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L’esperienza olandese nel trattamento del carcinoma a cellule di Merkel con avelumab

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L’esperienza olandese nel trattamento del carcinoma a cellule di Merkel con avelumab

Specialisti olandesi hanno valutato l’efficacia del farmaco avelumab nel trattamento, nella pratica clinica quotidiana, del carcinoma a cellule di Merkel. I risultati hanno dimostrato che l’uso del farmaco “nel Mondo reale” ha confermato i suoi profili di efficacia e di sicurezza già evidenziati negli studi clinici.

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Il carcinoma a cellule di Merkel si presenta spesso con un’elevata frequenza di recidive dopo un primo ciclo di cura e la comparsa delle metastasi comporta una riduzione della sopravvivenza. Il farmaco avelumab è un immunoterapico impiegato in oncologia e ha un meccanismo d’azione che inibisce i sistemi che bloccano la risposta delle cellule del sistema immunitario nei confronti del tumore. Questo trattamento ha determinato un aumento della frequenza delle risposte e della durata delle stesse nelle persone con carcinoma a cellule di Merkel curate nell’ambito di studi clinici, mentre non erano disponibili molti dati relativi al suo impiego nella pratica clinica. Per questo motivo, Levy e colleghi hanno pubblicato un articolo nel quale si riportano gli esiti dell’impiego dell’avelumab in malati olandesi affetti da questo tumore, gestiti nella pratica clinica, in quattro Centri Specialistici di quel Paese. I casi sono stati raccolti fra il febbraio 2017 e il dicembre 2019 e hanno riguardato soggetti che hanno ricevuto almeno una somministrazione di avelumab, a prescindere dalle cure assunte in precedenza. Le informazioni analizzate nello studio sono state acquisite, in maniera retrospettiva, dalle cartelle cliniche. Le variabili di efficacia principali sono state la frequenza di risposta e la durata della stessa. Le variabili secondarie sono state: sopravvivenza senza progressione del tumore, sopravvivenza complessiva e tollerabilità della cura. I casi citati nello studio sono stati 54, dei quali 8 (15%) avevano una forma localmente avanzata di carcinoma a cellule di Merkel. In 40 malati (74%) l’avelumab è stato la terapia di prima linea e di questo gruppo hanno fatto parte tutti i casi con la forma localmente avanzata. La durata mediana del periodo di osservazione è stata di 8.9 mesi (intervallo 0.5-35.9). La frequenza di risposta è stata del 57% (n=31) e nel 24% dei casi (n=13) si è ottenuta una risposta completa. Il valore mediano della durata della risposta è stato di 8.4 mesi (intervallo 1.3-22.1) e in 23 soggetti (43%) la risposta era ancora presente alla fine dello studio. La sopravvivenza libera da progressione della malattia è stata di 8.6 mesi (intervallo di confidenza al 95% 1.6-15.5) e la sopravvivenza complessiva media è stata di 25.8 mesi (intervallo di confidenza al 95% 9.1-42.4). Problemi di tossicità di grado 3 sono stati osservati in 6 casi (11%) e in nessuno si sono registrati quelli di grado 4 o 5.

Nelle conclusioni Levy e colleghi hanno evidenziato che i risultati ottenuti da loro nella pratica clinica hanno confermato quelli raccolti negli studi clinici eseguiti con l’avelumab.

Tommaso Sacco

Fonte: Avelumab for advanced Merkel cell carcinoma in the Netherlands: a real-world cohort; Journal for ImmunoTherapy of Cancer 2020;8:e001076.