alta specializzazione e professionalità e si pongono come base per l’ulteriore miglioramento delle prestazioni assistenziali promuovendo la ricerca e la sperimentazione di nuovi protocolli di cura.

Andrea Pietro Sponghini - Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Oncologia “Maggiore della Carità”, Novara

Bibliografia di riferimento

  • AIOM. Linee guida Melanoma 2019.
  • ESMO. Linee guida 2019 Melanoma.
  • Long GV, Flaherty KT, Stroyakovskiy D, et al. Dabrafenib plus trametinib versus dabrafenib monotherapy in patients with metastatic BRAF V600E/K-mutant melanoma: long-term survival and safety analysis of a phase 3 study. Ann Oncol 2017;28(7):1631-9.
  • Schachter J, Ribas A, Long GV, et al. Pembrolizumab versus ipilimumab for advanced melanoma: final overall survival results of a multicentre, randomised, open-label phase 3 study (KEYNOTE-006). Lancet 2017;390(10105):1853-62.
  • Weber J, Mandala M, Del Vecchio M, et al. Adjuvant nivolumab versus ipilimumab in resected stage III or IV melanoma. N Engl J Med 2017;377:1824-35.
  • Wolchok JD, Chiarion-Sileni V, Gonzalez R, et al. Overall survival with combined nivolumab and ipilimumab in advanced melanoma. N Engl J Med 2017;377(14):1345-56.