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Epidemiologia del cancro del polmone in Italia negli ultimi anni

Parere degli esperti

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Epidemiologia del cancro del polmone in Italia negli ultimi anni
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Con il termine carcinoma del polmone si intende l’insieme delle neoplasie maligne che originano dai tessuti epiteliali che compongono i bronchi e il parenchima polmonare [1]. Per questo motivo i sarcomi e i linfomi che originano nel contesto delle strutture polmonari non fanno parte di questa categoria.

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Oltre il 95% delle neoplasie polmonari maligne è rappresentato dal carcinoma del polmone, mentre i sarcomi e i linfomi costituiscono lo 0,5% [2]. Meno del 5% delle neoplasie polmonari è costituito da tumori benigni o a basso grado di malignità (ad es. amartomi o carcinoidi) [3].

Il carcinoma del polmone costituisce il tumore con il maggior tasso di incidenza e di mortalità nel mondo [4]. Per incidenza si intende il numero di nuovi casi di una certa malattia, per esempio un determinato tipo di tumore, che vengono diagnosticati nell’ambito di una popolazione di riferimento, di solito 100.000 abitanti, in un preciso arco di tempo, di solito un anno; per mortalità si intende il numero di morti nell’ambito di una popolazione di riferimento, di solito 100.000 abitanti, in un preciso arco di tempo, di solito un anno, per una causa specifica.

Purtroppo ancora oggi il carcinoma polmonare rappresenta la prima causa di morte per tumore nei maschi (circa il 26% del totale dei decessi) e costituisce nelle donne la terza causa di morte per neoplasia (11% del totale dei decessi) [5].

Il carcinoma del polmone era poco comune prima della diffusione del tabagismo [6]. Va da sé che il fumo di sigaretta costituisce il maggiore fattore di rischio: ad esso è ascrivibile l’85-90% di tutti i tumori polmonari. Il rischio aumenta con la quantità di sigarette fumate e con la durata dell’abitudine al fumo. Il rischio dei fumatori di sviluppare questo tipo di tumore rispetto ai non fumatori è 14 volte maggiore, diventando addirittura 20 volte superiore nei forti fumatori (oltre le 20 sigarette/die). La sospensione del fumo di sigaretta produce una forte riduzione del rischio. Gli ultimi studi evidenziano anche per i fumatori passivi un aumento del rischio tra il 20 e il 50% rispetto ai non fumatori. Nel passato l’abitudine al fumo è stata molto più diffusa nel sesso maschile, ma negli ultimi anni questa differenza si è sensibilmente ridotta, da qui l’incremento di casi nei soggetti femminili. Nel nostro Paese le neoplasie polmonari nei maschi, nel periodo 2007-2011, hanno mostrato una frequenza simile in tutte le regioni d’Italia (circa 68 casi/100.000). Nelle donne, invece, il divario di incidenza fra le regioni settentrionali e meridionali è stato più marcato: si è passati da 21,1 casi/100.000 abitanti al Nord contro i 19,1/100.000 abitanti al Centro e 14/100.000 abitanti al Sud. Si stima circa +2,7% annui di nuovi casi di tumore al polmone tra le donne dal 1996 al 2014 [5].

Quali sono le sostanze nocive contenute nel fumo di sigaretta? Il fumo di sigaretta contiene circa 60 cancerogeni certi, tra cui il benzopirene e alcune nitrosammine [7]. Inoltre la nicotina presente è in grado di deprimere la risposta immunitaria, diminuendo la capacità di sorveglianza e di uccisione delle cellule neoplastiche da parte dei linfociti T e delle cellule Natural Killer (cellule del sistema immunitario) [8]. Recenti studi hanno evidenziato come la nicotina svolga il ruolo specifico di mantenere lo stato di dipendenza farmacologica. I fumatori ripiegano su sigarette a basso contenuto di nicotina, ma per favorire l’ingresso di un’enorme quantità di nicotina spesso aumentano la durata di ogni singola aspirazione di fumo o il numero di sigarette fumate, incrementando l’esposizione ai cancerogeni.

Attualmente è esploso il fenomeno delle sigarette elettroniche; queste sono costituite da un dispositivo a batteria che vaporizza una soluzione contenente nicotina, in quantità variabile. Al momento non sussistono evidenze scientifiche che ne comprovino l’efficacia come ausilio alla cessazione della dipendenza dalle sigarette tradizionali [5].

Altro fattore di rischio è rappresentato dall’inquinamento atmosferico (prodotti della combustione dei derivati del petrolio e prodotti di degradazione di nichel e cromo); è oggi riconosciuto come un importante fattore causale per diverse patologie polmonari, tra cui si annoverano i carcinomi del polmone, anche se la quantificazione dell’effetto è ancora oggetto di studio e discussione. È molto probabile un effetto additivo e di potenziamento dei cancerogeni presenti nell’ambiente atmosferico e nel fumo di tabacco [9]. L’amianto, oltre a essere implicato nella patogenesi dell’asbestosi e del mesotelioma pleurico, mostra un ruolo sinergico con il fumo di tabacco per lo sviluppo del carcinoma polmonare [10]. In Italia l’amianto è stato messo al bando a partire dal 1992. È stato dimostrato che mentre la sola esposizione all’amianto è in grado di aumentare il rischio di 5 volte, l’esposizione combinata di amianto e fumo di tabacco è in grado di aumentare il rischio di 50 volte.

Esistono poi delle sindromi con anomalie ereditarie a carico di geni, nello specifico il gene p53 nella sindrome di Li-Fraumeni, che sono particolarmente predisposte a sviluppare una neoplasia polmonare [11]. L’incidenza e la mortalità di questa neoplasia giustificherebbero la necessità di programmi di screening per il carcinoma polmonare in fase precoce asintomatica nella popolazione considerata ad alto rischio (fumatori di 1 pacchetto di sigarette al giorno con età superiore a 50 anni, soggetti professionalmente esposti a cancerogeni respiratori, soggetti con anamnesi positiva per pregresse neoplasie del distretto testa-collo, polmonare o delle alte vie digestive). Purtroppo la lastra del torace e l’esame citologico dell’escreato hanno mostrato scarsa sensibilità diagnostica: in questi soggetti aumenta la diagnosi di neoplasie in stadio iniziale con conseguente, apparente, aumento di sopravvivenza che invece è dovuto alla diagnosi precoce, non seguita da modificazioni della storia naturale e mortalità della malattia.

I pazienti ad alto rischio dovrebbero partecipare a studi clinici o a programmi dedicati condotti presso istituzioni con ampia casistica ed esperienza [5].

Sara Lattuada - S.C. Oncologia, Ospedale S. Andrea, Vercelli

Bibliografia

  1. Longo DL, Fauci AS, Hauser DL, et al. Harrison. Principi di Medicina Interna, XVIII edizione. CEA Edizioni, Rozzano (MI), 2012.
  2. Surveillance, Epidemiology and End Results Program (SEER). Incidence & Mortality - Lung cancer, 2009.
  3. Kumar V, Abbas AK, Fausto N, Aster JC. Robbins e Cotran - Le basi patologiche delle malattie, VII edizione. Elsevier Masson, Milano, 2008.
  4. Cancer Research UK. Commonly diagnosed cancers worldwide, aprile 2005.
  5. Linee guida AIOM. Neoplasie del polmone, 2015:pp. 6-9.
  6. Morgagni GB. De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis. Venezia, 1761.
  7. Hecht S. Tobacco carcinogens, their biomarkers and tobacco-induced cancer. Nat Rev Cancer 2003;3(10):733-44.
  8. Sopori M. Effects of cigarette smoke on the immune system. Nat Rev Immunol 2002;2(5):372-7.
  9. Raaschou-Nielsen O, Andersen ZJ, et al. Air pollution and lung cancer incidence in 17 European cohorts: prospective analyses from the European Study of Cohorts for Air Pollution Effects. Lancet Oncol 2013;14(9):813-22
  10. O’Reilly KM, Mclaughlin AM, Beckett WS, Sime PJ. Asbestos-related lung disease. Am Fam Physician 2007;75(5):683-8.