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L’elastografia per la diagnosi dei tumori polmonari sotto-pleurali

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L’elastografia per la diagnosi dei tumori polmonari sotto-pleurali

Un gruppo di specialisti italiani ha valutato l’efficacia di un esame denominato elastografia per distinguere le lesioni maligne da quelle benigne localizzate a ridosso della pleura. I risultati hanno confermato che questo esame può contribuire a individuare le neoplasie maligne del polmone.

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Per anni si è ritenuto che i polmoni non si potessero valutare con l’ecografia. a causa del loro contenuto prevalente (più del 90%) di aria, in quanto l’aria blocca le onde degli ultrasuoni impiegate nell’ecografia. Più di recente, questo tipo di esame è stato usato per definire la capacità di generare echi delle diverse strutture presenti nella cassa toracica e l’applicazione dell’ecografia è passata, progressivamente, dalle valutazioni eseguite in urgenza a quelle della comune pratica clinica, nei malati con patologie croniche dei polmoni. La tomografia computerizzata a bassa dose, la tomografia a emissione di positroni e la risonanza magnetica sono gli esami più impiegati nello screening e nella diagnosi delle neoplasie polmonari, ma si lavora alla messa a punto di nuovi test. In questo ambito, l’ecografia può offrire diversi vantaggi, come costi più bassi degli esami radiologici, possibilità di essere ripetuta senza rischio di eccedere nella somministrazione di raggi e l’opportunità di raccogliere immagini in tempo reale. La modalità di impiego abituale degli ultrasuoni in medicina, denominata B-mode (dall’inglese Brightness Mode, in italiano modulazione di luminosità) permette di visualizzare l’aspetto di tessuti e organi mentre nell’elastosonografia, o elastografia, ha lo scopo di definire la maggiore o minore elasticità delle strutture. Inizialmente, l’elastografia, è stata impiegata per lo studio del fegato, ma attualmente essa viene valutata nell’esame di organi come tiroide, mammella e prostata. Nell’elastografia una sonda emette onde acustiche che si trasformano in onde di pressione, le cosiddette “onde di pressione trasversale”.

Esse hanno un impatto sui tessuti, che viene registrato dal dispositivo. L’ampiezza di tale impatto è indice della maggiore o minore elasticità di tessuti o lesioni e contribuisce a valutarne la consistenza. Boccatonda e colleghi hanno impiegato l’elastografia per studiare lesioni presenti sotto la pleura in 10 soggetti di sesso maschile e 4 di sesso femminile. L’esame ha individuato 9 lesioni di consistenza dura (tipo 3), 2 di consistenza intermedia (tipo 2) e 2 di consistenza morbida (tipo1). A fronte di un valore medio complessivo di velocità delle onde di pressione trasversale di 4.46 ± 2.37 metri al secondo, il dato relativo alle lesioni maligne (n=6) è stato di 5.92 ± 2.8 metri al secondo, mentre quello delle lesioni benigne (n=8) è stato di 3.36 ± 1.20 metri al secondo. Nello stesso studio gli autori hanno anche elaborato un punteggio, denominato elasto-index, sempre basato sui riscontri dell’elastografia, e gli andamenti di tale indice hanno confermato la capacità dell’esame di distinguere le lesioni maligne da quelle benigne.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che i risultati del loro studio hanno confermato l’utilità dell’elastografia nell’individuare neoplasie maligne localizzate sotto la pleura e hanno auspicato che future ricerche, su ampie casistiche e che coinvolgano più Centri, raccolgano evidenze conclusive in merito.             

Tommaso Sacco

Fonte: Role of shear-wave and strain elastography to differentiate malignant vs benign subpleural lung lesions; Medicine (2021) 100:1.