I fattori di rischio dei tumori del testicolo

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I fattori di rischio dei tumori del testicolo

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Il tumore del testicolo rappresenta la neoplasia solida di più frequente riscontro nei maschi di età compresa fra i 15 e i 40 anni. L’incidenza del tumore testicolare (cioè il numero di nuovi casi all’anno) in Italia è in lieve ma costante incremento nel corso degli anni (nel 2020 erano attese 2300 nuove diagnosi); tuttavia grazie alle metodiche diagnostiche e alle efficaci terapie a disposizione la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi del tumore si attesta costantemente da molti anni al 91% dei maschi affetti [1].

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L’approfondita conoscenza e l’attenta valutazione dei fattori di rischio dei tumori del testicolo sono quindi fondamentali per identificare quei maschi che con più probabilità potrebbero sviluppare questo tipo di neoplasia, ponendo particolare attenzione alla popolazione adolescenziale e dei giovani adulti [2].

I tumori del testicolo hanno una componente genetica predominante: infatti è stato documentato che avere un fratello con un pregresso tumore del testicolo aumenta il rischio di circa dieci volte; inoltre se il padre ha presentato nel corso della vita un tumore del testicolo i figli maschi hanno un rischio da due a sei volte maggiore di svilupparlo rispetto alla popolazione di pari età [2-4]. Inoltre, avere avuto una neoplasia testicolare espone lo stesso soggetto a un rischio di circa dodici volte aumentato di sviluppare un altro tumore nel testicolo controlaterale nel corso della vita [2,5]. Gli studi di genetica molecolare hanno consentito di individuare numerosi geni potenzialmente coinvolti nella tumorigenesi testicolare, alcuni dei quali possono iniziare a svolgere la loro azione durante la vita fetale [6,7].

Il criptorchidismo (termine derivante dal greco che significa letteralmente “testicolo nascosto”) si definisce come la mancata regolare discesa di uno o entrambi i testicoli nella sacca scrotale e rappresenta un fattore di rischio di tumore del testicolo noto e accettato dalla letteratura internazionale [8]. Il rischio relativo per un maschio criptorchide di sviluppare un tumore del testicolo è circa 3,7-7,5 volte aumentato rispetto alla popolazione non criptorchide e il criptorchidismo bilaterale aumenta ulteriormente tale rischio [9]. Inoltre è stato dimostrato che circa il 5-10% dei maschi che sviluppano un tumore del testicolo è o è stato criptorchide [8,9]. Anche la precoce correzione chirurgica del criptorchidismo (cioè il posizionamento chirurgico del testicolo maldisceso nella sua corretta sede anatomica) pare non riduca il rischio che il testicolo “ex criptorchide” possa sviluppare una neoplasia testicolare, anche se questo dato non è da tutti condiviso [8]. In uno studio che ha coinvolto quasi 17.000 maschi con criptorchidismo, il rischio di sviluppare un tumore del testicolo era aumentato di circa 2,2 volte in soggetti operati prima dell’età di 13 anni, mentre incrementava fino a 5,4 volte rispetto alla popolazione non criptorchide in maschi operati all’età di 13 anni o a età più avanzate [4,10].

La microlitiasi testicolare cioè la presenza di cristalli di carbonato di calcio nel contesto dei tubuli seminiferi (strutture cordoniformi intratesticolari deputate alla spermatogenesi), condizione identificata attraverso l’ecografia, rappresenta un altro fattore di rischio di tumore testicolare [11]. La più recente revisione della letteratura scientifica sull’argomento (metanalisi) documenta un rischio circa 8-12 volte aumentato nella popolazione maschile con microlitiasi testicolare rispetto agli uomini non affetti [11,12]. Tuttavia, i meccanismi attraverso i quali la microlitiasi testicolare possa favorire l’insorgenza della neoplasia testicolare rimangono largamente sconosciuti [11].

La significativa componente genetica individuata nella problematica oncologica testicolare e la più alta incidenza delle neoplasie testicolari nei soggetti criptorchidi o ex criptorchidi e in coloro che presentano microlitiasi testicolare ha portato alcuni autori a ipotizzare un’origine in epoca fetale della tumorigenesi gonadica maschile determinata in particolare da un’alterazione del normale programma di differenziazione delle cellule primordiali testicolari in quelle mature [7].

Tuttavia il significativo aumento dei casi sporadici (non familiari) di neoplasia testicolare osservati in particolare nei Paesi industrializzati nelle ultime due generazioni sottolinea come anche fattori ambientali (spesso non ancora ben identificati) possano svolgere un ruolo importante nel determinismo del tumore del testicolo [7]. Gli studi effettuati sulla popolazione immigrata evidenziano infatti chiaramente che figli di giovani maschi provenienti da Paesi a basso o alto rischio di tumore testicolare che si spostano verso Paesi a rischio intermedio acquisiscono il rischio di andare incontro a neoplasia gonadica del Paese nel quale si sono trasferiti [7,13].

È ormai appurato che i maschi presentano due periodi temporali di suscettibilità ai fattori ambientali che possono determinare sviluppo di tumore testicolare: il periodo fetale (prenatale), quindi l’esposizione in utero e il periodo della pubertà/adolescenza (13-19 anni di età) [7,14]. Su quali siano e che peso abbiano questi fattori ambientali nella tumorigenesi testicolare ci sono ancora poche luci e molte ombre [2,14].

La letteratura scientifica sembra ormai concorde nell’affermare che le occupazioni correlate alle coltivazioni agricole possano essere associate a un rischio aumentato di sviluppo del tumore testicolare: in particolare i pesticidi potrebbero rivestire un ruolo eziologico importante [2,14-16]. Fra loro alcuni composti organoclorinati (sostanze contenenti da uno a dieci atomi di cloro legati fra loro in maniera covalente) sono associati a un aumentato rischio di sviluppo di tumore testicolare. Il dicloro-difenil-dicloro-etilene (DDE) derivato del dicloro-difenil-dicloro-etano (DDT) (usato soprattutto come pesticida) presenta proprietà anti-androgene (cioè contrasta gli effetti degli ormoni maschili sulla crescita corretta dell’apparato genitale compresi i testicoli) ed è in grado di determinare perturbazioni ormonali che possono associarsi con la genesi del tumore testicolare in epoca sia prenatale che postnatale [16-18]. L’esposizione a clordani e i loro derivati (trans-nonacloro, cis-nonacloro), ciclodieni derivati dell’esaclorociclopentadiene, usati fin dagli anni Venti del secolo scorso come solventi, ritardanti, plasticizzanti, può rappresentare un fattore di rischio per tumore del testicolo, come dimostrato da precisi studi di associazione revisionati da Cook e collaboratori [16,19,20].

Due altre categorie lavorative in cui il rischio di sviluppare un tumore testicolare sembra aumentato sono gli addetti allo spegnimento degli incendi e gli addetti alla manutenzione di aeromobili. Vari studi, eseguiti soprattutto negli Stati Uniti, hanno dimostrato tale associazione [2,21-23]. È probabile che l’aumentato rischio in queste categorie di lavoratori sia determinato dall’esposizione a una vasta varietà di sostanze cancerogene come benzene e idrocarburi policiclici aromatici [2,24]. C’è, però, da sottolineare come l’esposizione a pesticidi, benzene e idrocarburi policiclici possa potenzialmente riguardare altre categorie di lavoratori in un contributo ipoteticamente più ampio di rischio sulla tumorigenesi testicolare che certamente appare meritevole di ulteriori studi [2].

Le attuali evidenze scientifiche non supportano, invece, un’associazione fra esposizione a radiazioni elettromagnetiche o ionizzanti e acrilamide e rischio di sviluppare un tumore del testicolo [2].

Intrigante e preoccupante appare la segnalazione da registri epidemiologici ricavati dalle Schede di Dimissione Ospedaliera che in alcune aree della regione Veneto in Italia interessate dalla contaminazione idropotabile da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) siano aumentati negli ultimi anni i casi di resezione di tumore del testicolo. Allo stato attuale delle conoscenze i limiti informativi (la mancanza del dato di esposizione individuale, la mancanza del controllo di eventuali fattori confondenti) e metodologici (la mancanza della verifica del nesso temporale) di questo approccio meramente esplorativo non consentono di effettuare un’associazione fra esposizione a PFAS ed eccesso di resezioni di tumore testicolare e ulteriori ricerche sono in corso [25].

Per quanto riguarda gli stili di vita individuali, non ci sono evidenze che particolari abitudini alimentari aumentino il rischio di sviluppare tumori del testicolo così come la tipologia e la quantità di attività fisica svolta [2]. Il consumo di alcolici e di tabacco sono stati ripetutamente analizzati quali possibili fattori di rischio per tumore del testicolo, rivelando nessuna evidenza di associazione [14,26]. Qualche evidenza presenta invece l’uso di cannabis con l’insorgenza di neoplasia testicolare non seminomatosa, forma potenzialmente più aggressiva di tumore testicolare; tali osservazioni derivano, però, solo da tre studi, tutti condotti negli Stati Uniti per la maggior parte negli anni ’90 del secolo scorso e necessitano di conferme [27].

In conclusione, il tumore del testicolo rappresenta una problematica significativa nel giovane maschio: la conoscenza attenta e puntuale dei fattori di rischio di questo tumore è di fondamentale importanza per attuare un programma di prevenzione costante ed efficace. Maschi che presentano un familiare di primo grado che ha avuto un tumore del testicolo o che hanno presentato loro stessi una neoplasia testicolare e maschi ex criptorchidi rappresentano popolazioni particolarmente a rischio di sviluppare un tumore gonadico e devono essere sottoposti a un programma di prevenzione primaria (cioè la prevenzione focalizzata all’adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia) e secondaria (volta a diagnosticare precocemente l’insorgenza del tumore testicolare) [28]. Questo aspetto è stato ben recepito dal Ministero della Salute che nel 2012 ha pubblicato un apposito quaderno sulla prevenzione, diagnosi e cura delle patologie andrologiche dove ampio risalto è stato riservato a questa tematica [28]. È importante che i giovani maschi, e in particolare le popolazioni a rischio di cui abbiamo riferito, siano attentamente istruiti a eseguire l’autoesame o autopalpazione dei testicoli. Adulti e ragazzi dovrebbero conoscere dimensioni e aspetto dei loro testicoli, esaminandoli almeno una volta al mese preferibilmente dopo un bagno o una doccia calda, a scroto rilassato. Ogni testicolo andrebbe esaminato facendolo ruotare fra pollice e indice alla ricerca di noduli anomali [28]. Questa pratica, già molto nota e diffusa fra le donne di pari età per l’autopalpazione del seno, dovrebbe essere incentivata e diffusa al fine di riconoscere precocemente anomalie nodulari testicolari e ridurre così l’impatto terapeutico e con esso emotivo delle cure, aspetti di particolare rilevanza nel giovane maschio.

Altri autori: Marco Ghezzi – Fondazione Foresta ONLUS, Padova

Bibliografia

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