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Importanza del rapporto fra medico e malato in oncologia

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Importanza del rapporto fra medico e malato in oncologia

Un sito dedicato all’oncologia ha pubblicato un commento relativo a un articolo comparso su una prestigiosa rivista statunitense che sottolinea l’importanza della continuità del rapporto fra il malato e l’oncologo che lo segue.

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Nel commento si sottolinea in più punti l’importanza per il malato di continuare ad avere sempre lo stesso medico come interlocutore. Tra l’altro, si cita la seguente frase contenuta nell’articolo pubblicato sulla rivista JAMA (Journal of American Medical Association, in italiano Giornale dell’Associazione Medica Americana): “una relazione stabile a lungo termine fra medico e malato è una buona cosa”. D’altra parte, si segnala che, nonostante ci siano dimostrazioni del fatto che una relazione di questo tipo aumenta la soddisfazione per il medico e migliora i risultati ottenuti nel suo assistito, è ormai sempre più raro che un rapporto siffatto si mantenga nel tempo. L’autore del commento ricorda che la relazione fra medico e malato raggiunge livelli molto profondi perché molte delle informazioni che si condividono sono personali e intime, ma l’attuale organizzazione dell’assistenza sanitaria mina tale rapporto. Una cultura delle Aziende Sanitarie, che l’autore del commento definisce anacronistica, impone tempi di contatto, fra personale sanitario e malati, che impediscono di adattare la visita alle necessità del singolo assistito. Sicuramente un’efficiente organizzazione richiede meccanismi di prenotazione ben definiti e stime dei tempi da dedicare alle visite, ma la rigidità eccessiva con cui si applicano questi principi organizzativi è nemica della buona relazione fra medico e malato. Far sì che lo stesso oncologo segua lo stesso malato in tutto il suo percorso di diagnosi e di cura facilita la pratica clinica perché la relazione fra i due migliora nel tempo, da una parte riducendo il rischio che l’assistito non si rechi alle visite di controllo programmate, dall’altra aumentando la conoscenza dei problemi di quest’ultimo da parte dello specialista e, quindi, favorendo l’adozione di soluzioni personalizzate e più efficaci. L’autore del commento lamenta il fatto che, nella realtà sanitaria italiana, e in particolare in ambito oncologico, è sempre più difficile adeguare l’organizzazione alla creazione di un rapporto stabile e prolungato nel tempo fra specialista e assistito. La soluzione proposta è quella di tener conto, al momento della prenotazione di un controllo, non solo di quando esso va previsto, ma anche del medico dal quale il malato desidera farsi visitare. Ciò comporta l’assegnazione della massima priorità al diritto della persona malata di cancro di scegliere l’oncologo a cui riferirsi e l’adattamento a tale priorità dell’organizzazione dei servizi di oncologia.

Tommaso Sacco

Fonte: Cipomo