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L’immunoterapia del cancro del polmone spiegata a tutti

Parere degli esperti |time pubblicato il
L’immunoterapia del cancro del polmone spiegata a tutti

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Nei malati con tumori polmonari in stadio avanzato la sopravvivenza a 5 anni è stata attestata per anni a solo il 5,5%. Una situazione di grave stallo, sbloccata grazie all’avvento delle terapie target (anti EGFR/ALK/MET) ma soprattutto dell’immunoterapia come unico trattamento o associata alla chemioterapia.

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Come funziona l’immunoterapia antitumorale?

L’immunoterapia oncologica moderna utilizza precisi meccanismi biologici in cui sono attivi i farmaci capaci di modificare il rapporto tra organismo ospite e sistema tumore. Il razionale è quello di sfruttare le capacità che ha l’organismo ospite, se attivato nelle sue componenti specifiche (linfociti T, cellule NK, macrofagi, recettori PD-L1 ecc.), per combattere il tumore.

L’attività dell’immunoterapia viene sperimentata da qualche anno nelle fasi avanzate di malattia dopo che i pazienti sono stati sottoposti alle terapie standard (chirurgia/radioterapia/chemioterapia) in 2a e 3a linea di trattamento e/o dopo un fallimento di tali cure. In questo ambito i primi farmaci utilizzati sono stati nivolumab e pembrolizumab sia nelle istologie squamose sia negli adenocarcinomi, con rilevanti risultati.

Lo studio KEYNOTE 001 utilizzando pembrolizumab in pazienti con espressione >50% del recettore PD-L1 ha identificato una percentuale di popolazione lungo-sopravvivente con il trattamento in 1a linea (pazienti naïve) pari al 29,6% di soggetti vivi a 5 anni. Questo tipo di risposta ha portato alla prescrivibilità del farmaco in 1a linea nei pazienti con PD-L1 elevato e ha aperto la strada a nuove esperienze.

Lo studio KEYNOTE 189 presentato al Congresso Americano di quest’anno (ASCO 2019) introduce la possibilità di un trattamento di associazione di pembrolizumab con la migliore chemioterapia nell’ipotesi di ottenere risultati simili anche nei PD-L1 negativi. La chemioterapia “svelerebbe” ai farmaci immunoterapici i recettori su cui poter agire.

Le combinazioni chemio-immunoterapiche rappresentano un’evoluzione delle cure sequenziali sia per livello di attività sia per concezione biologica. I risultati iniziali degli studi tuttora in corso sono molto promettenti e la stessa linea di ricerca viene confermata da studi con farmaci analoghi (nivolumab, atezolizumab ecc.). Il durvalumab è stato già testato con successo in combinazione con la chemioterapia e la radioterapia nei tumori polmonari in stadio III nello studio PACIFIC presentato all’ASCO 2018.

Sarà interessante conoscere se anche nelle fasce di età al di sotto dei 40 anni, quando la neoplasia polmonare manifesta elevata aggressività, la terapia immunologica potrà avere uno spazio terapeutico non solo nella fase avanzata di malattia, ma soprattutto nella terapia iniziale o adiuvante.

Dott. Antonio Maria Alberti - Oncologia Ospedale Sandro Pertini ASL RM 2, Roma; Presidente ALTEG (Associazione Lotta ai Tumori in Età Giovanile)

Bibliografia di riferimento

  • Proceedings ASCO 2018, 2019